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1- TRA GLI APPALTI DELLA “CRICCA” BALDUCCI-ANEMONE FINITI NEL MIRINO DELLA PROCURA DI PERUGIA NON C’È SOLO QUELLO PER LA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI, L’AISI, IN PIAZZA ZAMA. TRA I LAVORI ELENCATI NELL’INFORMATIVA DEL LUGLIO 2010 TROVIAMO GLI INDIRIZZI DOVE VIVONO IN AFFITTO I PIÙ GRANDI INVESTIGATORI ITALIANI: IL CAPO DELLA POLIZIA ANTONIO MANGANELLI E IL CAPO DEI SERVIZI SEGRETI GIANNI DE GENNARO - 2- NELLA LISTA DEI CONTROLLI INCROCIATI CHE LA GUARDIA DI FINANZA SI PREFIGGE NELL’INFORMATIVA SI LEGGE: “KAZIMI IBRAHIM (UN ARTIGIANO CHE OPERA PER ANEMONE NDR) REGISTRAZIONE N. 212 FATTURA N. 3 DATA 27/04/2005 IMPONIBILE EURO 10.328 96/04 VIA (OMISSIS CORRISPONENTE ALL’INDIRIZZO DEL CAPO DELLA POLIZIA ANTONIO MANGANELLI, NDR) MANGANELLI EURO 10.328,00 PIAZZA ZAMA MANUTENZIONE EURO 10.328,00” - 3- DI SICURO SARà UN MERO CASO DI DISATTENZIONE MA SOLO "IL FATTO" SCODELLA I NOMI DI MANGANELLI E DE GENNARO. DA "REPUBBLICA" AL "CORRIERE" NON C’è TRACCIA! -

1 - LISTA ANEMONE: CONTROLLI SU LUNARDI E BERTOLASO
Marco Lillo e Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

anemone Panemone P

"Controlli incrociati a priorità 1", li chiamano i finanzieri. Sono quelli avviati nell'estate scorsa sulla famigerata "lista Anemone", cioé il file con l'elenco dei lavori vip conservato, chissà con quale finalità dall'imprenditore romano nel computer della sua società di grandi costruzioni. Tra le ristrutturazioni effettuate in domicili di personaggi importanti, che le fiamme gialle ritengono utile verificare con controlli incrociati, ci sono le fatture di molte società che lavoravano per Anemone e che svolgevano ristrutturazioni nelle abitazioni di personaggi delle istituzioni e contemporaneamente emettevano fatture per lavori pubblici in caserme o ministeri.

Antonio Manganelli e Gianni De GennaroAntonio Manganelli e Gianni De Gennaro

Tra i lavori elencati nell'informativa del luglio 2010 depositata solo nei giorni scorsi dalla Procura troviamo gli indirizzi dove vivono in affitto i più grandi investigatori italiani: il capo della polizia Antonio Manganelli e il capo dei servizi segreti Gianni De Gennaro.

Antonio ManganelliAntonio Manganelli

Ovviamente a essere nel mirino non sono i super-poliziotti ma il modo con il quale Anemone (o gli artigiani che operavano per conto dell'impresa preferita dalla "cricca") riportava e imputava i lavori effettuati nella contabilità parallela trovata nel computer della società. Nell'informativa la Guardia di finanza annota che alcune imprese hanno dichiarato di avere lavorato in via dei Prefetti, nel palazzo comprato dalla famiglia dell'ex ministro Pietro Lunardi, e in alcuni cantieri pubblici come le caserme o ospedali.

Manganelli e De GennaroManganelli e De Gennaro

Altri artigiani hanno raccontato di aver lavorato a casa di Guido Bertolaso, del generale Pittorru e del protagonista del sistema: Angelo Balducci. E nell'elenco dei lavori da verificare sono finiti anche quelli svolti nei confronti di Manganelli e della moglie e di De Gennaro. Tra i controlli a "priorità 2" secondo la Finanza c'è anche una fattura da 4 mila e 300 euro per lavori svolti a Palazzo Grazioli, probabilmente la residenza romana del Cavaliere.

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Nei controlli incrociati da effettuare con "priorità 1" secondo la Guardia di finanza troviamo alcuni casi nei quali l'importo dei lavori indicato in fattura al personaggio istituzionale coincide con l'importo relativo a un lavoro intestato dalle medesime imprese a una commessa pubblica. Per esempio, nella lista dei controlli incrociati che la Guardia di finanza si prefigge nell'informativa si legge: "Kazimi Ibrahim (probabilmente un artigiano che opera per Anemone Ndr) Registrazione n. 212 Fattura n. 3 Data 27/04/2005 Imponibile euro 10.328 96/04 Via (omissis corrisponente all'indirizzo del capo della polizia Antonio Manganelli, ndr) Manganelli euro 10.328,00 Piazza Zama manutenzione euro 10.328,00".

GUIDO BERTOLASOGUIDO BERTOLASO

L'informativa è stringata ma pare che la Finanza annoti la coincidenza tra l'importo del lavoro imputato al personaggio famoso con l'importo della manutenzione della caserma dei servizi segreti localizzata a Piazza Zama a Roma. E lo stesso accade per i lavori effettuati nella casa di Bertolaso.

Talvolta si tratta di importi minimi. Per esempio nell'elenco dei controlli incrociati da effettuare secondo la Finanza c'è anche la fattura di tal Gianfranco Spadone, probabilmente un altro artigiano, per una fattura del 28 luglio 2007 con imponibile 5.833,33. La fattura in questione, sembra di capire dall'informativa della Finanza, sarebbe imputata alla solita "manutenzione di Piazza Zama" ma corriponderebbe alla somma degli importi di due lavori: il primo in capo a tal Giovanni Giusti (3.733 euro) e il secondo pari a 2.100 euro che sarebbe stato effettuato nell'abitazione del capo dei servizi segreti Gianni De Gennaro.

Angelo BalducciAngelo Balducci

Nell'informativa delle Fiamme Gialle si scopre che anche il cognato di Guido Bertolaso, pur non essendo indagato, interessa le Fiamme gialle: "Dal controllo svolto in data 8 febbraio 2010 nei confronti di Piermarini Francesco è emersa una sostanziale differenza tra le prestazioni asseritamente effettuate (ricerca di mercato presso istituti di credito) e quanto riportato in fattura (supervisione e revisione della contabilità dí lavori di ristrutturazione della caserma Zignani".

ANEMONE E IL GENERALE PITTORRU jpegANEMONE E IL GENERALE PITTORRU jpeg

2- "SI FA COME DICE BALDUCCI"
Marco Lillo e Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

Tra gli appalti della "cricca" finiti nel mirino della procura di Perugia c'è quello per la sede dei servizi segreti, l'Aisi, in piazza Zama, a partire dal 2003. E una pista importante, nel corso delle indagini, ha riguardato l'ex generale della Guardia di finanza, in forza all'Aisi, Francesco Pittorru, al quale l'imprenditore Diego Anemone e l'ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, si rivolgevano per essere rassicurati, dopo le prime indiscrezioni di stampa sulle indagini in corso.

PALAZZO GRAZIOLIPALAZZO GRAZIOLI

L'architetto Angelo Zampolini ha dichiarato agli inquirenti d'aver pagato, con una serie di assegni, l'acquisto di ben due appartamenti destinati a Pittorru. E soprattutto: ha dichiarato di averli pagati per conto di Anemone. Pittorru non risulta indagato, ma questo è il quadro che delineano gli ex esponenti del Sisde (il servizio segreto civile), interrogati dai pm di Perugia Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani. E raccontano un radicale mutamento dell'ex capo del Sisde, il prefetto Mario Mori, nei riguardi di Balducci. Il salvatore della Patria.

Architetto Angelo ZampoliniArchitetto Angelo Zampolini

"Tra l'ottobre 2004 ed il marzo 2005 - dice l'ex membro del Sisde Alfredo Mortellaro - tutto viene ricondotto sotto la gestione e supervisione unica del Generale Pittorru (...). Ricordo che in quel periodo il prefetto Mori ebbe modo più volte di esprimere giudizi negativi su Balducci che aveva più volte, a suo dire, lavorato in modo non regolare; d'un tratto il suo giudizio cambiò e passò per un vero e proprio ‘salvatore della patria' (...). L'anno 2004 per me è stato un anno cruciale in quanto si sono adottati i due appalti di via Boglione e via Zama. Il primo era di importo notevole, originariamente di almeno 30 milioni con un sicuro aumento sino ad oltre 52 milioni, mentre il secondo era per l'importo di 3 milioni e 200 mila euro che poi sono diventati oltre 11 milioni".

MARIO MORIMARIO MORI

"L'INFLUENZA SU ALEMANNO"
"In una occasione in cui dovevo recuperare una cartella presso il direttore - prosegue Mortellaro - trovai spillato alla cartellina un articolo di giornale che faceva riferimento alla attività della magistratura sul problema del latte blu (latte microfiltrato Parmalat); non aprii la cartella ma la percepii come una interferenza del servizio sulla vicenda in relazione all'influenza che avrebbe in proposito avuto l'allora ministro Alemanno. Mi risulta che fossero frequenti i contatti tra il prefetto Mori, l'allora ministro Alemanno che sarebbero avvenuti nei pressi dell'ufficio di Pietro Lunardi (...) dove si incontravano alle 7 di mattina".

"In effetti - dichiara Sandro Bartolozzi, tenente colonnello dell'esercito all'epoca in servizio al Sisde - nel verbale di gara del 5 marzo 2004 erano state invitate solo cinque ditte e quello che mi colpì fu la circostanza assolutamente anomala che il ribasso di tutte le imprese fosse in cifra tonda, mentre di regola i ribassi avvengono con percentuali centesimali se non millesimali. Il ribasso dell'impresa Anemone era del 6%. e non del 5%. (...). Inspiegabilmente, quel giorno (...) Mori era cambiato. Balducci (...) si rivolge a Mori portandogli i saluti del ministro Lunardi (...). A me non piacque quel clima, perché mi sembra un'atmosfera falsa, così come i saluti di Lunardi potevano essere un messaggio. Nella riunione (...) il generale Mori (...) mi toglie la parola e impone di fare a modo suo affermando che ‘l'impianto di sicurezza andrà rivisto'".

Gianni AlemannoGianni Alemanno

Poi c'è la riunione del 24 giugno 2004. Dichiara il generale dell'esercito Lorenzo Cherubini: "Venne indetta la famosa riunione del 24 giugno 2004. Mi chiede perché ‘famosa' e preciso che il giorno prima Mori, nel corso di un nostro incontro preparatorio, aveva insistito su linea di un rigoroso controllo dei nostri conti. Il giorno dopo si tenne la riunione alla quale parteciparono, da un lato, Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola e, dall'altra Mori, Sechi, io e Bartolozzi (altri dirigenti del Sisde).

De Santis a Roma Dal FAtto QuotidianoDe Santis a Roma Dal FAtto Quotidiano

(...). A un certo punto, Mori intervenne e disse: ‘Basta adesso parlo io da generale dei carabinieri. Si fa come dice Balducci'. (...). Dopo quella riunione io e Sechi venimmo accantonati (...). In quel contesto il generale Pittorru, già sostituto di Sechi, assunse il comando di questa nuova direzione (...). Pittorru (...) mi disse personalmente che Balducci era un suo grande amico. Non so se fosse amico anche di Anemone. Di certo mi disse che era grande amico di Pollari e che quest'ultimo poteva andare a casa del presidente Berlusconi senza preavviso".

Fabio de Santis e Angelo Balducci parlano ad un costruttore di RomaFabio de Santis e Angelo Balducci parlano ad un costruttore di Roma

IL PALAZZETTO DEL MINISTRO
Nel 2004 la famiglia Lunardi acquista, dall'ente del Vaticano Propaganda Fide, un palazzo nel cuore di Roma, in via dei Prefetti, a cinquanta metri dalla Camera. Costo: 3 milioni di euro. 600 mila pagati in contanti. L'ex ministro Pietro Lunardi - oggi indagato per corruzione con il cardinale Crescenzio Sepe nell'inchiesta sulla cricca - ha dichiarato che si trattava di un immobile fatiscente.

Il Palazzo di Lunardi in via dei PrefettiIl Palazzo di Lunardi in via dei Prefetti

Secondo l'accusa, in cambio dell'acquisto agevolato del palazzo, comprato dalla Immobiliare San Marco, veniva concesso, attraverso la società pubblica Arcus, un finanziamento di due milioni e mezzo di euro a Propaganda Fide, all'epoca guidata dal cardinale Sepe.

Una dipendente di Propaganda Fide, Cristiana di Mei, alle domande dei pm perugini risponde: "Cominciando dalla vicenda di Palazzo dei Prefetti in Roma, si manifestò la necessità di una sua ristrutturazione (...). Iniziano i lavori nel 2001 e si trasportarono fino al 2002 (...). I lavori riguardarono tutta la facciata del palazzo anche sul retro, primo piano, secondo piano, attico, bagno della trattoria e messa in opera ascensore. (...). Poi il palazzo è stato acquistato dal ministro Lunardi e quindi non è vero che il palazzo fosse completamente da ristrutturare. (...). Mi viene mostrato il contratto stipulato tra Propaganda Fide e Immobiliare San Marco srl (...). Noto che viene riportata la dizione ‘motu proprio', si tratta della specificazione per cui il cardinale Sepe ha operato in piena autonomia, senza alcun permesso o autorizzazione dai superiori".


(m.l. - a.mass.)

 

 
[02-02-2011]