1- ABBIAMO SCHERZATO! A SETTEMBRE IL BANANA “DETREMONTIZZERà” LA MANOVRA! - 2- IL CAVALIER POMPETTA VUOLE SEGARE IL "CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ", IL SIMBOLO DELLA “TOSATURA”, CHE COLPISCE I REDDITI (TUTTI I REDDITI) SOPRA I 90 MILA EURO LORDI - 3- L´IDEA ANTI-TREMONTI È QUELLA DI ALZARE L´IVA DAL 20 AL 21% (IN GERMANIA è DEL 21%) - 4- MA L’ARMA SEGRETA DEL CAINANO PER RICONQUISTARE I CONSENSI è L’ENNESIMO CONDONO: “PERCHÉ UNA TASSAZIONE VOLONTARIA È MOLTO MEGLIO DI UNA TASSAZIONE SUBÌTA” - 5- ANCHE LA LEGA DECISA A VIOLENTARE LA STANGATA DI TREMONTI LIMANDO IL TAGLIO DA 6 MILIARDI AGLI ENTI LOCALI. PER SQUISITI MOTIVI ELETTORALI: QUASI CERTO NEL 2012 IL VOTO ANTICIPATO CON LE POLITICHE E LE PROVINCIALI IN UN UNICO "ELECTION DAY" - 6- IL TERRORE SERPEGGIA NELLA MAGGIORANZA: “E SE LUNEDÌ CI ACCORGIAMO CHE LA SPECULAZIONE CONTINUA AD ATTACCARCI COSA FACCIAMO? UN´ALTRA MANOVRA È IMPOSSIBILE, RESTEREBBE SOLO LO SCUDO DELLA BCE. MA PER QUANTI GIORNI POTRÀ REGGERE?” - -
1- MANOVRA? ABBIAMO SCHERZATO! ROVESCIATA COME UN PEDALINO (TREMONTI TIÈ!)
Francesco Bei per La Repubblica
Alla fine, con Giulio Tremonti, il Cavaliere ha siglato ieri una tregua armata. Complice la paura di un lunedì nero, quando riapriranno le borse mondiali, non conviene a nessuno alimentare altre tensioni nel governo.
TREMONTI
Berlusconi sa bene che la situazione, nonostante la maxi-stangata da 45 miliardi di euro, resta appesa a un filo. Un ministro dà voce al terrore che serpeggia nella maggioranza: «E se lunedì ci accorgiamo che la speculazione continua ad attaccarci cosa facciamo? Un´altra manovra è impossibile, resterebbe solo lo scudo della Bce. Ma per quanti giorni potrà reggere?».
Così, a pranzo a palazzo Chigi, i due rivali, di fronte a Gianni Letta, si stringono la mano. Dimissioni di Tremonti? «Se qualcuno continua a scriverlo - scherza a tavola il ministro dell´Economia - è la volta buona che lo denuncio per aggiotaggio». Paolo Bonaiuti conferma: «Anche oggi girano strane voci di dimissioni di Tremonti. Sono voci ri-di-co-le, ci ridiamo sopra».
LETTA, TREMONTI, BERLUSCONI
Insomma, se per il momento il ministro resta al suo posto, almeno fino all´approvazione definitiva del decreto in Parlamento, Berlusconi non ha affatto rinunciato ad ammorbidire una manovra che non sente «sua». Ad andargli di traverso è soprattutto il "contributo di solidarietà", la nuova imposta che colpisce i redditi (tutti i redditi) sopra i 90 mila euro lordi.
I giornali d´area sono scatenati, Vittorio Feltri ha scritto che con quella tassa «si strozzano i medio-borghesi». Insomma proprio l´elettorato di Berlusconi. Oltretutto il premier era convinto che dovesse durare soltanto due anni, così quando ieri ha scoperto che Tremonti l´ha prevista per tre anni, a partire dal 2011, è andato su tutte le furie. Si è sentito ingannato: «Mi aveva detto una cosa e poi nel decreto ne ha scritta un´altra di nascosto! L´una tantum doveva partire dal prossimo anno».
CALDEROLI TROTA UMBERTO BOSSI TREMONTI
Così, per restituirgli lo scherzetto, Berlusconi sta architettando un piano: servirsi della rivolta in corso ai piani bassi del Pdl per cambiare le parti più indigeste del provvedimento, a partire dal passaggio a palazzo Madama. I "quattro moschettieri" iniziali - Crosetto, Stracquadanio, Malan e Bertolini - sono infatti già lievitati a nove, con la firma pesante di Antonio Martino. Altri se ne stanno aggiungendo in queste ore.
Stracquadanio Nonleggerlo banner
«Siamo tempestati di telefonate», assicura Stracquadanio. Si dice che l´area che fa riferimento a Claudio Scajola sia in mobilitazione generale, così come i parlamentari vicini a Gianni Alemanno (che ha stroncato a caldo il decreto definendolo «insostenibile»). Lo stesso Schifani, il presidente del Senato, ieri ha parlato della manovra come di un «cantiere aperto», lasciando intendere che sarà cambiata. In quale direzione?
Sembra che i ribelli affonderanno il colpo sul contributo di solidarietà, ormai un simbolo della "tosatura", dal quale è previsto un gettito di un miliardo di euro. Ma, visto che si tratta di trovare analoghe coperture, da qualche altra parte bisognerà intervenire. E l´idea è appunto quella di alzare di un punto percentuale l´Iva, dal 20 al 21 per cento. Guarda caso proprio l´ipotesi caldeggiata con forza dal premier, poi sconfitto da Tremonti che invece teme l´effetto di una misura del genere sull´inflazione.
L´aumento di un solo punto dell´Iva, che in Germania è al 22%, farebbe incamerare allo Stato 6 miliardi di euro secondo i calcoli del Cavaliere. In realtà nel Pdl anche su questa ipotesi non tutti la pensano allo stesso modo. Maurizio Gasparri, ad esempio, si giocherebbe la carta dell´Iva non per abolire il contributo di solidarietà ma solo per ridurre l´impatto negativo della riforma dell´assistenza: «Meglio chiedere qualcosa ai 500 mila contribuenti benestanti che andare a togliere risorse per gli invalidi».
GIORGIO STRACQUADANIO
Per cambiare la manovra Berlusconi conta anche sul contributo delle opposizioni. Anzi, proprio il passaggio parlamentare del decreto consentirà di riannodare il dialogo con Pier Ferdinando Casini, ancora imbufalito per essere stato strapazzato da Tremonti in commissione.
«Concorderemo con l´Udc qualche emendamento a favore delle famiglie - anticipa un ministro del Pdl - e così prenderemo due piccioni con una fava: rimedieremo al rigore di Tremonti e allargheremo il perimetro della maggioranza».
Umberto Bossi article
Anche nel Carroccio, nonostante gli ukaze di Calderoli, sono decisi comunque a non lasciare intatta la manovra, limando il taglio da 6 miliardi agli enti locali. Tanto resistenza al rigore è dovuta anche alla diffusa consapevolezza che il prossimo anno, con molte probabilità, ci saranno elezioni anticipate. L´ipotesi, in tempi di austerità, è di accorpare le politiche con le provinciali (andranno al voto decine di amministrazioni, da Como fino a Ragusa) in un unico "election day".
BOSSI
2- "DETREMONTIZZARE" LA MANOVRA
Gianluca Roselli per Libero
Non è solo il cuore di Berlusconi a «grondare sangue». La manovra economica anti-crisi varata dal governo non piace all'anima liberale del Pdl. Che già nel giorno della relazione di Giulio Tremonti davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato si era fatta sentire.
Con una palese protesta di quattro parlamentari, subito ribattezzati i quattro moschettieri: Giorgio Stracquadanio, Lucio Malan, Isabella Bertolini e Guido Crosetto. A loro ieri si sono aggiunti l'ex ministro Antonio Martino, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio Bonciani e Deborah Bergamini.
«Vogliamo aiutare il presidente del consiglio a cambiare la manovra in Parlamento. Per questo presenteremo una serie di emendamenti che sostituiscano le maggiori tasse con migliori riforme», spiegano i "ribelli" del Pdl. Così ecco una serie di misure, dal rafforzamento della privatizzazione dei servizi locali all'aumento di un punto di Iva (su cui Tremonti e Berlusconi si sono scontrati a lungo), dal mettere mano alle pensioni fino a una maggiore stretta sul numero degli enti locali.
SILVIO BERLUSCONI DEBORA BERGAMINI
TREMONTI«La parola condono per ora è tabù, non si può pronunciare. Ma io sarei favorevole », aggiunge Stracquadanio. Che non è il solo a pensare a una sanatoria. Secondo Stracquadanio «il canovaccio della manovra non ha una strategia netta, ma è frutto di compromessi ». Come ieri ha sottolineato anche Berlusconi: «La manovra è in parte il frutto di compromessi tra i partiti». E a un possibile condono sta pensando anche il Cavaliere, «perché una tassazione volontaria è molto meglio di una tassazione subìta».
L'intenzione del premier è quella di cambiare la manovra in Parlamento, sicuro di poter contare sull'appoggio dei suoi, ma puntando anche a giocare di sponda con l'opposizione. Da qui la decisione di non mettere la fiducia sul provvedimento. E almeno sull'aumento dell'Iva il Cavaliere è fiducioso di riuscire a spuntarla.
Napolitano Berlusconi Tremonti e Lettae e dd db fcf dd dd d
Più difficile, invece, la partita sulle pensioni di anzianità, dove Bossi non vuole sentire ragioni. Ieri intanto il Cavaliere ha mandato avanti i suoi. «A causa di una ostinata resistenza non è entrato l'aumento di un punto di Iva che sarebbe utile per favorire un'ulteriore suddivisione dei pesi della manovra », afferma Fabrizio Cicchitto.
A cui fa eco Maurizio Gasparri. «Il lavoro del governo è un giusto mix di tagli e riforme, ma il testo in Parlamento può essere ulteriormente migliorato», osserva il capogruppo a Palazzo Madama. Il quale non manca di sottolineare che «il ministro dell'Economia deve avere l'umiltà e la capacità di ascolto e mostrare un pizzico di presunzione in meno». Mentre per Franco Frattini «se i saldi dovranno rimanere invariati, alle Camere il testo è aperto a qualsiasi discussione».
MAURIZIO GASPARRI
Insomma, con l'aiuto del suo partito, il Cavaliere in Parlamento proverà a "detremontizzare" la manovra per renderla più "sua".E su questo terreno proverà a cercare alleati nell'opposizione. Muovendosi verso l'Udc di Casini, Futuro e Libertà e le frange più moderate del Pd.







