ECCO UN GALATEO PER WHATSAPP CHE DOVREBBE IMPEDIRE DI DIVENTARE MOLESTI - LA LETTURA E' CONSIGLIATA SOPRATTUTTO AGLI SVALVOLATI CHE MANDANO QUEI MESSAGGI VOCALI OCEANICI CHE E' IMPOSSIBILE ASCOLTARE...

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Candida Morvillo per il “Corriere della Sera”

 

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I messaggi vocali sono tornati di moda. Basta guardare la quantità di persone che camminano tenendo il telefono in orizzontale per inviarli, o scoprire che anche Linkedin li ha inaugurati. C' è stato un tempo in cui li detestavamo.

 

Era quando, per ascoltarli, bisognava chiamare la segreteria telefonica e digitare codici.

Ci si spazientiva. Arrivati gli sms, erano caduti in disuso.

 

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Scrivere era più pratico: il destinatario può sbirciare il testo anche facendo altro e resta memoria di tutte le conversazioni. Quando i verbi «messaggiare» e «chattare» sono entrati nel nostro vocabolario, i messaggi vocali sembravano defunti, un residuato degli Anni 90, roba da Baby Boomers memori del telefono fisso.

 

Nel 2012, uno studio del Pew Research Center di Washington decretava che per gli adolescenti esisteva solo il «texting», poiché nessun audio poteva batterne la velocità di comunicazione. Invece, l' anno dopo, WhatsApp reinventa la messaggeria vocale, la fa più immediata, senza il passaggio dalla segreteria. Apple lo segue e ora è boom.

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Per molti è un amore, per molti è odio. Il memo audio è comodissimo per chi lo invia, perché può farlo mentre cammina o cucina, ma di rado è pratico per chi lo riceve. Non puoi ascoltarlo se stai parlando con qualcuno, se sei già al telefono o in riunione.

 

Devi mettere le cuffie o lo sentiranno tutti, col rischio di situazioni imbarazzanti, o devi avvicinare il telefono all' orecchio. Decisamente maleducato, se sei in compagnia. Nel frattempo, non puoi sapere se è urgente, se è una richiesta di aiuto o una divagazione su quanto freddo fa oggi. Poi, lo ascolti e quasi mai chi lo manda va dritto al punto, ma tergiversa e ti fa perdere tempo.

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«I messaggi audio non devono fare ostaggi», dice al Corriere l' esperta di galateo Laura Pranzetti Lombardini, «e vanno usati solo se non possono sostituire un meno invadente messaggio scritto».

 

Il rapper J Balvin, ad agosto, ha lanciato un appello sul suo Instagram da 24 milioni di followers: «State tra i 5 e i 10 secondi, per favore. Dieci minuti sono ammessi solo per la mamma!». Alessandro Cattelan, a EPPC , su Sky, per prendere in giro i neologorroici dei memo audio, ha fatto un' intervista di dieci minuti al cantante Tommaso Paradiso, tutta registrata in un messaggio vocale poi inviato a Fabri Fibra.

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Al solito, non è il mezzo in sé a essere molesto, ma l' uso che se ne fa. Per esempio, il messaggio audio si può inoltrare ad altri. Non si dovrebbe, ma c' è chi lo fa: il sito messaggivocalinapoletani.it è zeppo di audio rubati che molti devono essersi pentiti di aver spedito. E bisognerebbe contare fino a dieci, prima di inviarne uno.

 

Nota è la gaffe del portavoce Rocco Casalino, con l' audio spedito ad alcuni giornalisti in cui si lamentava che il crollo del Ponte di Genova gli aveva fatto saltare Ferragosto. Spesso, negli audio, si tende a essere troppo assertivi. Spiega il sociologo della Comunicazione, docente a Messina, Francesco Pira: «Il messaggio audio è un nuovo codice comunicativo, perché la sua prima funzione è esprimersi senza contraddittorio. L' effetto è che lo mandi e ti senti liberato. Volevi dire una cosa e l' hai detta».

 

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È insomma una comunicazione che esclude la risposta e riceverlo può essere straniante.

I messaggi audio, però, hanno i loro vantaggi. Non sono equivocabili, non necessitano di emoji per chiarirne il senso, sono imbattibili quando vuoi far sentire la tua voce.

 

Il rapper Jesto ha dato il suo numero ai fan e ha scritto una canzone, Note vocali , coi testi degli audio che gli hanno inviato. Per far passare le emozioni, niente è come il suono della voce. Sentirsi dire «ti amo» è molto meglio che veder scritto «ti amo».

 

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