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BARBARA PALOMBELLI INSORGE CONTRO IL BEL PAESE DEL CHIAGNE E FOTTI (COSSIGA) - "TANTA SUPERFICIALITÀ, MOLTA FRETTA, NUMEROSI “COCCODRILLI” IMBALSAMATI E NESSUNA COMMEMORAZIONE PUBBLICA. E COSSIGA NON SI MERITAVA NEMMENO QUELLA DEFINIZIONE SPREZZANTE DEL SUO AMICO DI UN TEMPO, EUGENIO SCALFARI: “UNA METEORA”. NO, FRANCESCO NON È STATO UNA METEORA NELLA POLITICA. E QUANDO SCALFARI E DE MITA LO CANDIDARONO AL QUIRINALE, EGLI FU ELETTO QUASI ALL’UNANIMITÀ" - "IL PARADOSSO DELLA SCOMPARSA DI COSSIGA – LUI SE LO ASPETTAVA, FORSE – È CHE I PIÙ COMMOSSI SEMBRAVANO ALLA FINE PROPRIO QUEI BRIGATISTI CHE TENNERO PRIGIONIERO MORO, GLI AVVERSARI-COMPLICI DEL DELITTO PIÙ ATROCE DEL DOPOGUERRA"

Barbara Palombelli per il Foglio

cossiga morocossiga moro

Tanta superficialità, molta fretta, numerosi "coccodrilli" imbalsamati, tirati fuori dai cassetti virtuali degli archivi. Succede, a chi muore nei giorni di festa, di essere accompagnato in modo sgangherato nell'ultimo viaggio terreno. Gli amici e i familiari, attoniti, cercavano di rispettare le ultime volontà (dove si alludeva a funerali privati e ad una cerimonia pubblica che nessuno ha proposto, un'insolenza in un Paese dove si commemora anche il caciocavallo).

I beneficiati dal defunto - numerosi - tacevano o inviavano un necrologio formale. I notisti di turno, sfiancati dal caldo, davano il minimo. Il paradosso della scomparsa di Francesco Cossiga - lui se lo aspettava, forse - è che i più commossi sembravano alla fine proprio quei brigatisti che tennero prigioniero Aldo Moro, gli avversari-complici del delitto più atroce del dopoguerra nazionale.

COSSIGACOSSIGA

Lui se l'era cercata, una fine così poco solenne, sussurrano quelli che aveva attaccato con il piccone (cioè tutto il teatrino e l'intera compagnia). Si nasce e si muore da soli, e la solitudine fu la sua vera compagna nelle notti infinite in cui la porta dell'amore coniugale restava chiusa, un dolore muto e indicibile che segnò tutte le giornate vissute , accompagnando le depressioni e le alterne euforie.

Lo avrà fatto terribilmente infuriare - sempre che lassù, dove inventarono le Tavole originali, arrivi la Repubblica.it su tavoletta Ipad - quella definizione sprezzante del suo amico di un tempo, Eugenio Scalfari: "una meteora".

FRANCESCO COSSIGA BARBARA PALOMBELLIFRANCESCO COSSIGA BARBARA PALOMBELLI

No, adorato maestro Eugenio, Francesco non è stato una meteora nella vita politica italiana. E quando tu e Ciriaco De Mita - insieme, ma l'ex leader dc mi disse che a fare il suo nome per primo fosti proprio tu - lo candidaste al Quirinale, egli fu eletto quasi all'unanimità (protestarono molto i radicali e non lo votò fra gli altri un socialista, Roberto Cassola, che preferì passeggiare in Transatlantico con chi scrive, invece di deporre la sua scheda).

EUGENIO SCALFARIEUGENIO SCALFARI

E' stato un testimone, spesso troppo coinvolto nei fatti che lo hanno visto agire e magari sbagliare (eventualmente non da solo, ma questo dettaglio è sfuggito quasi a tutti). Testimone della complessità e nemico delle semplificazioni, si autodefinì: era un cattolico liberale, democristiano.

Il giudizio storico arriverà a suo tempo, ma lui non nascose mai a sé e al mondo la consapevolezza che l'Altro è dentro di noi, che male e bene, giusto e ingiusto, si ridefiniscono ogni giorno. Tragicamente, nella società italiana condizionata da poteri tuttora misteriosi, poté tentare di capire e salvare un rivoluzionario figlio di un onest'uomo come Donat Cattin e contribuì a condannare un uomo eccezionale come Moro per ordine delle ragion di Stati (esteri).

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Quando, nel 1989, con il Muro, caddero tutte le reti in cui si sentiva impigliato - militari, internazionali, riservate e palesi - quel tormento interiore prese una forma pubblica, una sorta di confessione in diretta. I suoi ultimi vent'anni sono stati un lunghissimo testamento recitato in libri, interviste, lettere, minacce, lusinghe, utilizzando le malattie come forma di condivisione e di espiazione.

Mario MorettiMario Moretti

Non temeva i giudizi altrui (casomai il disinteresse, quello sì). Sapeva di essere una personalità multipla, specchio di tante facce e di tanti personaggi . Difficile, anche giornalisticamente, liquidarlo come una meteora. Le tracce lasciate da Cossiga, il suo portare la politica al popolo ben prima dei grandi comunicatori - negli stessi anni e in parallelo con un altro sardo fin'allora taciturno assai , come Mariotto Segni, singolare coincidenza - la sua incessante fiducia nella capacità delle istituzioni di plasmare gli uomini e non viceversa, il format della diccì spiegato ai Di Pietro prima, ai D'Alema e Berlusconi poi, ci daranno molto da riflettere in futuro.

Sentiremo la mancanza di un interlocutore profondamente legato ad un Paese che gli dette assolutamente tutte le poltrone più importanti, chiamandolo a responsabilità forse persino eccessive, forse così insostenibili da costringerlo a vivere i sentimenti privati, umani, in modo troppo emotivo. Era autentico, il suo percorso di sofferenza, ed è stato svelato sinceramente. Così sinceramente da non meritare neppure una commemorazione pubblica?

 

 
[01-09-2010]