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BOSSI DI SEPPIA – LA RIVOLUZIONE VENETA NON è UN PRANZO DI GALAN - ZAIA IN POLE: LASCEREBBE LA POLTRONA DA MINISTRO DELL’AGRICOLTURA VUOTA A FAVORE DI UN BERLUSCONE – MA LA LEGA TEMPOREGGIA: PRIMA DI CEDERE IL MINISTERO VUOLE ESSERE CERTA DELLE VINCITE SIA DI ZAIA IN VENETO CHE DI COTA (a rischio) IN PIEMONTE …

Giovanni Cerruti per "La Stampa"

bossibossi

Questa è la storia di uno che va e uno che viene, una storia lenta, al ritmo della gondola. Quello che se ne va e si sente cacciato, tradito e offeso, è furibondo e tace. Quello che arriva a fine marzo, il nuovo Governatore, avrà cinque anni di vista sul Canal Grande e da lì su tutto il NordEst, è di splendido umore e tace pure lui.

Tanto a che servirebbero le ciàcole, le dichiarazioni di finto stupore, la sorpresa, era già tutto scritto da quest'estate. Via Giancarlo Galan, avanti Luca Zaia. L'avevano deciso Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. O meglio, una richiesta di Bossi che Berlusconi proprio non poteva rifiutare.

Luca ZaiaLuca Zaia

La partita delle regionali di marzo la Lega se l'è giocata e se la sta giocando al meglio. In questo, nelle mosse che ricordano il biliardo, Bossi resta un maghetto. Il restroscena, ad esempio, è questo. Zaia è ministro dell'agricoltura, se viene annunciata subito la sua candidatura ci sarebbe la fila di quelli che invocherebbero le sue dimissioni dal governo. Bossi, dichiarazione di ieri mattina a Montecitorio, prende tempo: «Confermo solo la candidatura di Roberto Cota per la Regione Piemonte, in Veneto il candidato lo decideranno i nostri». Piccola bugia, il candidato in Veneto è sempre stato, e resta, il ministro Luca Zaia.

C'è chi va e chi viene, come il povero Galan o l'emergentissimo Zaia. E c'è anche chi, a Roma, si sta giocando una partita oggi vinta da Bossi. «Se Zaia va al posto di Galan il ministero dell'agricoltura deve andare a uno del Pdl», hanno replicato i triumviri del Pdl, Bondi-La Russa-Verdini, ben sostenuti da Gianfranco Fini. Nella trattativa, nel gioco sulla sponda del biliardo, uno come Bossi non poteva che rispondere sì, tanto che tra i reduci di Alleanza Nazionale l'ex sindaco di Benevento Pasquale Viespoli, dopo anni da sottosegretario era finalmente chiaMato ministro. E invece no. Bossi dice non ancora.

Giancarlo GalanGiancarlo Galan

La regola del biliardo è mettere in difficoltà l'avversario. Mai sfidare Bossi, in questo gioco. E infatti succede, e sta accadendo, quanto segue. La Lega rinuncia al Ministero dell'Agricoltura solo in caso di accoppiata vincente, Zaia in Veneto e Cota in Piemonte. Mica fessa la mossa di Bossi. Sa che in Piemonte è più dura. Nei sondaggi veneti Zaia ha via libera, ha un consenso che quasi affianca Berlusconi, batterebbe un chiunque. Per Cota non è così, e Bossi non si fida, ben si ricorda la disavventura di Domenico Comino, candidato sindaco di Torino fucilato dal non voto del centrodestra, e soprattutto di destra.

ROBERTO COTAROBERTO COTA

Dunque aspettare. Incassare la duplice accoppiata, Veneto a Zaia e Piemonte a Cota, e poi cedere il ministero a Viespoli o ad altri. «Deciderà Berlusconi», dice il ministro degli interno Roberto Maroni. E parla al futuro, sempre che la duplice accoppiata riesca. Così il ministro Zaia, indirettamente, sta trovando voti a Cota, il capo dei deputati leghisti che in Piemonte non è così sicurissimo di vincere. Insomma, andasse così, andasse bene per la Lega, sarebbe un'altra bella mossa vincente di Bossi. Datemi i voti in Piemonte e vi lascio un ministero. A Viespoli. O ad Adolfo Urso, secondo le ultime voci romane.

Adolfo UrsoAdolfo Urso

Ora ministro, tra cento giorni governatore del Veneto - e non solo secondo i sondaggi- Luca Zaia evita i commenti. Lui, che è un sessantottino («Ma solo perchè sono nato in quell'anno lì...») fa finta che sia tutta una ciacola, voci, un si dice che. Starà zitto, almeno fino a quando la Lega non dirà che lui è il candidato, il nuovo Governatore voluto da Bossi. Potrebbe capitare già domani, visto che si riuniscono i leghisti veneti, e proprio per decidere chi sarà il Candidato. Tra i vicentini di Manuela dal Lago, i veronesi di Flavio Tosi, ei trevigiani di Zaia e Giampaolo Dozzo, non è che si amino troppo. Passerà.

Non sta passando a Galan, il Governatore che se ne andrà. Le cronache venete già sussurrano di una terribile telefonata dell'altra sera, quando Berlusconi ha annunciato lo sfratto all'amico. Non gli ha risposto male, Galan, ma pare gli abbia buttato giù il telefono. E poi se n'è andato lontano da tutti, perfino dal suo portavoce, a smaltire questa delusione che è peggio di una sbornia maledetta. L'altro, quello che gli prende il posto e la vista sul Canal Grande, il motoscafo e il titolo di Governatore, pure lui sta zitto. «Parli Bossi». Che ha già parlato, Zaia e Cota. Duplice accoppiata o non mollo il Ministero.

 

 
[18-12-2009]