BR COL MOUSE? - PER I SERVIZI SEGRETI CI SONO RISCHI DI ATTI EVERSIVI DA PARTE DI FRANGE ANARCO-INSURREZIONALISTE E MARXISTE-LENINISTE - IL VERO FRONTE ADESSO È INTERNET: DALLA RETE POSSONO PROVENIRE NUOVE MINACCE, SOPRATTUTTO ISLAMISTE - SENZA CONTARE IL PERICOLO DI INFILTRAZIONI MAFIOSE NELLE GRANDI OPERE, PRIMA FRA TUTTE L’EXPO 2015...

Da "Repubblica.it"

"L'incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi antagonisti già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità". E' l'allarme lanciato dai servizi nella Relazione 2012 sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

In un quadro di questo genere, spiegano gli analisti del Dis, "si prospetta il rischio di una intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti". E in prospettiva persiste il pericolo che "un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale, elevando i sentimenti di allarme nella popolazione, possa costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l'azione delle frange che mirano alla radicalizzazione dell'offensiva sociale".

L'antagonismo sociale. "Dinamiche violente - si legge nella Relazione - hanno continuato a caratterizzare la mobilitazione contro l'Alta Velocità in Val di Susa, assurta negli ambienti antagonisti a modello esemplare di lotta: la protesta, già connotata in chiave ambientalista e antigovernativa, ha assunto una specifica valenza nell'ottica antirepressiva, a seguito dei numerosi arresti di attivisti no Tav".

"Un ruolo trainante", secondo gli 007, rivestono "le frange anarco-insurrezionaliste, principali protagoniste delle azioni radicali nella Valle, determinate ad alimentare la protesta contro la Tav superandone i limiti localistici per diffondere il 'conflitto' nei territori". Ed "ulteriori fermenti di lotta si registrano contro la linea Verona-Brennero, in Trentino Alto Adige, e la tratta Genova-Milano, nell'ambito del progetto denominato Terzo Valico per la linea Genova-Rotterdam. Ciò a testimonianza di una contaminazione dello schema contestativo anche in relazione ad altri interventi infrastrutturali che interessano il Paese. Si è confermato il ricorso ad azioni continue ma di 'bassa intensità, secondo una prassi (cosiddetta 'strategia di logoramento') ritenuta cautelativa per gli antagonisti ma fortemente onerosa per l'azione di contrasto".

"Un eventuale inasprimento delle tensioni sociali legate al perdurare della crisi" potrebbe indurre le componenti eversive dell'estremismo marxista-leninista, oggi marginali, "ad intensificare gli sforzi per superare divergenze e frammentazioni interne" e "a tentare di inserirsi strumentalmente in realtà aziendali caratterizzate da forti contrapposizioni per allargare l'ambito di influenza. Ciò in un ottica che individua quale potenziale e remunerativo bacino di reclutamento, oltre che la storica 'classe operaia', anche il 'nuovo proletariato', tra le cui file particolare attenzione viene riservata ai lavoratori extracomunitari". E' quanto si legge nell'ultima Relazione annuale dei servizi segreti al Parlamento.

Anche queste componenti, spiegano gli analisti, negli ultimi tempi "hanno focalizzato il proprio impegno propagandistico sulla crisi economica, considerando la difficile congiuntura come un'occasione propizia per il rilancio della 'lotta di classe': in particolare, la produzione ideologica di matrice brigatista, specie quella proveniente dal settore carcerario, ha ripetutamente sollecitato l'uditorio di riferimento ad un più incisivo attivismo" ma "tali ambienti non sono sembrati in grado di condurre un'efficace opera di infiltrazione, proselitismo e reclutamento anche nei comparti attraversati dalle vertenze più accese". Ad ogni modo, nello scenario descritto "restano ipotizzabili azioni di propaganda di modesto spessore operativo, rivendicate anche da sigle inedite, per alimentare una progressiva radicalizzazione delle istanze contestative, accreditare la diffusione di nuclei eversivi e verificare eventuali reazioni di ambienti ideologicamente contigui".

I self starters dell'integralismo. "Singoli soggetti" o "gruppi isolati" potrebbero "autonomamente decidere di 'passare all'azione' contro soft target o obiettivi simbolo, sulla spinta della propaganda che incita al martirio contro 'cristiani, apostati ed ebrei' specie in relazione ad eventi percepiti come un aggressione o un'offesa all'Islam". E' l'eventualità paventata dai servizi segreti. In Italia - ammettono gli analisti - dove sin qui non è stata rilevata la presenza di "reti autoctone strutturate" nè di "cellule organiche a gruppi estremisti attivi all'estero" , "l'incognita maggiore resta legata al fenomeno dei terroristi 'self starters'". Un dato, questo, che "parrebbe aver trovato conferma, nel 2012, nelle due operazioni di polizia giudiziaria riguardanti rispettivamente un internauta italofono di origine nordafricana cresciuto nel nostro Paese e un cittadino italiano convertito alla visione jihadista, entrambi indagati per attività di proselitismo radicale ed addestramento 'operativo' sul web". Il quadro disegnato dall'intelligence ha infatti "posto in luce l'ininterrotto attivismo sulla rete di giovani, per lo più completamente formati dal punto di vista ideologico o che sono ancora in fase di auto-indottrinamento, sia appartenenti alla seconda generazione di immigrati sia cittadini italiani convertiti caratterizzati da una visione intransigente dell'Islam e da atteggiamenti di insofferenza verso i costumi occidentali".

Il web è sempre più strumento di comunicazione e propaganda anche per il terrorismo di matrice qaedista, "la cui strategia mediatica nel 2012 è parsa finalizzata da un lato a 'compensare' il significativo ridimensionamento delle capacità operative del nucleo storico di Al Qaeda e dall'altro a 'recuperare terreno' rispetto alle Primavere arabe che, a due anni dalle prime rivolte, mostrano spazi di permeabilità alle istanze salafite più radicali". "La pubblicistica e gli interventi circolanti su siti, forum e chatroom - si legge nella Relazione - continuano a rappresentare un fattore di primo piano nei processi di radicalizzazione sia nel mondo islamico sia nei Paesi occidentali. Profilo questo che a tutt'oggi concorre a delineare la minaccia terroristica in territorio europeo", qualificata soprattutto dal cosiddetto 'terrorista solitario' e dal fenomeno del 'reducismo', ovvero dal "rientro in patria dei volontari di ritorno dai teatri di crisi i quali, in possesso di un background jihadista, possono trovare impiego sia come reclutatori e istruttori sia per la condotta di attentati".

Finanziamenti via Sms - Sono gli sms la nuova frontiera del finanziamento al terrorismo. La novità emerge dall'ultima Relazione annuale dei servizi segreti al Parlamento, che individua "modalità di trasferimento di valuta attraverso normali cellulari, previa creazione di appositi account presso compagnie telefoniche collegate con banche convenzionate o società finanziarie". Il sistema, già operativo in Afghanistan, Pakistan e Somalia, "permette il trasferimento di denaro mediante la semplice trasmissione di un sms dal cellulare del mittente a quello del destinatario che in tal modo si vede accreditare la somma indicata all'interno del messaggio".

Infiltrazioni nelle Grandi Opere. L'Expo milanese del 2015, le grandi opere di edilizia pubblica ("specie nella riqualificazione delle rete stradale, autostradale e ferroviaria") e il settore delle energie rinnovabili nel mirino della criminalità organizzata di stampo mafioso, la cui capacità di infiltrazione appare "sempre più pervasiva su tutto il territorio nazionale" sottolineano i servizi segreti, secondo cui "l'accentuata mobilità territoriale dei sodalizi consente loro di inserirsi agevolmente in circuiti collusivi in grado di soffocare l'imprenditoria sana ed inquinare le iniziative di sviluppo anche attraverso l'aggiramento della normativa antimafia sugli appalti".

Secondo le indicazioni raccolte, "i gruppi criminali continuano a ricercare contatti collusivi nell'ambito della pubblica amministrazione, funzionali ad assicurarsi canali di interlocuzione privilegiati in grado di agevolare il perseguimento dei loro obiettivi economici e strategici, quali il controllo di interi settori di mercato e il condizionamento dei processi decisionali, specie a livello locale". In particolare, "crescenti profili di rischio si sono registrati in relazione ai frequenti casi di rapporti strutturali tra gruppi criminali di diversa matrice (specie tra cosche 'ndranghetiste, cartello casalese e Cosa nostra), spesso nel contesto di ampi network relazionali comprendenti ambiti imprenditoriali e professionali (legali, commerciali, finanziari), amministratori locali e istituti di credito. E la crisi economica rafforza "l'azione aggressiva di gruppi esteri" che puntano a acquisire "patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali", nonchè "marchi storici del 'made in Italy.

Il ruolo della camorra. "La camorra casalese, nonostante le importanti e destabilizzanti attività di contrasto, si conferma dotata di risorse umane, forza militare e capacità collusiva e di condizionamento tali da assicurare la persistente operatività nelle aree di origine e in quelle di proiezione, tra cui Emilia Romagna, Toscana e basso Lazio". E' l'allarme lanciato dai servizi segreti. Proprio in queste ore è in corso un vasto blitz della polizia contro il clan campano. La camorra partenopea - scrivono gli 007 - più in generale appare connotata "dalla crescente precarizzazione degli assetti clanici che, specie a Napoli nord, sta alimentando conflittualità violente per l'assunzione del controllo delle piazze di spaccio. La carenza di leadership e i vuoti di potere determinatisi a seguito di arresti, condanne e omicidi appaiono favorite tale instabilità, lasciando spazi all'ascesa di nuove leve aggressive ed ambiziose ma priva di capacità strategica".

Il rischio banche. Sul fronte della tutela del sistema bancario e finanziario nazionale, "l'attività svolta ha continuato a far emergere indicatori di rischio in relazione alla costituzione di taluni istituti per la opacità dei capitali apportati e dei requisiti degli amministratori, all'allargamento dell'azionariato con l'ingresso di nuovi soci dal profilo ambiguo ed alla distorta gestione del credito da parte di esponenti aziendali sleali".

Minaccia del cybercrime. "La minaccia cibernetica rappresenta, al momento, la sfida più impegnativa per il sistema Paese", dicono gli 007 italiani, secondo cui non solo "gli effetti potenziali sono in grado di produrre ricadute peggiori di quelle ipotizzabili a seguito di attacchi convenzionali e di incidere sull'esercizio di libertà democratiche essenziali" ma "gli autori, le tecniche di attacco ed i bersagli mutano più velocemente delle contromisure", rendendo difficile tentare di risolvere il problema. Per gli 007, "le minacce informatiche, sempre più sofisticate, gravano su tutte le piattaforme, dai sistemi complessi e strutturati dello Stato e della grandi aziende ai computer e agli smartphone dei singoli cittadini".

Nel cyberspazio "si muovono, con propositi offensivi o predatori, entità statuali, gruppi terroristici e criminali e un novero ampio e diversificato di autori individuali": tra di loro figurano gli 'insider', "in grado di accedere ai sistemi informatici dell'ente pubblico o privato per il quale lavorano per acquisire, alterare o cancellare informazioni sensibili, ovvero mettere fuori uso, danneggiare o distruggere quel sistema", e gli 'hacktivisti', nel cui ambito sono numerosi gli interventi riferiti ad Anonymous, "il cui tradizionale core business, ovvero assicurare la libertà di informazione sulla rete, ha fatto registrare un significativo allargamento a target di particolare sensibilità". Quanto agli obiettivi della 'cyberthreat', "il settore militare ha registrato nel corso dell'anno una crescente centralità sulla scena estera: l'idea di sfruttare le vulnerabilità informatiche per compromettere i sistemi di comando e controllo o i sistemi di arma avversari si è concretizzata nel 2012 in un aumento del numero degli attacchi, alcuni dei quali coronati da successo".

Spionaggio industriale ed economico. Per i Paesi occidentali "una minaccia crescente è rappresentata dallo spionaggio industriale ed economico effettuato nel cyberspazio, dove aziende ed entità statali di Paesi emergenti tentano di acquisire in modo illecito informazioni sensibili e know how in settori strategici, provocando enormi danni economici". E "particolare rilievo ha assunto il fenomeno del crimine finanziario digitale", in grado di "moltiplicare le modalità di riciclaggio" del denaro sporco. Quanto alle metodologie d'attacco, vanno emergendo tecniche sempe nuove di hacking: il boom degli smartphone, che utilizzano applicazioni e servizi come quelli bancari e di social network, "ha portato allo sviluppo di malware che sfruttano le vulnerabilità dei sistemi operativi": in pratica, grazie a codici inseriti in applicazioni gratuite o trasmessi via sms, si assume a distanza il controllo del dispositivo "per appropriarsi dei dati memorizzati su di esso o delle credenziali di accesso a siti protetti". Il monitoraggio informativo ha riguardato anche "le tecniche di cifratura sviluppate per le reti Tor, disponibili gratuitamente in rete, adoperate sempre più frequentemente come strumento di 'anonimizzazione' e per la 'protezione' delle comunicazioni in ambienti legati all'eversione e al terrorismo". Mentre comincia "a diffondersi nel web una nuova forma di minaccia cibernetica rappresentata dal 'randsomware', un attacco informatico con richiesta di riscatto per il ripristino dei sistemi attaccati".

Le missioni internazionali italiane. In Afghanistan "sul piano della sicurezza permane elevato il livello della minaccia, caratterizzata da sinergie tra 'insorgenti' afgani ed organizzazioni terroristiche basate nelle aree tribali pakistane, attive soprattutto nelle regioni orientali e meridionali" ma anche nel quadrante occidentale a guida italiana "si è registrato un incremento degli episodi ostili in danno del contingente nazionale che ha contato nel 2012 sette caduti". E' quanto si legge in uno dei capitoli conclusivi della Relazione 2012 sulla politica dell'informazione per la sicurezza. "A fronte dello stallo nel processo negoziale tra governo e insorgenza - spiegano gli analisti dei servizi - gli sviluppi sul terreno hanno testimoniato la persistente vitalità di gruppi armati, intaccata solo in parte dalle operazioni condotte nel tempo dalle unità Isaf". Anche se "la prospettiva di una ridotta presenza militare straniera e il programmato ricambio della leadership afgana potrebbero indurre l'insorgenza a coniugare il confronto sul terreno con un approccio più pragmatico, colto a favorire l'ascesa al potere di personalità in grado di soddisfarne le aspettative politiche".

 

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