PIOVONO PALLOTTOLE – CINQUE COLPI DI PISTOLA CONTRO LA CASA DI ARIO GERVASUTTI, CAPOREDATTORE DEL ''GAZZETTINO'', A PADOVA – TRE PALLOTTOLE HANNO MANCATO DI POCO IL LETTO DOVE STAVA DORMENDO IL FIGLIO – IL GIORNALISTA: “NON SONO MAI STATO MINACCIATO, NON MI SPIEGO QUANTO ACCADUTO. SARÀ STATO UN ERRORE DI PERSONA” – LA SOLIDARIETÀ DI CASELLATI E SALVINI: “BECCHEREMO QUESTI IMBECILLI” – VIDEO

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Marina Lucchin e Alda Vanzan per “il Gazzettino''

 

 

spari a casa di ario gervasutti spari a casa di ario gervasutti

Cinque colpi di pistola, uno dietro l' altro, hanno rotto il silenzio della notte alle porte di Padova. Due pallottole di piccolo calibro si sono conficcate nella facciata dell' abitazione, tre hanno attraversato la tapparella e la finestra, colpendo l' armadio, il soffitto e il muro dove poggia la testata del letto di un ragazzo di vent' anni.

 

A essere presa di mira è la casa di Ario Gervasutti, 55 anni, friulano di Palmanova ma padovano d' adozione, giornalista del Gazzettino, caporedattore nell' ufficio centrale, sposato e padre di due figli. Lui e la sua famiglia sono le vittime dell' attentato che ha sconvolto la città e su cui indagano i carabinieri che al momento non escludono alcuna ipotesi.

 

ario gervasutti 2 ario gervasutti 2

Era l' 1.45 della notte tra domenica e lunedì quando qualcuno ha esploso i cinque colpi contro il muro frontale dell' abitazione del giornalista, in un tranquillo quartiere residenziale.

 

Accertarsi che i propri figli, di 20 e 24 anni, non fossero feriti o in pericolo è stata la prima preoccupazione di papà-Gervasutti.

 

«Hanno sparato dentro camera mia» ha spiegato frettolosamente il più giovane. Poi tutti hanno spento le luci ed è partita la telefonata ai carabinieri. Per tutta la notte la Scientifica ha eseguito i rilievi per risalire alla pistola che ha esploso i colpi. Si tratterebbe di una sola arma, utilizzata da un' unica persona.

 

FUGA SILENZIOSA

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Chi ha sparato è riuscito a dileguarsi senza fare alcun rumore: l' ipotesi più accreditata è che chi ha compiuto l' attentato si spostasse in bicicletta. Dopo i rilievi, Gervasutti è stato sentito tutta la mattina dai carabinieri, ai quali ha spiegato di non aver mai ricevuto minacce.

 

I militari non escludono nessuna ipotesi anche perché nessuno ha rivendicato l' attentato: potrebbe essere un' intimidazione di stampo mafioso nei confronti del giornalista oppure addirittura qualcuno che potrebbe aver clamorosamente sbagliato abitazione.

 

Difficile, invece, si possa trattare di una bravata o di un semplice avvertimento. Troppi cinque colpi, potenzialmente letali. Se qualcuno avesse voluto solo spaventare la sua vittima, ne avrebbe esploso solo uno e non verso una finestra, ma contro il muro.

Chi ha impugnato l' arma, inoltre, sarebbe qualcuno che sa sparare.

 

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Qual è, dunque, il movente? I carabinieri percorrono tutte le strade possibili e scavano nell' attività professionale di Gervasutti che ha iniziato come giornalista da giovanissimo al Gazzettino, in redazione a Padova, per poi lavorare a Milano, quindi rientrare al Gazzettino come inviato speciale e dirigere per 7 anni il Giornale di Vicenza, prima di tornare come caporedattore nel 2016 nell' ufficio centrale del nostro giornale.

 

«Non mi spiego quanto accaduto - le parole di Gervasutti - Io pestato i piedi a qualcuno? Che un giornalista pesti i piedi a qualcuno è inevitabile, ma ciò non provoca una intimidazione di chiaro stampo mafioso e malavitoso svolta da esperti.

 

Questo è un avvertimento pesante. È andata bene che mio figlio non si fosse alzato per andare in bagno».

gazzettino gazzettino

 

Gervasutti racconta di non aver mai ricevuto minacce. «Mai. Lettere di gente scontenta sì, ma assolutamente banali. Escludo, ed è già stato verificato, che sia stato un atto contro i miei figli: sono ragazzi irreprensibili che frequentano compagnie tranquille. Non ci sono fatti nella mia professione che possono aver scatenato questa vicenda.

 

Quindi, per spiegarlo, propendo per un errore. Di persona. O di casa. Se era diretto a me e voleva essere un avvertimento, non ne ho capito il motivo.

 

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«Li beccheremo questi imbecilli». È la promessa fatta via sms da Mosca dal ministro dell' Interno Matteo Salvini a Gervasutti. Il leader della Lega, dopo aver saputo dell' attentato avvenuto a Padova, ha inviato un messaggio di sostegno: «Un abbraccio, la mia solidarietà e l' impegno per individuare i vigliacchi responsabili dell' infame gesto».

 

Da tutta Italia sono arrivati messaggi di solidarietà e amicizia al giornalista. La presidente del Senato, la padovana Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha fermamente condannato quanto avvenuto: «Auspico che si possa fare quanto prima piena luce su questo preoccupante episodio».

 

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, teme che quanto avvenuto sia un attacco alla libertà di stampa: «È un episodio gravissimo, che va condannato senza se e senza ma, acuito dal fatto che la minaccia contro un giornalista significa di conseguenza un attacco contro opinioni e idee»

 

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