UN LETTORE INFORMATO SCRIVE A DAGOSPIA: “NEGLI ULTIMI ANNI SI PARLA DELLE PERSECUZIONI AI “POVERI” ROHINGYA. GRAZIE A QUESTA MEZZA BUFALA SONO DIVENTATI I MARTIRI PLANETARI SENZA AVERNE I REQUISITI. MA CHI SONO PER DAVVERO I ROHINGYA E PER QUALE MOTIVO HANNO FATTO IMBESTIALIRE PERSINO I BUDDISTI? ORA VE LO SPIEGO IO…”

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Lettera

Caro Dago, faccio riferimento al documentario di Barbet Schroeder su quel “cattivaccio” (o presunto tale) monaco buddista Ashin Wirathu che negli ultimi anni starebbe perseguitando con la violenza i “poveri” rohingya. Grazie a questa mezza bufala i rohingya birmani sono diventati i martiri planetari per eccellenza senza peraltro averne i requisiti. Questo anche grazie all’imam di Roma che siede in Vaticano col nome di Francesco.

Ma chi sono per davvero i rohingya e per quale motivo hanno fatto imbestialire persino i buddisti?

 

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I rohingya vivono in gran parte tra la Birmania il Bangladesh e la Thailandia ma si ritrovano anche nella Penisola araba, in India e in tutto il Sud-Est asiatico. Sono di religione musulmana del ramo sunnita. In linea di massima, sono da sempre schifati un po’ da tutti, compresi gli stessi musulmani di origine araba. Per quale motivo?

 

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Perché sono considerati, più o meno, come da noi gli zingari (rom, sinti e caminanti). E in effetti le analogie tra rohingya e zingari sono molteplici. Però, rispetto alla stragrande maggioranza degli zingari che vivono in Europa, i rohingya sono tutti musulmani. E si sa: l’islam è pervasivo e oscurantista. Basterebbe informarsi su cosa accade in certe città inglesi, svedesi e francesi per capire di cosa scrivo. Ergo, anche in Birmania i rohingya hanno fatto di tutto, compresi atti violenti, affinché lo Stato di Rachine (che è la regione birmana dove sono più numerosi) ottenesse un’ampia autonomia con un’organizzazione sociale e giuridica basata su quell’orrore umanitario chiamato “shariah”.

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E’ ben chiaro che i birmani non sono coglioni come gli europei che creano zone franche per i musulmani, i quali si espandono a macchia d’olio. I birmani menano, e menano pesante. Anche i buddisti! Ricordo che molte scuole di arti marziali sono presso i monasteri buddisti.

 

Vorrei sottolineare che i birmani si comportano allo stesso modo con la minoranza cinese di religione musulmana, però nessuno ne parla. E persino la Cina considera i propri cittadini musulmani come uno dei più grandi pericoli interni. Chiaramente, i musulmani sono maestri nel fare le vittime quando sono “minoranza” ma appena diventano “maggioranza” mostrano il loro vero volto fatto d’intolleranza e di violenza.

 

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Ashin Wirathu è un monaco buddista che non le manda a dire. Celebri sono alcune sue dichiarazioni. Riferendosi ai musulmani disse: «Puoi essere pieno di gentilezza e amore, ma non puoi dormire accanto a un cane pazzo». Riferendosi all’islam disse: «Se siamo deboli, la nostra terra diventerà musulmana» (il chiaro riferimento era a ciò che accadeva e accade nelle Filippine per via degli attentati terroristici perpetrati dalla minoranza musulmana).

 

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E mi pare abbia ragione da vendere. Sicuramente, certi metodi di Ashin Wirathu sono esagerati e talvolta brutali, ma la sua battaglia è quella giusta: opporsi all’islam che è la più oscurantista, violenta, misogina e omofoba tra le religioni. E’ chiaro che farò di tutto per vedere il documentario di Barbet Schroeder. Ma sono certo che non sarà obbiettivo e che si muoverà su una tesi precostituita, trascurando gli orrori (stupri e omicidi cruenti) commessi dai rohingya in Birmania. Per il resto, chi pensa che le religioni siano portatrici di pace, si sbaglia di grosso. E ciò riguarda anche il buddismo.

[Il Gatto Giacomino]

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