Goffredo De Marchis per La Repubblica
Un legame strettissimo. Giulio Andreotti divenne presidente della Fuci, la federazione degli universitari cattolici, durante il papato di Pio XII. Fu lo stesso Papa a indicarlo per quel ruolo chiamandolo a prendere il posto di Aldo Moro. Ma si conoscevano da prima, da quando Pacelli era monsignore. Vicini di casa, nel centro di Roma. Andreotti frequentava la casa della sorella del futuro Pontefice.
Il senatore a vita ha sempre difeso Pio XII, ne ha esaltato il ruolo storico e spirituale, lo ha protetto dalle accuse di reticenza sull´Olocausto. Continua a farlo anche adesso, dopo che il Vaticano ha compiuto l´ultimo atto preliminare (il decreto sulle virtù eroiche) prima della beatificazione.
Giò Stajano e Andreotti
Papa Pio XII
La comunità ebraica ha contestato duramente la scelta di Ratzinger. Ha esagerato?
«Non si apre una polemica politica su una decisione di questo tipo. La reazione degli ebrei mi ha provocato molto dolore. Certi argomenti vanno lasciati agli organi competenti, punto e basta».
Però il Vaticano sembra aver accolto le critiche. La beatificazione di Wojtyla e di Pio XII avverranno in due momenti diversi.
«Ero già sicuro che sarebbe andata così. La Chiesa non ha mai molta fretta e penso che si sarebbe presa del tempo anche senza le polemiche. Sono decisioni che viaggiano su binari diversi da quelli che noi, povera gente terrena, conosciamo. Le scelte sui beati sono a lungo termine, meglio andare coi piedi di piombo. C´è la valutazione dei miracoli, altri passaggi spirituali che noi di quaggiù non riusciamo ad afferrare».
L´opinione degli ebrei può bloccare il percorso che arriva alla beatificazione?
«Ma no, si figuri. Tutto si svolgerà nei tempi previsti».
Che ricordo ha di papa Pacelli?
«L´ho conosciuto bene. La mia ammirazione per lui è straordinaria, sconfinata. Era un sant´uomo. Il processo canonico farà il suo corso, anche lento, e alla fine si dimostrerà ciò che chi ha frequentato Pio XII sa da sempre».
andreotti giulio
Papa Pio XIIÈ il Vaticano a dire che la ricostruzione storica non si ferma, che gli approfondimenti continueranno anche adesso che è stato firmato il decreto sulle virtù eroiche.
«Per gli altri non posso parlare, per quanto mi riguarda non ho bisogno di alcun approfondimento. Ero presidente della Fuci negli anni della Seconda guerra mondiale. Frequentavo la Santa sede, incontravo il Papa. So bene, meglio di tanti altri, quali furono i suoi ordini, emanati in quelle settimane alle parrocchie, alle associazioni cattoliche: aprite tutte le porte agli ebrei. Io ricevetti le disposizioni del Papa personalmente. Non ho bisogno di leggere gli atti per capire che non c´è niente di vero nelle accuse di antisemitismo o di silenzio sulle deportazioni».