BETTINO PER SEMPRE – ANNA CRAXI: “LA PARABOLA DISCENDENTE DI MIO MARITO COMINCIÒ CON SIGONELLA, POCO DOPO INIZIÒ LA PERSECUZIONE POLITICA DELLA NOSTRA MAGISTRATURA” – “BETTINO NON HA MAI RUBATO NULLA A NESSUNO”


Testo e foto di Franco Bucarelli per “Visto”

 

bettino craxi

«Sono trascorsi quindici anni dalla sua morte, ma a me sembra di vederlo ancora qui, seduto in questa poltrona, quasi sommerso da pile di giornali, scritti, fax e documenti di ogni genere, ammonticchiati su questo tavolo, il suo preferito». Anna Maria Moncini Craxi, 80 anni portati con classe anche dopo una fastidiosa flebite, parla con voce pacata, ricordando suo marito Bettino Craxi, morto a 66 anni, il 19 gennaio 2000, qui in Tunisia, dove si era rifugiato per sfuggire all’arresto, poco prima di subire una condanna a diversi anni di carcere nel periodo di Tangentopoli.

 

Il caldo sole della Tunisia illumina il meraviglioso giardino di villa Craxi, che non ha alcun nome all’esterno. Ma basta chiedere a qualunque tassista di Hammamet dove si trova, e vi portano direttamente. La signora Anna non ama concedere interviste, perché preferisce un dignitoso silenzio. Ma io sono stato un vecchio amico del marito, sin da quando, giovane funzionario del suo partito, venne a lavorare a Roma, dove c’incontravamo all’Osteria dell’Orso. Per questo sua moglie ha concesso a Visto questo eccezionale colloquio.

ANNA E BETTINO CRAXI

 

«Mio marito non ha mai rubato nulla a nessuno», continua Anna Craxi, «e quei soldi li ha impiegati per la vita del partito. La prova evidente è che qui viveva soltanto con la sua pensione di parlamentare. Senza nessun deposito milionario in banche straniere, come altri personaggi della politica italiana. Spesso passava il suo tempo dipingendo vasi tricolori. Oppure chiacchierando con la gente umile, come i pescatori di Hammamet».

 

Signora Anna, suo marito però, direttamente o indirettamente, è stato pienamente coinvolto nell’inchiesta nota come Tangentopoli.

ANNA E BETTINO CRAXI

«Certo, ma era il capo di un partito che, come tutti gli altri partiti facevano all’epoca, si manteneva con finanziamenti leciti e anche irregolari, a cui hanno concorso i maggiori gruppi economici ed industriali d’Italia, pubblici e privati. Il Pci, Partito comunista italiano, accettava persino di essere finanziato dal governo dell’Urss, e nessun giudice ha mai osato mettere bocca. Lei ha un’idea di cosa costasse la vita di un partito? C’era da organizzare convegni, periodici, pagare la struttura organizzativa, i manifesti, i viaggi dei funzionari e cento altre spese ingenti, che servivano a un’attiva presenza democratica, nella vita del Paese».

 

Quando è cominciata la parabola discendente di Bettino Craxi, presidente del consiglio italiano?

«Credo l’11 ottobre 1985, quando aerei da guerra americani dirottarono un velivolo egiziano, con a bordo alcuni palestinesi, sulla base di Sigonella in Sicilia, per catturare due ricercati arabi. Mio marito si oppose con molta durezza e non consegnò i due latitanti. Fu un grande e inaspettato gesto di dignità nazionale, e un grosso schiaffo per il presidente Ronald Reagan. Poco dopo iniziò la persecuzione politica anche ad opera della nostra magistratura, che voleva scardinare il sistema politico italiano».

BETTINO CRAXI SEGUITO DALLA MOGLIE ANNA E DA CLAUDIO MARTELLI

 

Signora Craxi, sono stato a visitare la tomba di suo marito. Alì, il guardiano del cimitero, mi ha detto che in questi quindici anni sono venuti migliaia di italiani, sia per ammirazione verso l’uomo di Stato, sia per semplice curiosità. Sono stati riempiti ventisei libri pieni di commenti lusinghieri, ma anche di qualche invettiva, scritti su quelle pagine sistemate accanto al bianco loculo. Perché le sue spoglie non riposano in Italia?

«Perché Bettino volle espressamente rimanere qui, in questa terra ospitale, dove ancora oggi la famiglia Craxi è circondata dall’affetto di questa gente semplice, alla quale mio marito ha fatto anche molto bene. In occasione dell’anniversario dei quindici anni dalla morte, i miei figli, Stefania e Bobo, porteranno qui, ad Hammamet, uno splendido busto del padre in bronzo, che le autorità tunisine vogliono sistemare sulla strada che gli hanno intitolato.

 

Ad Hammamet amici e ministri ricordano Craxi

Al ristorante Achour, dove spesso mangiavamo, c’è ancora una sua foto, segno evidente della sua popolarità in terra tunisina. Bettino mi disse: “Non consentirò ai miei nemici di riscrivere la storia”.

 

E io sono certo che il tempo galantuomo restituirà alla figura di quest’uomo politico la sua giusta statura. Il suo funerale avvenne di notte, la salma trasportata su un furgone Transit e sepolta nella sabbia, sotto le mura dell’antica Hammamet, a fronte mare. Io non tornerò più in Italia, e gli ho promesso di riposare per sempre accanto a lui, un italiano che non piegò mai il capo dinanzi alle ingiustizie ed alla prepotenza straniera».

cerimonia ad Hammamet con amici e ministri in memoria di Bettino Craxi - la figlia Stefania

 

Signora Craxi, le confesso che mi ha colpito molto un passo del libro scritto da suo marito dove, venti anni prima, profetizzava quello che è l’Europa oggi. Infatti scriveva: “Sarà in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre il governo italiano sarà costretto a rinegoziare i trattati, perché diventati obsoleti e pericolosi”. Parole che, indubbiamente, denotano una notevole visione politica.

«È vero. Mio marito pensava sempre al futuro, perché si aggrappava alla speranza di poter tornare nella sua patria da uomo libero. Aveva dedicato al nostro Paese tutta la sua vita, sin dalla più giovane età, e non ha mai accettato di essere trattato come un delinquente comune, considerando quanto gli era accaduto come una vera infamia. Mi diceva di non conoscere la felicità, perché la sua vita era stata una corsa ad ostacoli e non si era mai fermato, per dire a se stesso: adesso sono un uomo felice».

cerimonia ad HAmmamet in memoria di Bettino Craxi - la moglie Anna insieme alla figlia Stefania - In mezzo alle due donne il ministro degli Esteri tunisino Kamel Morjane - Sulla destra i ministri Bru