“HO VISTO QUEL FURGONE SUPERARE 4 MACCHINE PER COLPIRE I MIEI AMICI” – LA RICOSTRUZIONE DI UN TESTIMONE SUL CASO DEI FIDANZATI INVESTITI IN VALSUSA – I GENITORI DEI RAGAZZI: “NON È STATO UN INCIDENTE MA UN OMICIDIO” – LA COMPAGNA DELL’INVESTITORE: "NON LO HA FATTO APPOSTA…"

-

Condividi questo articolo

LUCA ELISA E MATTEO VALSUSA LUCA ELISA E MATTEO VALSUSA

Da repubblica.it

 

"Ho visto quel Ford Transit che inseguiva Matteo ma non ho potuto fare niente per avvisare il mio amico. Poi il van gli è andato addosso". Luca Gilardi, sulla sua moto, viaggiava con Matteo Penna ed Elisa Ferrero, domenica pomeriggio a Condove: "Stavamo rientrando da una gita tra amici". La sua motocicletta – che trasportava anche la sua fidanzata come Matteo portava in sella Elisa - è rimasta dietro il furgone di Maurizio De Giulio fino a un attimo prima dello schianto.

 

"Eravamo sulla provinciale del Moncenisio, tornavamo a casa" dice il ragazzo, che si accorge per la prima volta del furgone poco più di un chilometro prima della rotonda del Gravio. "Il Ford Transit arrivava da una strada laterale, di quelle sterrate, noi dalla provinciale e avevamo la precedenza ma lui si è immesso senza accorgersi che stavamo arrivando". Il conducente del furgone e il centauro non si fermano nemmeno ma si mandano reciprocamente a quel paese.

 

Quell’incidente evitato per un soffio, però, innervosisce Matteo: il centauro si accosta al furgone e sferra un pugno sullo specchietto retrovisore. "Non doveva farlo, ma lo ha fatto" commenta Luca, che, con il senno di poi, forse teme che quella reazione minima ne abbia innescata una folle che è costata la vita ad Elisa, 27 anni.

 

ELISA MATTEO ELISA MATTEO

"Ho visto il furgone che si è lanciato all’inseguimento di Matteo. Io me ne sono accorto perché ero dietro. Lui no, non ha visto niente e non si è reso conto - racconta ancora - se avessimo avuto gli auricolari e un interfono magari avrei potuto avvisarlo ma così non ho potuto fare niente. Non sono riuscito a superare il furgone".

 

L’inseguimento è durato quasi un chilometro, fino alla rotonda. "Il furgone a quel punto ha sorpassato tre o quattro macchine, poi è rientrato in carreggiata ed è andato contro la moto di Matteo". Il Transit ha frenato? "Non posso dirlo con certezza, ero troppo preso a vedere quello che era successo per rendermene conto, ma di sicuro li ha investiti ad una fortissima velocità". Li ha schiacciati contro il guardrail e lo schianto ha distrutto anche il muso del furgone.

 

"Matteo ed Elisa sono stati trascinati, il furgone è passato sulla ragazza". Poi si è fermato, ma Luca aveva già smesso di curarsi di quel van."Un infermiere è sceso da un’auto, insieme abbiamo cercato di rianimare Elisa , ci abbiamo provato per un tempo che mi è sembrato lunghissimo ma non ci siamo riusciti. Per Matteo, invece, ci siamo solo preoccupati che rimanesse immobile fino all’arrivo dei soccorsi perché non sapevamo che lesioni potesse avere".

VALSUSA FIDANZATI INVESTITI VALSUSA FIDANZATI INVESTITI

 

I medici hanno detto che Matteo ha un grave trauma cranico. "È grave ma dovrebbe farcela" dice l’amico che ora è anche uno dei testimoni chiave nell’inchiesta che vede Maurizio De Giulio, l’autista del Transit, accusato di omicidio stradale. "Quell’uomo non faceva nulla mentre io tentavo di soccorrere i miei amici. Ho visto che un’automobilista che era davanti a me è sceso dall’auto e stava per mettergli le mani addosso".

 

 

 

2. DOLORE E RABBIA PER ELISA

 

Jacopo Ricca e Fabio Tanzilli per la Repubblica

 

ELISA FERRERO ELISA FERRERO

La parola incidente non la vuole sentire nessuno. Non i genitori di Elisa Ferrero, la ventisettenne morta domenica pomeriggio in Valsusa al termine del folle inseguimento scatenato dall' automobilista ubriaco Maurizio De Giulio. Né quelli di Matteo Penna, il ragazzo di Elisa che guidava la Ktm:

 

«Questo è un omicidio, non un incidente» ripete Valter Penna, il padre di Matteo, il ventinovenne torinese che si è messo a litigare con il cinquantenne di Nichelino per una precedenza non data. Né gli amici che erano con i due ragazzi e che si sono ritrovati in ospedale e continuano a rivedere nella loro mente le scene dell' altro giorno. A Moncalieri il dolore per quello che è successo si mescola alla rabbia: «Siamo sconvolti di certo - racconta il sindaco Paolo Montagna - C' è tanta, tantissima rabbia. La giustizia deve arrivare in fondo».

 

Di «incidente» parla invece Matteo Del Giudice, l' avvocato di De Giulio, che oggi, durante l' udienza di convalida, ne chiederà la scarcerazione. «Mi sento malissimo, sono sconvolto», le uniche parole che l' automobilista ha pronunciato, piangendo, con i carabinieri che lo hanno arrestato per omicidio stradale. La sua posizione potrebbe aggravarsi, passando a omicidio volontario, se i carabinieri, coordinati dalla pm Paola Stupino, dimostreranno che ha inseguito la coppia per uccidere.

 

VAL DI SUSA INCIDENTE VAL DI SUSA INCIDENTE

«Siamo convinti che non si tratti di omicidio volontario - dice l' avvocato dopo averlo incontrato - Chiederemo sia messo ai domiciliari perché non ha precedenti di rilievo, non è un violento ». Eppure dal suo passato emergono racconti di litigi continui con l' ex moglie e un altro incidente provocato bruciando un semaforo rosso.

 

Il padre di Matteo, a sentir parlare di scarcerazione, ha uno scatto d' ira: «Quell' uomo deve pagare per quello che ha fatto e restare in galera. È meglio per lui che resti in carcere». Il signor Valter non ha lasciato un attimo la stanza dell' ospedale Cto di Torino, dove suo figlio lotta tra la vita e la morte; intubato con un trauma cranico e uno toracico, è in prognosi riservata.

 

I genitori di Elisa, invece, per affrontare il dolore si sono rinchiusi nella villa di Moncalieri, sulla collina di Torino. Il padre, Andrea Ferrero, ha chiamato quello di Matteo: «Mi ha solo detto di pensare a noi. Ci hanno portato via tutto, alla mia famiglia e a quella di Elisa - racconta Penna - Elisa era un raggio di sole, per noi era come una figlia. Con Matteo avevano tanti progetti: andare in Svizzera, sposarsi, mettere su famiglia. Insieme erano l' esempio di una coppia felice».

 

Lui è un informatico che si occupa di siti web, lei si era laureata in Medicina; abilitata qualche mese fa, si preparava a scegliere la specializzazione.

 

VAL DI SUSA INCIDENTE VAL DI SUSA INCIDENTE

Quello di Elisa era un raggio di sole nella vita della famiglia Penna, colpita già una dozzina di anni fa da una tragedia simile a quella di domenica. Il fratello di Matteo, Giulio, è bloccato da 12 anni su una sedia a rotelle, e può esprimersi solo muovendo gli occhi. «Anche Giulio era stato coinvolto in un incidente stradale, sempre un furgone, sempre una precedenza non rispettata, che piombò addosso alla sua moto e lo travolse», ricordano gli amici.

 

Un dolore che ritorna, sempre quella passione per la moto che univa il padre ai due figli.

E forse proprio quell' episodio è balenato nella mente di Matteo domenica pomeriggio, quando ha visto il van spuntare da una stradina sterrata e tagliargli la strada. Solo così si spiega la corsa per raggiungere il Ford Transit e colpire lo specchietto retrovisore per protestare contro una manovra troppo spericolata. Un gesto che ha scatenato l' ira folle di De Giulio: «Li ha inseguiti e travolti con la moto alla rotonda di Condove », assicurano gli amici che erano con loro sulle altre moto di ritorno dalla Provenza.

 

La pm Stupino ha disposto ulteriori accertamenti per capire se abbia provocato volontariamente lo schianto, come dicono anche gli altri automobilisti. Non è chiaro se le tracce trovate sulla strada siano del suo van.

 

Anche se venisse provato che ha rallentato, per De Giulio potrebbe scattare l' accusa di omicidio volontario. Sempre in Piemonte, Ilir Beti, che nel 2011 uccise quattro giovani francesi sfrecciando contromano e ubriaco sull' autostrada, è stato condannato in via definitiva: «C' era il dolo», ha stabilito la Corte di Cassazione.

MAURIZIO DE GIULIO MAURIZIO DE GIULIO

 

 

3. MAURI E’ UN BUONO, NON L’HA FATTO APPOSTA

 

Carlotta Rocci per la Repubblica

 

«Maurizio non lo ha fatto apposta, non voleva investire quei ragazzi. Ha cercato di frenare, ma non è riuscito ad evitarli», Milena Zuniga Lecca, 40 anni, peruviana, lo ha detto prima ai carabinieri e poi lo ha ripetuto alla zia Mercedes, che vive a Torino e che in città è una delle sue parenti più prossime. Si è sfogata con lei al telefono dopo l' incidente, e dopo aver lasciato il compagno Maurizio De Giulio in stato di fermo nella caserma dei carabinieri di Susa.

 

Lo ha fatto dopo aver speso qualche minuto anche a sostituire la sua immagine di copertina su Facebook: ha cambiato una sua foto sorridente con due cigni che incrociano il collo a formare un cuore. Scelta che le è valsa una valanga d' insulti: «Questi hanno ammazzato volontariamente una ragazza splendida e lei a mezzanotte ha avuto voglia di cambiare la foto di copertina?».

 

C' era anche Zuniga Lecca sul Ford Transit che ha investito i due giovani motociclisti. «La moto è sbucata all' improvviso. Mauri ha frenato, ma non è servito», ripete alla zia con cui si confida da anni come con una mamma.

 

Con Maurizio si sono conosciuti a Nichelino, quasi al confine con la periferia sud di Torino, circa cinque anni fa, subito dopo la travagliata separazione dell' uomo dall' ex moglie. All' epoca, Milena era la badante di un' anziana che abitava a poca distanza dall' appartamento di lui, dove la donna si è trasferita qualche tempo fa insieme al figlio di 12 anni.

 

«Maurizio è affezionatissimo al mio bambino, se ne prende cura come se fosse figlio suo, e vanno molto d' accordo», ha detto più di una volta alla zia Mercedes, che non si stupisce neanche un po': «L' ho conosciuto, è un buono, uno che lavora e non si tira indietro se c' è da dare una mano. Mia nipote non poteva trovare un uomo migliore», dice, e si asciuga una lacrima quando chiude la telefonata: «Stai tranquilla Kiki, gli staremo vicino».

 

MAURIZIO DE GIULIO CON LA COMPAGNA MAURIZIO DE GIULIO CON LA COMPAGNA

Domenica pomeriggio erano andati in Val Susa insieme alla più piccola delle figlie dell' uomo, 17 anni. «Abbiamo fatto un pic nic al lago con gli amici. Maurizio non aveva bevuto più di qualche bicchiere di vino», ha assicurato la donna. «Non è certo uno che beve, non lo ha mai fatto», conferma la zia. «Speriamo torni presto a casa».

 

 

 

Condividi questo articolo

media e tv

politica

business

cronache

sport

cafonal