VUOI USCIRE DALLA DEPRESSIONE? PROVA CON L’LSD! - LA SCRITTRICE AYELET WALDMAN RACCONTA IN UN LIBRO COME L’ACIDO LISERGICO HA CAMBIATO (IN MEGLIO) LA SUA VITA - -

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Giuliano Aluffi per la Repubblica

 

Se è vera l’osservazione di Tolstoj che ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, il sistema che la scrittrice americana Ayelet Waldman, moglie di Michael Chabon, ha trovato per uscire da una lunga depressione è ancora più singolare e controverso: assumere piccole dosi di Lsd.

 

La scrittrice lo rivela — di più: lo rivendica — in un libro appena uscito: A Really Good Day, con un sottotitolo che tradotto dice: come il microdosaggio (di Lsd appunto) ha cambiato il mio umore, il mio matrimonio, la mia vita.

 

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Per capire l’eco scatenata da questo coming out lisergico sui media in lingua anglosassone — dal New York Times al Guardian — basterà ricordare che gli Stati Uniti sono il regno indiscusso, sia commerciale che ideologico, dell’editoria self-help e al tempo stesso il paese dove il puritanesimo ancora oggi esercita più forte la sua antica eredità.

 

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Mutatis mutandis, è un po’ come se da noi il conduttore di Sanremo aprisse il festival incitando all’evasione fiscale. Perché quella di Waldman non è tanto l’ammissione di uno scivolamento, quanto la fiera proposizione di un esempio. Ed è un’operazione che si avvale degli stilemi del politically correct, come la giusta rottura dello stigma sociale verso i disturbi mentali e la denuncia della frenesia del vivere occidentale. Il tutto confezionato in un messaggio che sconfessa tutto quello che ogni figura pubblica d’America (patria della “War on drugs”) abbia detto finora: «Andate e drogatevi».

 

Diagnosticata di disturbo bipolare nel 2002, curato da allora con antidepressivi, Ayelet Waldman racconta nel libro di essere stata folgorata da un saggio del 2011 dello psicologo James Fadiman. Si tratta della Guida dell’esploratore psichedelico, che raccomanda una dose di 10 microgrammi di Lsd ogni quattro giorni, dieci volte più leggera di quella usata per causare allucinazioni, come sistema per rendere più roseo l’impatto con la vita quotidiana.

 

E per Waldman le cose sembrano funzionare: nel suo mese di sperimentazione psichedelica si susseguono giornate in cui è per la prima volta in armonia e i colori idilliaci del mondo sembrano essere un suo esclusivo privilegio, mentre agli occhi degli altri la realtà è la stessa di prima. «Mamma, ma sei in acido? » le chiede un giorno, sarcastica, la figlia. «Sì», è la risposta serena e disarmante.

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