A DECIDERE SUL DETENUTO ROMEO SARÀ DE MAGISTRIS! - C’È UN FATO SUPERIORE CHE LEGA E RIANNODA I MILLE CAPI DELL’INTRICO GIUDIZIARIO CHE DA 15 ANNI FA E SFASCIA PARTITI E LEADER NEL NOSTRO PAESE - LANZILLOTTA: IO NEL TRITACARNE SENZA MOTIVI…
1 - A DECIDERE DI ROMEO SARÀ DE MAGISTRIS
Oscar Giannino per "Libero"
Quando me l'ha detto la collega che si occupa da Napoli degli sviluppi del caso Romeo-Global service, letteralmente non ci volevo credere. Ma poi ho pensato che c'è un fato superiore, che lega e riannoda i mille capi dell'intrico giudiziario che da quindici anni fa e sfascia partiti e leader nel nostro Paese. Ma ci pensate? A pronunciarsi sulle impugnative presentate dalla difesa di Alfredo Romeo, ristretto in carcere in una cella di tre metri per tre a Poggioreale con tre altri giovani detenuti e la sola ordinanza di custodia cautelare a tenergli compagnia con le sue cinquecento pagine, sapete quale giudice potrebbe essere chiamato?
Luigi De Magistris
Ma proprio lui, mi si dice da Napoli. Luigi de Magistris. L'ex pubblico ministero d'assalto catanzarese, che con le sue inchieste Poseidone, Toghe Lucane e Why Not ha acceso benzina e cherosene sotto i fusti degli uffici giudiziari di mezza Calabria. Il De Magistris che da pubblico ministero è diventato giudice, trasferito nel luglio scorso a Napoli per decisione all'unanimità del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, in approvazione della proposta avanzata dalla Terza commissione dell'organo, dopo che nel precedente gennaio la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli aveva disposto il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale.
Decisione che naturalmente il de Magistris aveva impugnato, e che però era stata confermata dalla Cassazione. La Suprema Corte aveva pienamente confermato il verdetto, che aveva comminato al pm la censura più la pena accessoria di trasferimento di sede e funzioni, per violazione dei propri doveri d'ufficio nel condurre le inchieste che tanto scalpore avevano suscitato. Singolare Paese il nostro, in cui il Csm sanziona un pm perché viene meno ai suoi doveri, ma lo eleva per questo - come fosse una condanna - da parte del processo che era a giudice della libertà e del patrimonio di indagati, e in una sede assai più importante come Napoli.
Alfredo Romeo
Singolarissimo Paese poi, visto che nel comminargli la sanzione in realtà il Csm non ha fatto altro che accogliere un'istanza precedentemente già avanzata di propria spontanea volontà dal de Magistris stesso, il quale aveva indicato come sedi di preferenza Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Torre Annunziata e Nola. L'ex pm aveva presentato domanda a un concorso per il Tribunale di Napoli e aveva comunque il punteggio giusto per superarlo. E dunque perché fargli torto, al dottor De Magistris? Ma è da pazzi o no, che chi non ha mostrato equilibrio nel fare il pm, venga invece giudicato equilibrato per giudicare?
Non stanno a me le conclusioni. Ma porre la domanda sì, santiddio. Anche perché non pare che la coda delle polemiche su de Magistris e il suo modus operandi abbia prodotto risultati meno laceranti. Il Capo dello Stato è dovuto intervenire di persona, per indurre il Csm in un'affannata seduta straordinaria a revocare in maniera incrociata sia i capi degli uffici giudiziari di Salerno, che avevano ripreso le indagini su quelli calabresi laddove de Magistris era stato costretto a fermarsi, sia quelli calabresi che a Salerno avevano opposto il sequestro concomitante degli atti.
Luigi De Magistris
Col bel risultato che il Csm ha coperto in fretta e furia le bucce del conflitto tra uffici e capi delle Procure contrapposte, senza che a noi poveri cittadini sia stato possibile capirci un fico secco su chi aveva ragione e chi torto, nell'applicare le leggi gli uni contro gli altri.
Ora, se sarà davvero de Magistris a pronunciarsi sulle impugnative dell'indagato detenuto Romeo, per farsene una ragione bisognerà scomodare Jacques Monod, il grande biologo e filosofo, storico dell'evoluzione della vita che nel suo "Il caso e la necessità" legò insieme gnoseologia e ontologia in una specie di grande sceneggiatura. A metà tra Shakespeare e Sofocle. Ma, purtroppo, anche con punte di vaudeville alla Feydeau. Verrebbe da ridere, se non si trattasse di cose tragiche. Di questo Paese in cui si ride e piange insieme del degrado pubblico.
2 - LANZILLOTTA: IL MIO NOME NEL TRITACARNE SENZA MOTIVI
Lettera di Linda Lanzillotta al "Corriere della Sera"
Caro direttore, nelle due pagine di intercettazioni napoletane pubblicate ieri dal suo giornale si fa indiretto riferimento al mio nome.

O meglio: gli intercettati parlano di una certa Zillotta (che i magistrati ritengono sia Lanzillotta) che avrebbe avuto incarico da un certo Francesco di portare avanti un imprecisato progetto del Governo. Difficile comprendere la rilevanza che ai fini delle indagini può avere una serie di espressioni così approssimative ed oscure. Nondimeno voglio precisare che: a) non ho mai avuto rapporti con i due intercettati Di Mezza e Romeo; b) nessuno mi ha mai parlato di un progetto di loro interesse da portare avanti; c) che ogni attività di governo da me portata avanti ha sempre avuto come criterio quello dell'interesse generale del Paese (o quanto meno quello che io ritenevo essere tale) e mai quello di interessi di partito o di singoli soggetti.
Nonostante la assoluta irrilevanza delle intercettazioni voglio ribadire questi dati di fatto perché il mio «capitale politico» sta esclusivamente nella serietà delle mie proposte, nella mia credibilità e nella mia reputazione. Non accetto che tutto questo venga messo gratuitamente nel tritacarne delle intercettazioni giudiziarie e nella loro pubblicazione.







