ADDIO VOTO DEL CENTRO-CATTO-MODERATO - Ventitré mesi dopo essersi sciolta, IL PD RESUSCITA L’UNIONE - SUL PALCO, Accanto a Bersani, CI SARANNO Di Pietro, Paolo Ferrero per Rifondazione, Diliberto del Pdc, Nichy Vendola per la Sel, Bonelli per i Verdi, Nencini per il Ps e forse Pannella e Bonino - E IL CENTRO CHI LO CENTRA?...
Fabio Martini per "La Stampa"
PIERLUIGI BERSANI
Parla più del solito e scherza meno del consueto un seriosissimo Pier Luigi Bersani, nella conferenza stampa convocata a tambur battente.
Una conferenza stampa convocata per replicare alle ultime, fiammeggianti esternazioni del Cavaliere e tra le tante cose, il leader del Pd, puntualizza: «Il Pdl avrebbe dovuto riconoscere gli errori commessi nelle liste e rivolgersi collaborativamente all'opposizione. Pensate, io ho avuto soltanto una telefonata: quella di Gianni Letta che 15 minuti prima del Consiglio dei ministri mi ha gentilmente riassunto i termini del decreto».
di pietro
Sembra una notazione "filologica", un modo per dire: se ci avessero chiesto una mano, gliela avremmo anche data, la colpa è la loro. Effettivamente la telefonata di Letta in zona Cesarini si è rivelata un pro-forma e alla fine può risultare anche un buon alibi per il maggior partito di opposizione, che però - oramai è chiaro - ha deciso di giocare la partita delle liste senza mai assumere un'iniziativa politica.
Nelle ore calde della contesa, Bersani ha ripetuto: «Aspettiamo i cinque gradi di giudizio», senza mai aprire uno spiraglio, un vediamo cosa si può fare per riconsegnare la facoltà di voto ad almeno una parte degli elettori di centrodestra. E soprattutto senza mai immaginare che questa poteva essere l'occasione giusta per lanciare un messaggio ai proverbiali moderati del centro-destra, ai "furbi" scandalizzati dalla troppa furbizia, ai delusi che secondo i sondaggi sono propensi all'astensionismo anziché al passaggio di campo.
Paolo Ferrero
L'imperativo categorico del Pd, anche se non dichiarato, è limpido: recuperiamo e picchettiamo tutti i voti del nostro campo. Una scelta deliberata, quella di Bersani, coerente con la linea coalizionale con cui ha vinto il congresso Pd e che sabato pomeriggio produrrà un colpo d'occhio che pochi avrebbero immaginato di rivedere, tantomeno così presto: sul palco di piazza del Popolo, a Roma, parleranno tutti i leader di quella che è stata l'Unione di Romano Prodi e che sembrava archiviata per sempre.
grtnd16 paolo ferrero oliviero diliberto
Accanto a Bersani, ci saranno Antonio Di Pietro per l'Italia dei Valori, Paolo Ferrero per Rifondazione, Oliviero Diliberto del Pdc, Nichy Vendola per la Sel, Angelo Bonelli per i Verdi, Riccardo Nencini per il Ps e forse - ma lo decideranno oggi - anche i leader radicali Marco Pannella ed Emma Bonino.
NIKI VENDOLA Ventitré mesi dopo essersi sciolta, rinasce l'Unione? Nessuno osa dirlo, eppure in questi giorni si è consumata una scelta strategica. Sostiene Giorgio Tonini, uno dei personaggi meno faziosi della minoranza interna: «Davanti agli errori del Pdl, era possibile incassare l'evidenza della loro incapacità, gli si poteva dire: vi pretendete di cambiare le regole per conto vostro, ma noi siamo di un'altra pasta, vi tendiamo la mano, troviamo una soluzione ragionevole.
BONELLI Sarebbe stato anche un messaggio per gli elettori delusi da Berlusconi e invece si è preferito tenerci le nostre 99 pecorelle, anziché fare come il buon pastore che va a cercarsi quella smarrita». Nella scelta di Bersani c'è anche un calcolo elettorale, corroborato da segnali confortanti. Emma Bonino, a dispetto degli antichi pregiudizi comunisti nei confronti dei Radicali, sta facendo il pieno delle intenzioni di voto nell'area della estrema sinistra, frangia elettorale decisiva nelle occasioni in cui i progressisti sono riusciti a vincere le elezioni.
MARCO PANNELLA
Certo, il prezzo da pagare è quella contesa sul palco di piazza del Popolo: chi parla, come parla, guai se si sparla di Napolitano. Spiega Paolo Gentiloni, uno dei pochi dirigenti del Pd che studiano comunicazione e flussi elettorali: «Nella decisione di indire una manifestazione, il Pd ha tenuto conto del forte risentimento della base, un sentimento che rischiava di non avere sbocco. E d'altra parte non fare la manifestazione avrebbe provocato più divisioni della scelta di farla. Il mancato messaggio ai moderati? Nelle campagne elettorali i voti si spostano più facilmente in modo verticale che in modo orizzontale».
EMMA BONINO







