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BLA-BLA-BLAIR – DALLA MORTE DI DIANA ALLA “CONSOLAZIONE” CON L’ALCOOL, TONY RICORDA CON RABBIA – NON DITE A VELTRONI E D’ALEMA CHE IL RE DELL’ULIVO MONDIALE PREFERISCE BERLUSCONI (SIMPATICO) A PRODI (PERMALOSO) – IL CAVALIERE INFOJATO APPREZZERÀ ANCHE LE PAROLE SULLE SCAPPATELLE DEI POLITICI: “A VOLTE C’È BISOGNO DI UNA FUGA PICCANTE DALLA PRIGIONE DEL SELF CONTROL POLITICO”…

1 - IL DIARIO SEGRETO DI BLAIR, DA LADY D AL CAVALIERE...
Roberto Zichittella per "il Riformista"

Il libro di Tony BlairIl libro di Tony Blair

Ottocentoventitré pagine per raccontare un viaggio lungo dieci anni, cominciato nel maggio del 1997 e terminato nel giugno del 2007. Tony Blair non si risparmia nelle sue attesissime memorie uscite ieri in contemporanea mondiale (in Italia le pubblica Rizzoli). «Volevo mantenere lo stesso ritmo e la stessa energia in tutto il libro. Per questo forse, ho impiegato tre anni a scriverlo», confida Blair nell'introduzione.

Le memorie dell'ex premier britannico non deludono. Ci fa stare il pubblico e il privato, gli aneddoti e le analisi politiche, i retroscena e qualche gustoso ritratto di protagonisti della vita politica britannica e internazionale. Non manca nulla: l'11 settembre 2001 e la guerra in Iraq, lady Diana e gli accordi di pace in Irlanda del Nord, le beghe di potere nel Labour e i difficili rapporti con la stampa. La nascita di un leader.

Blair e Brown (Ansa)Blair e Brown (Ansa)

Le prime 160 pagine raccontano il trionfo elettorale del maggio 1997, i primi passi da leader e anche la difficile stesura del programma del New Labour. Blair confida di essersi quasi spaventato dalle proporzioni della vittoria elettorale, fino al punto di temere di aver fatto qualcosa di incostituzionale («avevo tutte le intenzioni di sconfiggere i Tory, e di farlo bene, ma non pensavo li avremmo addirittura spazzati via»).

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A proposito della nascita del New Labour, Blair racconta che la battaglia dentro il partito fu dura. «Se non erano disposti ad accettare il New Labour - scrive - avrebbero dovuto scegliersi un altro leader».

LADY DIANA - Blair fa una confessione. Si pente di aver usato l'espressione «principessa del popolo» nel commemorare ufficialmente Lady Diana dopo la sua tragica morte a Parigi. «Troppo sdolcinata e forse un po' eccessiva», ammette ora Blair. L'ex premier racconta il suo primo e ultimo incontro con la principessa, nel quale le espresse con delicatezza le sue perplessità per la relazione con Dodi Fayed.

Blair fece subito una dichiarazione pubblica dopo la morte di Diana, mentre colpì il silenzio della regina, apparentemente indifferente all'ondata di commozione che investì l'opinione pubblica nel Regno Unito. Alla fine Elisabetta si rivolse alla nazione, ma al contrario di quello che si è sempre detto, non fu Blair a sollecitarla in modo diretto. Blair ammette che tra lui e la regina «non c'era nessun punto di contatto», così non osò chiamarla e invece preferì rivolgersi al principe Carlo. «Lo chiamai da Downing Street e capii subito che avevo fatto la cosa giusta», ricorda.

L'IRLANDA DEL NORD - Fuori dal Regno Unito il tema non sarà avvincente come l'Iraq, ma Blair ha vissuto le trattative di pace per l'Ulster con grande impegno e determinazione. In oltre 50 pagine Blair racconta soprattutto gli estenuanti negoziati a porte chiuse, non privi di esilaranti malintesi. Come quando gli unionisti chiesero di chiudere Maryfield, un segretariato istituito dalla Thatcher per le questioni anglo-irlandesi.

In un primo momento Blair e gli uomini del suo staff restarono increduli. Erano convinti che gli unionisti volessero far abbattere Murrayfield, lo storico stadio da rugby di Edimburgo. Questo episodio, ricorda Blair, «dà la misura del nostro completo isolamento nel cenobio negoziale».

L'11 SETTEMBRE, L'AFGHANISTAN E L'IRAQ - Sono più di un centinaio le pagine dedicate agli eventi scatenati dagli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. Quel giorno Blair era a Brighton per tenere un discorso al congresso dei sindacati. La notizia degli attacchi gli fu data da Alistair Campbell, il suo fidato spin doctor e consigliere. Campbell entrò nella stanza di Blair, accese il televisore e gli disse: «Farai meglio a guardare qua». La sera stessa Blair rivolse alla nazione un messaggio televisivo nel quale promise: «Resteremo fianco a fianco con i nostri amici americani».

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"Fianco a fianco", scrive Blair, divenne una specie di slogan. Sulla guerra in Iraq da Blair non arrivano clamorose autocritiche, ma l'ex premier offre un'analisi ragionata di quanto è successo e ammette comunque alcuni errori. «Il dopo-Saddam - scrive - è stato più sanguinario, più orribile, più terrificante di quanto chiunque avesse potuto immaginare». Altra ammissione: «Dovremmo essere costruttori di nazioni (...) in Iraq abbiamo chiaramente sbagliato su questo punto».

LA STAMPA - In tutto il libro di Blair c'è una critica strisciante verso la stampa, accusata di averlo spesso osteggiato (secondo lui, anche per un pregiudizio sfavorevole nei confronti dei laburisti). Blair lamenta la politica urlata, che sembra far colpo sui media molto più della politica ragionata: «Lanciare qualcosa, disturbare, attaccare, creare scompiglio significa essere preso in considerazione e veder legittimato il proprio punto di vista».

GORDON BROWN - Amici, alleati, rivali. Il rapporto fra Blair e Gordon Brown non è mai stato facile. «Sicuramente - ammette Blair - non ho mai saputo prendere Gordon nel modo giusto nelle situazioni di tensione. Forse ci conoscevamo troppo bene e, come una coppia di coniugi litigiosi, davamo libero sfogo alle emozioni prima di riflettere». Da qui incomprensioni a non finire. Blair ammette che a volte Brown è stato «esasperante», ma gli riconosce di essere anche «forte, competente e brillante».

Militari Usa Elicottero in IraqMilitari Usa Elicottero in Iraq

PRODI E BERLUSCONI - Nelle memorie di Blair non mancano i ritratti di alcuni dei protagonisti della scena politica internazionale, compresi Prodi e Berlusconi. Di Prodi Blair ricorda una telefonata non molto amichevole quando la Gran Bretagna assunse la presidenza semestrale dell'Unione europea e fu deciso di scegliere come effigie dell'Italia, da usare come logo per le cravatte ufficiali, l'immagine di una pizza. «Spesso Romano era un po' difficile da seguire - scrive Blair - ma in quell'occasione era stato chiarissimo: "Ehi Tony, tu insulti il mio Paese. Non abbiamo solo la pizza, sai».

Berlusconi viene invece lodato per aver sostenuto la candidatura di Londra come sede delle Olimpiadi del 2012. Blair gli chiese aiuto durante la sua visita privata in Sardegna (quella in cui Berlusconi, reduce da un trapianto di capelli, accolse Tony e Cherie Blair con la testa avvolta in una bandana). Berlusconi assicurò il suo interessamento per «l'amico Blair». «Questo comportamento - scrive l'ex premier - è tipico di Silvio ed è per questo che lo ammiro. Quasi tutti i politici promettono, ma poi non combinano nulla. Lui non aveva promesso: aveva agito».

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L'ALCOOL - A sorpresa Blair dedica un ventina di righe al suo rapporto con l'alcool. Ammette che il suo consumo di alcolici era «indubbiamente elevato»: whisky liscio o gin&tonic prima di cena, un paio di bicchieri di vino o mezza bottiglia a pasto. «Niente eccessi, mi ero imposto un limite. Ma mi resi conto che bere era diventato una consolazione».

2- BLAIR: «LE SCAPPATELLE DEI POLITICI? FUGA DALLA PRIGIONE DEL SELF CONTROL». L'EX PREMIER BRITANNICO «A VOLTE C'è BISOGNO DI RIFUGIASI SU UN'ISOLA REMOTA DI PIACERI, LONTANO DA TUTTO»...
Da "Corriere.it"

Le scappatelle dei politici? Un modo per uscire dalla «prigione del self control» imposta dalla loro vita pubblica. A dirlo è l'ex primo ministro britannico Tony Blair nel suo libro di memorie ("A Journey", "Un viaggio") in uscita in questi giorni in Gran Bretagna.

«I politici devono essere estremamente controllati - scrive - ma l'istinto della libertà li spinge a fuggire da questa prigione». «Quando arriva il momento dell'incontro, così eccitante, così piccante, così privo di self control - sostiene Blair - di colpo si viene trasportati fuori da un mondo d'intrighi, di questioni, di macchinazioni senza fine, di cose serie su cose serie, e si finisce su un'isola remota di piaceri, lontano da tutto».

Berlusconi in SardegnaBerlusconi in Sardegna

L'ex premier, per evitare equivoci con la moglie Cherie, si affretta ad aggiungere che, naturalmente, tutto ciò «non è una scusa» sufficiente. L'ex primo ministro commenta infine che il vecchio adagio secondo il quale il potere è un afrodisiaco non può che essere vero, dato che molti politici «hanno decisamente un punteggio basso nella scala della bellezza fisica».

IL COMMENTO - Una teoria, quella di Blair, che non convince pienamente lo psichiatra e sessuologo Alberto Caputo, membro del consiglio direttivo dell'Aispa (Associazione italiana di sessuologia e psicologia applicata) e fra gli autori del libro-guida 'Schifoso traditore. Come riconoscere le tracce dell'infedeltà».

«Le scappatelle amorose dei politici? Più che una via di fuga per sottrarsi all'autocontrollo imposto dal ruolo istituzionale - afferma - sono un 'effetto collaterale' di quella onnipotenza narcisistica che contraddistingue ogni vero leader».

 

 
[02-09-2010]