1- TRA CORDATE E SCANDALI, IL COMANDANTE DI PAOLO NON SOLO è IL PRIMO VENUTO DAL GDF MA RISCHIA DI ESSERE ANCHE L’ULTIMO (NESSUNO LO DICE MA LA LEGGE NON LO VIETA) 2- PER EVITARE L’INFAUSTO ACCADIMENTO, DI PAOLO HA CREATO I “DIPAOLIANI”, OVVERO LA TERZA CORDATA INTERNA, CON TANTI SALUTI ALLE CORDATE DI ADINOLFI E SPAZIANTE 3- INTERROGATO DA WOODCOCK, TREMONTI AMMISE CANDIDAMENTE CHE TRATTASI DI UN ERRORE LA SCELTA DI UN COMANDANTE INTERNO AL CORPO. UNA DICHIARAZIONE CHE HA CREATO MOLTA IRRITAZIONE (EUFEMISMO) TRA LE FIAMME GIALLE ED è SUBITO ARRIVATO UN CETRIOLO NEL SEDERINO DI TREMENDINO SUL PRESUNTO SPIONAGGIO E SUPERCASA: “IL MINISTRO NON SOGGIORNA REGOLARMENTE IN UNA CASERMA DELLA FINANZA DAL 2004”

Francesco Bonazzi per il Secolo XIX

Spaziante

La terribile profezia, per gli attuali vertici della Guardia di Finanza, uscì direttamente dalle labbra affilate del Signor Ministro: «Se continuate così, vi assicuro che il vostro prossimo comandante generale sarà un alpino».

Giulio Tremonti la proferì un paio di mesi fa in tempi non sospetti, ovvero ben prima che saltasse fuori la storia della casa in subaffitto dall'onorevole Marco Milanese e che la procura diNapoli chiedesse l'arresto del suo ex consigliere politico, colonnello nella riserva della Finanza.

Nino Di Paolo

Ora che le carte delle due inchieste napoletane che stanno movimentando l'estate romana, quella sulla P4 e quella sul «sistema Milanese», hanno reso pubblici i veleni dello scontro tra differenti cordate di generali, il comandante Nino Di Paolo ha provato a correre ai ripari con una vorticosa girandola di nomine.

Tutto risolto? Fine di quelle famose cordate in lotta per la nomina del prossimo comandante generale e delle quali si era lamentato il ministro dell'Economia, il 17 giugno scorso, rispondendo alle domande dei pm napoletani? Non esattamente.

Le nomine decise il 20 luglio scorso, a conti fatti, registrano più che altro l'ascesa di una terza cordata: quella dei "Dipaoliani". Sono proprio loro, i generali incaricati di sventare il rischio che Di Paolo resti il primo e ultimo comandante salito dall'interno.

Chiunque sia il ministro dell'Economia che, tra 10 mesi, dovrà sceglierne il successore. Bisogna rileggere alcuni passaggi del verbale firmato da Tremonti domenica 17 giugno, per capire l'insolita solerzia, per non dire durezza, con la quale la Guardia di Finanza, la scorsa settimana, ha subito fatto sapere che «il ministro Tremonti non soggiorna regolarmente in una caserma della Guardia di Finanza dal 2004».

TREMONTI E MILANESE

Come dire: inutile spiegare il suo improvvido subaffitto da Milanese, iniziato solo a febbraio 2009, con una presunta scarsa fiducia nelle Fiamme Gialle. In realtà, come risulta al Secolo XIX, una volta tornato al governo nel 2008, il ministro ha incontrato più di un ospite, la sera, in un appartamento tutt'ora a sua disposizione se solo lo volesse ancora al secondo piano di una piccola caserma della Finanza in via Sicilia, a Porta Pia.

GENERALE VITO BARDI

Se poi in quelle occasioni si sia portato anche il pigiama, non è dato sapere. E in una caserma della Dia di Roma, ecco che cosa spiegò Tremonti ai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio: «Tutto sommato, a distanza di qualche tempo, mi vado sempre più convincendo del fatto che la rimozione dell'impedimento di legge a che gli alti ufficiali della Gdf potessero ricoprire l'incarico di comandante generale è stata per un verso positiva, poiché al vertice del Corpo viene nominata persona che conosce le problematiche e ha competenze specifiche, ma ha portato anche conseguenze negative, nel senso che si sono creati meccanismi di competizione tra possibili candidati ».

NICOLO POLLARI

In sostanza il ministro ritiene che i generali, nella prospettiva di diventare comandanti, «hanno preso a coltivare relazioni esterne al Corpo che non trovo opportune».

Del resto, quel pomeriggio, i pm gli avevano appena fatto ascoltare il nastro di una telefonata tra Silvio Berlusconi e il capo di stato maggiore, il generale Michele Adinolfi (indagato nell'inchiesta sulla P4 per rivelazione del segreto e favoreggiamento). Passa un mese, una pioggia di verbali travolge Milanese, esplode lo scandalo della "supercasa" di via Campo Marzio, e il 20 luglio Di Paolo procede al valzer delle stellette.

John Henry Woodcock

Naturalmente dopo un incontro e «in piena condivisione » con il ministro. Adinolfi, ritenuto a capo di una cordata autonoma, viene promosso generale di corpo d'armata e vola a Firenze al comando dell'Italia centrosettentrionale. Il suo fedelissimo Vito Bardi, l'altro indagato dell'inchiesta P4, molla la guida del comando interregionale di Napoli e passa alla supervisione delle scuole, anche se non subito.

In autunno, poi, cambierà incarico anche il generale Emilio Spaziante: addio al comando interregionale di Roma e sbarco alla guida del reparto aeronavale. Spaziante, stimatissimo da Tremonti, è già stato capo di stato maggiore delle Fiamme Gialle e ha ricoperto il ruolo di vicedirettore del Cesis nel biennio precedente alla riforma dei servizi segreti.

Non è indagato, ma non ha mai negato la grande amicizia con Milanese e quando i pm lo hanno sentito come testimone, ha dichiarato con una certa nonchalance che Adinolfi era chiacchierato solo perchè pare avesse avvertito Mediolanum di una verifica fiscale. «Ma se ne volete sapere di più chiedete a Milanese», aggiunse a un incuriosito Woodcock.

WOODCOCK E FRANCESCO CURCIO

Il suo curriculum, fin dai tempi in cui gestì il repulisti della Finanza in Lombardia, travolta dall'inchiesta Mani Pulite, con l'attuale generale Vincenzo Suppa (incredibilmente non promosso con la terza stella «perchè tra 10 mesi va in pensione»), ne avrebbe fatto uno dei candidati naturali alla successione di Di Paolo. Ma Spaziante e Adinolfi, tre mesi fa, hanno avuto il colpo di genio di andare daTremonti a dirgli più o meno così: «Sappiamo che cosa dicono di noi, ma non è vero. Nessuno di noi due ha la minima intenzione di correre per il comando generale».

Un modo per tirarsi fuori con una certa eleganza dalle faide interne che ha ben impressionato il ministro. Specie se si considera che i due presunti arcinemici si sono presentati insieme e che Spaziante non ha grane giudiziarie. Del resto non è un caso se entrambi sono cresciuti alla scuola politica di Niccolò Pollari,l'ex potente generale della Finanza travolto dallo scandalo Abu Omar quando era alla guida del Sismi.

SILVIO BERLUSCONI GIULIO TREMONTI

Ad Adinolfi, in questi 14mesi, aveva dimostrato tutta la propria fiducia e anche una certa gratitudine. Perchè questi, in rapporti diretti con Silvio Berlusconi, Gianni Letta e il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, era riuscito a far correggere a tempo di record quella norma che avrebbe costretto Di Paolo a interrompere il comando a metà mandato per limiti d'età.

GIANNI LETTA

Ora, al posto di Adinolfi, sale il generale Edoardo Valente, fino a ieri sottocapo di stato maggiore, a sua volta sostituito da Sebastiano Galdino. Entrambi sono di assoluta fiducia del comandante generale e non erano mai stati incasellati in nessuna cordata, almeno tra quelle che sono finite sui giornali per via delle inchieste napoletane.

Valente, napoletano di 52 anni destinato rapidamente alla terza stella da generale di corpo d'armata, è figlio dell'ex magistrato Arnaldo Valente, che sostituì ai vertici della Cassazione il giudice "ammazzasentenze" Corrado Carnevale. 

LETTA CROSETTO

Ancora formalmente vacante il posto che sarà lasciato libero da Bardi, ai vertici della Campania, in attesa che sia promosso il generale Giorgio Toschi, altro fiorentino della nidiata Di Paolo. Proprio a questo poker di generali, costituito da Valente, Galdino, Toschi e Grassi, ai quali va aggiunto Bruno Buratti (capo del III reparto Operazioni) toccherà evitare «l'alpino».

 

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