ALL’ALBA ELUANA HA INIZIATO A MORIRE: STACCATO IL SONDINO DELL’ALIMENTAZIONE - COSSIGA: “NAPOLITANO, DA UNA PARTE È PRESSATO DAL PD, DALL’ALTRA È MINACCIATO DALLA PIAZZA AIZZATA DA GRILLO E DI PIETRO. MA SA CHI GLI HA APERTO LA STRADA? FINI”
1 - ALL'ALBA ELUANA HA INIZIATO A MORIRE: STACCATO IL SONDINO DELL'ALIMENTAZIONE
Fabio Poletti per La Stampa
Una flebo in vena di Fenobarbital per evitare attacchi epilettici come prevede il protocollo. Il professor Carlo Defanti che spegne completamente la macchina per la nutrizione artificiale collegata al sondino nasogastrico. Due medici anestesisti inviati dalla procura che registrano l'ora - sono le sei del mattino, sono passate 72 ore dal suo arrivo a Udine, diciassette anni da quell'incidente che le ha impedito di vivere - ed Eluana Englaro inizia a morire per davvero.
berlusconi napolitano
L'équipe in camice bianco coordinata dal primario anestesista Amato De Monte - ci sono cinque donne, tra le infermiere tutte volontarie c'è pure la sua compagna - si muove che non è ancora l'alba. Sono passati tre giorni dall'inizio della «familiarizzazione» con la paziente, stabilito dal documento lungo otto pagine firmato da tutta l'équipe che giorno e notte assiste Eluana che avrebbe voluto morire pur di non vivere così.
Sono passati sette mesi dalla sentenza della Corte d'Appello di Milano. Tre da quella della Cassazione. Silvio Berlusconi non ha ancora pensato di fare una legge. Il presidente Napolitano è già sicuro di non firmarla.
I rumori della politica sono lontanissimi da questa stanzetta d'angolo con un letto di metallo e infermiere servizievoli che in silenzio, senza niente in cambio, si occupano di questa ragazza con i capelli lunghi adagiati sul cuscino, il viso spento, gli occhi aperti che guardano il nulla. A vigilare sulla quiete della stanzetta a piano terra della clinica «La Quiete» ci sono due vigilanti armati. Nessuno può entrare. Anche le polemiche rimangono fuori.
C'era il timore che la procura mandasse la polizia. «La nostra inchiesta riguarda unicamente i contenuti degli ultimi esposti», fa marcia indietro il magistrato capo di Udine Antonio Biancardi. Nel pomeriggio si sbriciola anche il tentativo del Consiglio dei ministri di fermare il protocollo avviato con la sospensione totale di ogni forma di nutrimento artificiale fin da subito.
FOTO ELUANA - STAMPA
L'avvocato Giovanni Campeis nel suo studio al terzo piano, resiste al doppio bombardamento della politica e delle telecamere: «Un decreto legge senza controfirma non ha alcun valore. Andiamo avanti nella legalità come avevamo sempre detto». Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi insiste. A sera arrivano gli ispettori del ministero che devono valutare se la casa di riposo di via Sant'Agostino ha tutti i requisiti per assistere Eluana. E' l'ennesima tempesta su «La Quiete». Non sarà l'ultima.
L'avvocato Campeis giura che l'invio degli ispettori non produrrà effetto: «Dubito del loro potere. Hanno compiti amministrativi. Non possono intervenire sull'esecuzione di un provvedimento giudiziario». Dalla clinica ripetono quello che dicono dal primo giorno: «Daremo ogni chiarimento. Siamo un'azienda pubblica indipendente dal sistema sanitario nazionale, connotata da autonomia statutaria, regolamentare, patrimoniale e gestionale. Viviamo solo di rette corrisposte da privati».
La clinica ha solo fornito quella doppia stanzetta, una è per Beppino Englaro che è rimasto a Lecco. I medici sono volontari. I volontari sono riuniti nell'associazione «Per Eluana». Si sono offerti perché ci credono. Sono stati scelti per la loro esperienza in cure palliative o in reparti di rianimazione anche se sono molto giovani. Di quello che succede fuori dalla stanzetta dove accudiscono Eluana, vogliono sapere niente. C'è troppo da fare. Troppo a cui pensare. C'è Eluana da assistere. La flebo con il Fenobarbital da controllare.
Come ogni giorno, ogni santo giorno da diciassette anni, bisogna passare una spugna sul corpo morto di questa ragazza. Bisogna controllare che non insorgano infezioni. Bisogna accertarsi che il sondino nasogastrico oramai definitivamente vuoto ma «lasciato a dimora» come prevede il protocollo, non crei problemi. Le sacche con il nutrimento artificiale oramai inutili rimangono in un angolo. Non sono acqua. Non contengono pane.
Il pane e l'acqua sono solo simboli di una protesta che davanti alla clinica va avanti da giorni. Giacomo Campagnolo da Codroipo è arrivato con due bottiglie piene di minerale: «Volevo fare la mia parte».
Su un muretto ci sono fiori gialli senza biglietto. E un foglietto scritto a penna da una Giulia tra tante: «Per il papà di Eluana: qualunque cosa decidi ti sono vicina. Dio ti sostenga».
2 - «NAPOLITANO, DA UNA PARTE È PRESSATO DAL PD, DALL'ALTRA È MINACCIATO DALLA PIAZZA AIZZATA DA BEPPE GRILLO E ANTONIO DI PIETRO. MA SA CHI GLI HA APERTO LA STRADA?»
Francesco Cramer per Il Giornale

Presidente Francesco Cossiga, Napolitano l'ha chiamata in causa per motivare il suo «no» al decreto legge sul caso Eluana.
«A dir la verità, il precedente era legato a un caso totalmente diverso. Rinviai al governo un testo per dire che bisognava prendere maggiormente in considerazione le istanze dei sindacati, in materia di sicurezza del lavoro».
Ma insomma, Napolitano ha fatto bene o no a dire che non firmerà il decreto?
«Io ho grande stima di Napolitano ma non possiamo chiedere, in nome dell'autorità che egli oggi ricopre, di dimenticare chi sono i veri suoi compagni e i suoi valori della vita e della famiglia».
Quindi il suo «no» arriva per motivazioni politiche e non solo giuridiche?
«Ricordo solo che quando vennero approvate le leggi sull'aborto e sul divorzio, i presidenti della Repubblica democratici cristiani promulgarono quelle leggi».
E secondo lei il presidente dovrebbe fare la stessa cosa oggi, suo malgrado?
«Certo, ma non possiamo chiedere a quest'uomo di lasciare nelle peste i suoi compagni partito e di cultura».
Sta dicendo che è andato in soccorso di Walter Veltroni?
«Napolitano, da una parte è pressato dal Pd, dall'altra è minacciato dalla piazza aizzata da Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Ma sa chi gli ha aperto la strada?».
Ginafranco Fini
Non ne ho idea. Dica.
«Il presidente della Camera».
In effetti Gianfranco Fini era perplesso.
«Ma certo. In fondo lui non ha mai detto di essere cattolico e cristiano ed è un fermo sostenitore di aborto e divorzio».
Torniamo al caso Eluana. Lei avrebbe firmato?
«Ma certo! Quando c'è una decisione da prendere di così alto livello, il diritto si può piegare alle proprie visioni di vita».
E le questioni di diritto?
«Ci sono. Ma nella storia ci sono stati anche i Luigi Capeto».
E i processi farsa.
«Ma certo! Non mi dica che Luigi XVI fu processato dalla Convenzione sulla base di prove. Solo il grande Saint-Just disse come stavano realmente le cose: Luigi Capeto è un criminale solo per il fatto di essere re».
Il padre di Eluana englaro
Altri tempi, però.
«E secondo lei quando decapitarono re Carlo d'Inghilterra, nella metà del Seicento, consultarono forse i grandi giuristi dell'epoca?».
Torniamo ai giorni nostri: come si esce da questo scontro istituzionale?
«Mi sembra chiaro che la vicenda si concluderà con la sconfitta di uno o dell'altro».
Berlusconi ha detto che è pronto alla sfida e che è disposto a chiedere al Parlamento di riunirsi ad horas e approvare una legge in due o tre giorni.
«Io da cittadino, da cattolico e da ex presidente del Consiglio ringrazio Berlusconi per la sua iniziativa a favore della causa della vita e contro gli assassini legali».
C'è stato un durissimo commento del Vaticano: «Siamo delusi dal Quirinale».
«Fino ad oggi i miei amici d'Oltretevere hanno scambiato la cortesia formale di Napolitano con un'adesione ai valori cattolici della vita che egli non ha».
E adesso che succede?
«Lo vada a chiedere a Paola Binetti, a Enzo Carra o a Giorgio Tonini. Così ci divertiamo».
2 - BERLUSCONI, NUOVA SFIDA AL QUIRINALE
VELTRONI: "CERCA LA CRISI ISTITUZIONALE"
Stampa.it
Silvio Berlusconi, arrivando a Cagliari per una per la campagna elettorale a sostegno del candidato Pdl Cappellacci, lancia un vero e proprio appello ai medici affinchè non facciano in modo che Eluana Englaro muoia.
«Francamente dei professionisti come i medici sono votati a salvare la vita umana, non capisco come possano invece impegnarsi in una azione che porta sicuramente alla morte attraverso anche delle crudeltà come quelle di privare l'organismo umano di cibo e acqua.
Oltretutto -continua il Premier parlando con i giornalisti in prefettura- Non vedo perchè ci debba essere così tanta fretta, sono veramente stupito».
Per il Presidente del Consiglio sulla vicenda Eluana Englaro ci sono «due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall'altro quella della cultura dello statalismo e della morte. Noi siamo per la cultura della vita e della libertà».
Parlando poi della vicenda che ha coinvolto il Presidente Napolitano Berlusconi sottolinea: «Immaginavo francamente, con l'ottimismo che mi è naturale, che si potesse superare da parte del Colle le posizioni legate a fatti giuridici che non sono condivisibili, ciò anche in considerazione del fatto che il decreto del governo è stato fatto per salvare una vita umana».
Silvio Berlusconi invita poi a non strumentalizzare le divergenze fra Palazzo Chigi e la Presidenza della Repubblica sul caso Englaro. Concludendo il Premier non può fare a meno di ribadire di «non condividere i rilievi mossi dal Colle: con questo strumento - afferma il Cavaliere - il governo interviene per salvare una vita.
Senza questo intervento la cittadina Eluana sarebbe stata l'unica cittadina italiana a morire». Ma dal presidente del Consiglio giunge anche un nuovo affondo contro il Colle, il cui intervento sulla vicenda di Eluana «conteneva anche una implicazione grave di una eutanasia introdotta nel nostro ordinamento senza una disposizione di legge».
La lettera del Quirinale arrivata ieri in cdm «era piena di contenuti con riferimenti a tratti e leggi che a nostro avviso trascuravano la verità su questo caso, che è quello di una vita umana a rischio», ha detto Berlusconi.
L'opposizione insorge. Per Veltroni il tentativo di Berlusconi, che «prescinde dal merito drammatico della vicenda» serve per usare la questione «come messa in crisi o in tensione del nostro sistema istituzionale. È un atto di totale irresponsabilità».
Eluana
«Il fastidio per ciò che diverge dalle opinioni del premier, il quale sostiene che chi la pensa diversamente da lui sia un ostacolo da rimuovere, ha dentro di sè una sottile venatura autoritaria, e bisogna dirlo con responsabilità» è la denuncia del segretario del Pd.
Sulla stessa linea anche Bersani: «Il presidente del consiglio non si trattiene neanche davanti a casi umani drammatici, il suo sforzo di dire "qui comando io" va avanti anche a costo di lesionare i pilastri della democrazia repubblicana», sostiene il ministro del governo ombra dell'economia del Pd.
«Credo - ha detto Bersani - che in queste ore la gente abbia di fronte questo grandissimo tema umano. Io spero che i prossimi giorni portino più miti consigli al Governo. Spero che Berlusconi si renda conto dello strappo micidiale che ha prodotto e che ci sia possibilità di rasserenare il clima».







