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1- FELTRUSCONI SCATENATO SU DI PIETRO PRESUNTO "INCRICCATO" DI CASE & CHIESA - QUEL CHE L’EX PM DICE (E NON DICE) SULL’APPARTAMENTO DI PROPAGANDA FIDE-ANEMONE - “IO NON C’ENTRO NIENTE” MA C’ENTRA IL SUO FIDATISSIMO PRESTANOME NEL BUSINESS IMMOBILIARE, CLAUDIO BELOTTI, QUELLO CHE TRATTò L’ACQUISTO DELLA SUA CASA DI BERGAMO, CHE E’ POI E’ QUELLO CHE FACEVA L’AMMINISTRATORE DELLA SUA SOCIETà IMMOBILIARE ANTOCRI, CHE è POI L’EX COMPAGNO DELLA MURA ANCHE LEI NELLA ANTOCRI - 2- TUTTO QUEL CHE C’E’ DA SAPERE SULL’EX PM SFIORATO DAI SOSPETTI DI ESSERE UN AGENTE SEGRETO, UN POLITICO IMMOBILIARISTA, UNO CHE SI FREGA I SOLDI DEL PARTITO. SOSPETTI, SOLO SOSPETTI. PERCHE’ IN TRIBUNALE VINCE SEMPRE LUI (CI SARÀ UN MOTIVO SE È IL SECONDO LEADER DI PARTITO, DOPO BERLUSCONI, A DICHIARARE DI PIÙ AL FISCO) - 3- AVETE NOTATO IL "SILENZIO" SUL PRESUNTO FATTACCIO DI UN ALTRO EX PM, DE MAGISTRIS?

1- QUEL CHE L'EX PM DICE (E NON DICE) SULL'APPARTAMENTO DI PROPAGANDA FIDE-ANEMONE
Paolo Bracalini 
e Gian Marco Chiocci per il Giornale

 «Via 4 Fontane Prete». Nella famosa lista Anemone c'è questo criptico appunto, rubricato nei lavori eseguiti nel 2006, precisamente il 29 giugno del 2006. Ma cosa c'è in via delle Quattro Fontane? E cosa c'entrerebbe un prete? Chissà. L'unica certezza è che proprio in quella via, la centralissima via delle Quattro Fontane, la Congregazione di Propaganda Fide possiede due appartamenti rispettivamente al civico 27 e 28, e ben tre piani al numero 29.

LA GRAN GNOCCA DI SILVANA MURALA GRAN GNOCCA DI SILVANA MURA mario di domenico - dipietromario di domenico - dipietro

E che al primo piano del civico 29, interno 2, abita (proprio da quel 2006) l'onorevole Silvana Mura, custode dei conti Idv, insieme al compagno ed ex marito Claudio Belotti, intestatario del contratto di locazione da 21.600 euro annui. È quello uno dei due appartamenti (l'altro si trova in via della Vite) di cui ha parlato l'architetto Zampolini ai Pm di Perugia.

Dipietro ContradA FOTO CON DIDASCALIA DA PANORAMADipietro ContradA FOTO CON DIDASCALIA DA PANORAMA

«Zampo», come lo chiamava la cricca, sostiene che fu Balducci a procurare quell'abitazione a Di Pietro, per sua figlia Anna, e che Anemone fece «dei lavori di ristrutturazione per il ministro» in quella casa. È a questi lavori che si riferisce lo scarno appunto nell'agenda dell'imprenditore della cricca? Difficile dirlo. I vicini di casa, però, raccontano di una ristrutturazione avvenuta qualche anno fa, probabilmente nel 2006, esattamente in quell'abitazione.

Il leader Idv è sicuro che si tratti soltanto di calunnie: «Non ho mai preso in affitto appartamenti da Propaganda Fide né per me o mia figlia né per la sede dell'Idv» tuona sul suo blog, allegando copia del contratto d'affitto di via delle Quattro fontane 29 e altri documenti per far capire che «né io, né Mura e - men che meno - mia figlia abbiamo mai avuto a che fare con il sig. Anemone, persona che nessuno di noi conosce... Non è proprio vero quanto affermato da Zampolini al quale evidentemente qualcuno ha propinato false informazioni, per mettere tutti nello stesso calderone».

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Di Pietro smentisce, Zampolini accusa, restano le date di una intricata matassa. Il 29 giugno 2006, dunque, giorno in cui Anemone annota un intervento in via delle Quattro Fontane, segnando accanto la parola «Prete». A quel tempo Angelo Balducci è ancora consultore di Propaganda Fide ed è ancora presidente del Consiglio dei Lavori pubblici (ci rimarrà fino al 31 agosto) presso il ministero delle Infrastrutture. Ministero in cui siede, da circa due mesi, Antonio Di Pietro.Dopo qualche settimana Di Pietro non rinnoverà l'incarico a Balducci, che verrà nominato dal Cdm - su sua proposta - capo del dipartimento per le infrastrutture statali. «Balducci l'ho spostato due volte, volevo una rotazione continua tra le cariche, non avevo nulla contro di lui, ma la legge non mi avrebbe comunque permesso di chiederne le dimissioni» ha spiegato qualche tempo fa Di Pietro.

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Spiegazione, anche questa, abbastanza sibillina. Se non aveva nulla contro di lui, perché lo spostò? Se invece sapeva qualcosa, perché gli diede un altro incarico, facendo peraltro «ruotare» soltanto lui? A dar invece credito a Zampolini, sarebbe stato Balducci a «dimettersi», stanco delle pressioni di Tonino «che voleva essere introdotto in Vaticano». Ma è una versione tutta da confermare.

Un altro elemento che riguarda l'appartamento di via delle Quattro Fontane 29 è la presenza di Claudio Belotti. Oltre ad essere compagno della deputata Idv, Belotti è stato anche nel Cda della Antocri, società immobiliare di Di Pietro. E sempre Belotti è stato il prestanome per l'acquisto di una casa ex Inail a Bergamo, che altrimenti Di Pietro non avrebbe potuto comprare. Gli immobili, tra Di Pietro, Mura&Belotti: una vera passione.

L'altra casa citata da Zampolini, quella di via della Vite 3, sempre di proprietà di Propaganda Fide, ha ospitato dal 2006 al 2007 la redazione di Italia dei Valori, il quotidiano del partito. Antonio Lavitola, amministratore dell'Editrice Mediterranea, smentisce però seccamente (come anche fa Di Pietro) la ricostruzione dell'architetto.

Di PietroDi PietroEnzo lo giudiceEnzo lo giudice

 

«Non ho mai conosciuto il signor Zampolini, il signor Anemone o lo stesso Balducci o persone che li rappresentavano - spiega al Giornale l'ex editore del quotidiano Idv - l'immobile fu da me personalmente affittato con regolare contratto ancora prima della nascita della società Cooperativa che in seguito avrebbe editato il quotidiano. Tutti i canoni di affitto sono stati pagati dalla società che rappresento ed escludo categoricamente che il prezzo di tali canoni sia stato un prezzo di favore (euro 3.500 mensili)». Dunque, solo una sfortunata coincidenza.

  2- BUCHI NERI, SCANDALI, REGALIE, CATTIVE FREQUENTAZIONI, FOTO IMBARAZZANTI. TUTTO QUEL CHE C'E' DA SAPERE SULL'EX PM SFIORATO DAI SOSPETTI DI ESSERE UN AGENTE SEGRETO, UN POLITICO IMMOBILIARISTA, UNO CHE SI FREGA I SOLDI DEL PARTITO. SOSPETTI, SOLO SOSPETTI. PERCHE' IN TRIBUNALE VINCE SEMPRE LUI (Ci sa­rà un motivo se è il secondo leader di partito, dopo Berlusconi, a di­chiarare di più al fisco)
Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Pur se con le ossa rotte e l'immagine devastata, fra bu­chi neri e cattive frequentazio­ni, alla fine Antonio Di Pietro riesce sempre a uscire dai guai. I suoi detrattori da anni denunciano un atteggiamen­to assolutamente benevolo da parte degli ex colleghi in to­ga, che l'ex Pm molisano di­fende sempre, comunque, do­vunque.

Di PietroDi PietroDi PietroDi Pietro

Lui, Tonino, rivendi­ca onestà e trasparenza anche se poi ad ogni problema che lo riguarda risponde con quelle «citazioni civili» che fanno cassa ed evitano - per dirla con gli amici del Fatto Quoti­diano incavolati con le citazio­ni civili di Schifani­un dibatti­mento pubblico impedendo «al Pm di svolgere autonoma­m­ente indagini sui fatti conte­nuti negli articoli in maniera più ampia rispetto a quanto si può fare in sede civile».

L'uni­ca «condanna» riguarda la so­spensione di tre mesi da parte del Consiglio nazionale foren­se che lo ha riconosciuto «col­pevole » di illecito deontologi­co «per aver violato i doveri di lealtà, correttezza e fedeltà nei confronti della parte assi­stita »: che poi era il suo mi­glior amico di sempre, Pa­squalino Cianci, accusato del­l'omicidio della moglie.

Non più magistrato, neo avvocato, Di Pietro prese le difese del­l'uomo a cui voleva tanto be­ne, ma che «tradì» passando con le parti civili che sostene­vano l'accusa. L'immagine del leader dell'Idv di recente ha rischiato di offuscarsi per quel che si è detto e scritto sui suoi presunti rapporti coi ser­vizi segreti (dalle foto insieme a funzionari della Cia al tavolo con l'indagato per mafia Bru­no Contrada fino alle irrituali indagini alle Seychelles per dare la caccia al faccendiere Francesco Pazienza).

Antonio Di PietroAntonio Di Pietro Il figlio di Di PietroIl figlio di Di Pietro

S'è incri­nata a proposito delle polemi­che sui «viaggi americani» nel boom di Tangentopoli a fian­co di personaggi (Leeden e Luttwak) considerati dalla si­nistra italiana vicini all'intelli­gence a stelle e strisce.

E che dire degli incidenti e dei passi falsi sul fronte «mafia»: accu­sò­il generale Mori per la scom­parsa dell'agenda rossa di Pa­olo Borsellino, e fu costretto a ritrattare: giurò di non aver mai visto Ciancimino, e il co­lonnello De Donno lo smentì ricordandogli un suo interro­gatorio a don Vito a Rebibbia; ammise di aver ricevuto dal Ros, prima della strage di via d'Amelio,un sos che lo mette­va fra gli obiettivi della mafia insieme a Borsellino (e solo lui fu allontanato dall'Italia con un passaporto falso, il giu­dice no e morì) smentendo quanto lui stesso aveva rac­contato nel 1999 ai giudici del Borsellino ter («Ho saputo del­­l'Sos dopo la strage di via d'Amelio»).

Prima, dopo, per­ché non avvertì lui Borselli­no? Boh. Contrada a parte, Di Pietro ha la sfortuna di finire spesso immortalato con per­sone poco raccomandabili: at­tovagliato sul Mar Nero, da eu­roparlamentare Idv, assieme al boss bulgaro Ilija Pavlov, uc­ciso da un cecchino; eppoi è in piedi, abbracciato a vari commensali di un pranzo elet­­torale, fra cui il presunto boss della 'ndrangheta Vincenzo Rispoli. Personaggi scomodi.

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Come quell'Antonio Saladi­no che frequentò in più occa­sioni, considerato il deus ex machina dell'inchiesta Why Not del collega Luigi De Magi­stris. Come il provveditore Mario Mautone, condannato a due anni nell'inchiesta Ro­meo, noto per le telefonate di raccomandazioni col figlio di Tonino, Cristiano, e per le tan­te versioni date sul suo conto dall'ex Pm in merito anche al­la conoscenza dell'indagine quand'era ancora coperta dal segreto.

Il politico di Montene­ro di Bisaccia s'è imbattuto spesso in collaboratori ingua­iati con la legge (dal fidatissi­mo Roberto Stornelli, appun­­tato arrestato nel ' 96, a Giusep­pe Di Rosa, maresciallo, arre­stato per concussione) e in in­dagati eccellenti da cui ha rice­vuto favori particolari: tipo l'imprenditore della Maa Assi­curazioni, Giancarlo Gorrini, poi sott'inchiesta per banca­rotta fraudolenta, da cui prese in svendita la Mercedes, che per due volte gli assunse il fi­glio, che passò pacchi di prati­che legali alla moglie, la storia dei famosi cento milioni sen­za interessi, altri milioni per coprire i debiti di carte dell'al­tro amico Rea, capi d'abbiglia­mento, viaggi aerei; tipo il co­struttore Antonio D'Adamo, quello della Lancia Dedra, l'uso di un appartamento die­tro il Duomo, la stanza pagata all'esclusivo Mayfair di Ro­ma, altre consulenze per la moglie e per l'avvocato amico Lucibello e via discorrendo.

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Ma di vicende che fanno anco­ra di­scutere è piena la sua bio­grafia: la laurea presa lavoran­do notte e giorno, dando 21 esami in 31 mesi; il giallo del­l'esame da magistrato (con i sospetti di un rocambolesco ripescaggio dopo l'insufficien­za ricevuta).
Fra gli amici sco­modi al contrario, c'è l'ex fon­datore dell'Idv Mario Di Do­menico che l'ha trascinato in tribunale (senza fortuna) de­nunciando ruberie nel parti­to. C'è l'imprenditore di Ter­moli, Sandro Giorgetta, che ha registrato un finanziere che parlava di un piano di Di Pietro per incastrare Mastella (c'è un'inchiesta a Bari).

C'è Elio Veltri, altro vecchio ami­co ed ex alleato politico con Occhetto, che reclama il dovu­to economico del voto del 2004 e che ha costretto la pro­cura di Milano ha indagare sullo statuto dell'Idv e e sul­l'omonimia «Associazione (di famiglia, ndr) Idv» e «Parti­to Idv » ipotizzando un mecca­nismo diabolico di «sostituzio­ne » dell'una rispetto all'altro per incamerare i rimborsi elet­torali. Nel partito è cresciuta l'insofferenza per la gestione dei soldi, per alcuni candidati dai precedenti penali imba­razzanti. Qualcuno ha alzato la testa, altri se ne sono andati, molti sono arrivati.
Si è detto di tutto e di più del patrimo­nio immobiliare di Tonino e della società immobiliare «An­tocri » (acronimo con le inizia­li dei suoi figli) con apparta­menti persino affittati all'Idv, o privati ma ristrutturati con fatture intestate al partito (co­me quello di Via Merulana 99 a Roma), ma alla fine giudizia­riamente l'ex Pm ne è uscito sempre intonso.

Angelo BAlducci - Diego Anemone e Maudo della Giovampaola (Dal Giornale)Angelo BAlducci - Diego Anemone e Maudo della Giovampaola (Dal Giornale)Balducci Angelo con Diego Anemone Da una foto del Ros Dal MessaggeroBalducci Angelo con Diego Anemone Da una foto del Ros Dal Messaggero

La realtà è sotto gli occhi di tutti: checché se ne dica, Antonio Di Pietro in tribunale non perde (qua­si) mai. E non dite che gode di protezioni particolari sennò vi beccate una querela. Anzi, una citazione per danni. Ci sa­rà un motivo se il capo del gab­biano è il secondo leader di partito, dopo Berlusconi, a di­chiarare di più al fisco.

 

Stefano PedicaStefano Pedica

 

 
[03-06-2010]
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