“SALVI GRAZIE A DEGLI ANGELI” – GUIDO MEDA RACCONTA GLI ISTANTI DI PANICO MENTRE STAVA NAUFRAGANDO A BORDO DI UNO YACHT: “C’ERANO ONDE ALTE E VENTO FORTISSIMO, NON SIAMO ANDATI A SBATTERE CONTRO GLI SCOGLI, MA L’IMBARCAZIONE HA INIZIATO AD AFFONDARE. CI HANNO SALVATO QUATTRO PERSONE DA TERRA: ERANO VICINO AL FARO DOVE DI SOLITO NON C’È NESSUNO. PER QUESTO DICO CHE...”

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Filippo Baffa e Marco Gasperetti per www.corriere.it

 

IL TWEET DI GUIDO MEDA SUGLI ANGELI CUSTODI CHE LO HANNO SALVATO IL TWEET DI GUIDO MEDA SUGLI ANGELI CUSTODI CHE LO HANNO SALVATO

Stavolta a «scatenare l’inferno» non è stata la partenza della MotoGp raccontata in diretta da Guido Meda, ma una tempesta davanti all’Isola del Giglio. Il giornalista e conduttore tv di Sky è naufragato con i figli, a bordo di uno yacht di 15 metri di alcuni amici, e si è salvato per miracolo insieme ad altre otto persone, tra cui cinque bambini.

 

«C’erano onde alte e vento fortissimo siamo andati a fondo ma ancora non capisco perché — dice Meda ancora provato dalla drammatica esperienza —. Non siamo andati a sbattere contro gli scogli, ma l’imbarcazione ha iniziato ad affondare in pochi minuti».

 

GUIDO MEDA YACHT GUIDO MEDA YACHT

Un particolare confermato anche da Francesco Dalle Luche, comandante della Capitaneria di porto di Porto Santo Stefano. «In un primo momento si pensava a una falla nello scafo — spiega — ma quando è stato recuperato il relitto, è stata accertata la totale integrità dello scafo».

 

Incalza Meda: «Eravamo in mezzo al golfo di Campese questa burrasca ha colto tutti di sorpresa, in 5 minuti all’ improvviso è cominciato il finimondo».

guido meda marquez guido meda marquez

 

Di certo si sa che in quel punto dell’Isola, a venti metri dalla costa di Cala Monella, intorno alle 18 di lunedì si è scatenata una tempesta improvvisa. Il vento ha superato i 30 nodi e le onde un’altezza di due metri.

 

«Ci hanno salvato quattro persone — racconta ancora Meda —. Da terra si sono accorti che la nostra imbarcazione era in difficoltà e hanno dato l’allarme». Mentre Guido Meda, i suoi figli e gli altri occupanti dello yacht, abbandonavano l’imbarcazione salendo sul gommone di salvataggio, è partita una telefonata al 1530, il numero di soccorso della Capitaneria, e in pochi minuti dal porto dell’isola è arrivata l’imbarcazione di soccorso.

 

guido meda rossi guido meda rossi

«Per fortuna sapevamo cosa fare, il mio amico proprietario dell’ imbarcazione è stato lucidissimo: abbiamo cercato di mandare il may-day, il gommone di salvataggio si è gonfiato regolarmente e le ragazze ed i bambini sono stati bravissimi a buttarsi in mare. Siamo rimasti in balia delle onde credo almeno mezz’ ora, su quella zattera in mezzo alle tempesta il tempo sembra non passare più, è stato veramente terribile».

 

costa concordia costa concordia

L’isola del naufragio della Costa Concordia lunedì ha vissuto una giornata di passione. Dopo il naufragio dello yacht, ci sono stati momenti di paura per 400 turisti a bordo di due piccole navi da mini-crociere che circumnavigavano il Giglio e hanno rischiato di affondare. Alcuni turisti sono stati accolti nella chiesa di San Mamiliano, come i naufraghi della Concordia.

 

Conclude Meda: «Adesso siamo al porto ancora con delle magliette prestate dalla gente del Giglio che ci ha accolto e aiutato in maniera commovente, purtroppo loro sono abituati a dover assistere i naufraghi. Siamo salvi grazie a degli angeli.

 

guido meda guido meda

Credo fossero quattro, da lì in mezzo al mare vedevamo solo dei puntini che si sbracciavano vicino al faro in un punto dove di solito non c’ è nessuno, per questo dico che li ha mandati il Signore.

 

Quella è una zona dove i telefonini non prendono e credo che qualcuno di loro sia dovuto correre in paese ad avvertire di quello che stava succedendo per questo è passato così tanto tempo. Mi piacerebbe poterli conoscere e ringraziare perché senza di loro non so cosa sarebbe successo».

 

«Giovedì (domani, ndr ) devo essere a Silvestone per il gran premio d’ Inghilterra... se si asciuga il passaporto».

 

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