1. CANCELLIERI: “MATTO CHI MI ACCUSA”. E INCASSA LA FIDUCIA DI LETTA E RE GIORGIO 2. MA DAI VERBALI DI UN ANNO FA EMERGE UNA DICHIARAZIONE DI SALVATORE LIGRESTI: “FUI IO A PARLARE CON BERLUSCONI PER NON FARLA TRASFERIRE QUANDO ERA PREFETTO” 3. UNA VITA DI INCARICHI IN GIRO PER L’ITALIA, MA NON E' VERO CHE E' “SOLO UN TECNICO”: FA IL PREFETTO A GENOVA DOVE POI È NOMINATA AI VERTICI DELLA SOCIETÀ DEI TRASPORTI, LO FA A CATANIA, DIVENTA COMMISSARIO DEL TEATRO BELLINI (E VIENE INDAGATA) 4. DA MINISTRO, HA CHIUSO UN CONTRATTO DA 100 MILIONI CON LA TELECOM, DOVE OGGI LAVORA IL FIGLIO, IL SOLITO PIERGIORGIO PELUSO CHE INCASSO' QUEI 5 MILIONI DAI LIGRESTI 5. LA “ZANZARA” PUNGE ZANDA, CON UNA FINTA CANCELLIERI: “SICURO CHE SEI INTERVENUTA SOLO PER QUESTIONE UMANITARIA, NON HAI AGITO AL DI FUORI DEI TUOI POTERI”

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1. LIGRESTI: PARLAI A BERLUSCONI PER NON FARLA TRASFERIRE
Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

Gaetano Maccaferri e AnnaMaria CancellieriGaetano Maccaferri e AnnaMaria Cancellieri

L'allora prefetto Cancellieri si è rivolta a me perché desiderava non cambiare incarico, e io mi sono attivato con successo presso Berlusconi: parola di Salvatore Ligresti. Che sia verità o millanteria o una via di mezzo, forse conta meno del segnale proveniente da questa deposizione di Ligresti: «dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io», è proverbio mai più pertinente di ora per Anna Maria Cancellieri e i suoi rapporti di pluridecennali amicizia con la famiglia dell'imprenditore condannato per tangenti in Mani pulite negli anni Novanta e arrestato lo scorso 17 luglio dai magistrati di Torino per falso in bilancio e aggiotaggio nell'inchiesta Fonsai.

MINISTRI IN BUS ZANONATO MOAVERO KYENGE CANCELLIERI QUAGLIARIELLOMINISTRI IN BUS ZANONATO MOAVERO KYENGE CANCELLIERI QUAGLIARIELLO

Adesso si scopre, infatti, che proprio l'amico Ligresti quasi un anno fa, e dunque molti mesi prima della telefonata di «solidarietà umana» fatta il 17 luglio 2013 dal ministro della Giustizia alla sua compagna il giorno dell'arresto del patron e delle due figlie, aveva già consegnato alla magistratura questo episodio in sè piccolo e privo di rilevanza penale quand'anche vero, ma ora a posteriori potenzialmente in grado di mettere in una luce differente il telefonico «dispiacere» della Guardasigilli per gli arresti della famiglia il 17 luglio («non è giusto», «c'è modo e modo») e il suo successivo interessamento con i vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per la salute di Giulia Ligresti.

AnnaMaria Cancellieri e il marito Nuccio PelusoAnnaMaria Cancellieri e il marito Nuccio Peluso

Già nel 2012, infatti, Ligresti (che è indagato sia a Torino sia a Milano) viene interrogato più volte come indagato a piede libero, alla presenza di pm, di ufficiali della Guardia di Finanza e dei suoi difensori Riccardo Villata e Gianluigi Tizzoni. Non sono mai verbali esplosivi. Però ogni tanto lancia delle briciole che, al vaglio degli inquirenti, prendono comunque corpo.

ANNA MARIA CANCELLIERI ROBERTO NAPOLETANO GIORGIO NAPOLITANOANNA MARIA CANCELLIERI ROBERTO NAPOLETANO GIORGIO NAPOLITANO

Succede ad esempio quando conferma ciò che la figlia Jonella (forte di una registrazione nascosta in Mediobanca) ha cominciato a svelare al pm milanese Luigi Orsi a proposito di un «papello» firmato dall'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, con alcune condizioni per l'uscita della famiglia tenute nascoste alla Consob: vicenda per la quale Nagel e Ligresti finiscono indagati per «ostacolo alla Consob».

E accade anche quando Ligresti afferma di aver intercesso presso l'allora premier Berlusconi per cercare di far ottenere un incarico all'Antitrust a Giancarlo Giannini, presidente uscente di un'Isvap (autorità di controllo delle assicurazioni) indulgente per anni sulle magagne di Fondiaria: anche qui, per altri elementi, Giannini è poi indagato (con Ligresti) per l'ipotesi di corruzione.

Proprio mentre parla dell'aiuto a Giannini, Ligresti buttà lì il nome di Cancellieri, che in quel momento - plurime fonti indicano dovrebbe essere dicembre 2102 - non è più solo un prefetto ma è ministro dell'Interno nel governo Monti. Nel raccontare che altre volte si sarebbe fatto portavoce di esigenze altrui al cospetto di Berlusconi, cita Cancellieri che da prefetto gli avrebbe esposto il desiderio di restare in un incarico di cui si avvicinava la scadenza (non è chiaro in quale data se Parma o Bologna, nei ricordi dell'ingegnere potrebbe esserci un errore).

LETTA E ALFANO FESTEGGIANO IN SENATOLETTA E ALFANO FESTEGGIANO IN SENATO

E verità o millanteria, il dato è che Ligresti si assume la responsabilità di affermare di aver veicolato a Berlusconi il desiderio per la quale, a suo dire, gli si era rivolta il prefetto Cancellieri.


2. SCANDALI E AFFARI DI SORA LELLA
Giovanni Amadori per "Libero"

Anna Maria Cancellieri è un prefetto prestato alla politica. Un tecnico, come si usa dire. Eppure la sua carriera non è un grigio tran tran, costellata com'è di amicizie influenti, incarichi prestigiosi e qualche piccola scivolata. Di certo nelle città in cui ha lavorato come prefetto ha lasciato ottimi ricordi e diversi estimatori. E poco importa se la ministra della Giustizia sembra avere la sfortuna di attirare l'attenzione di personaggi destinati a finire nei guai giudiziari.

L'ultimo caso è quello della famiglia Ligresti, delle cui disavventure la Guardasigilli si è occupata personalmente. Ma non ci sono solo i Ligresti nella sua agenda di amici inguaiati. Per esempio viene richiamata a Genova, dove era stata prefetto, nel giugno del 2011 a ricoprire il prestigioso ruolo di vicepresidente della cigolante azienda dei trasporti cittadina.

MARTA VINCENZIMARTA VINCENZI

«Voluta da me e dal sindaco Marta Vincenzi» spiega Paolo Pissarello, ex assessore ai Trasporti della capoluogo ligure. Non potevano non piacersi Supermarta, regina incontrastata delle preferenze, e la Superprefetta, inviata a commissariare comuni in crisi di giro per l'Italia. La Vincenzi all'epoca non era ancora indagata. Poi però a Genova si scatenò l'alluvione (Cancellieri era ancora alla Amt) e la sindachessa è finita nei guai.

SALVATORE LIGRESTI E LARRESTO PER TANGENTOPOLISALVATORE LIGRESTI E LARRESTO PER TANGENTOPOLI

Nei giorni scorsi i magistrati hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per falso e calunnia, nell'ambito di un'inchiesta che sta cercando di accertare le responsabilità di quel disastro. Ma se il Nord ha dato a Cancellieri qualche delusione, il Sud molte di più. La Guardasigilli è stata per quattro anni prefetto di Catania, terra d'origine del marito farmacista, Sebastiano Peluso, che nelle vicinanze del capoluogo etneo possiede un avviato agriturismo.

PAOLO BERLUSCONI SALVATORE LIGRESTI IGNAZIO LA RUSSAPAOLO BERLUSCONI SALVATORE LIGRESTI IGNAZIO LA RUSSA

«La signora, quando è stata nominata ministro, stava raccogliendo le olive» tramanda la vulgata popolare. In realtà in Sicilia ha ricoperto incarichi di alto prestigio. Per esempio nel 2009, dopo essere andata in «quiescenza » come prefetto, ha subito collezionato due incarichi: l'allora presidente della Regione Raffaele Lombardo l'ha nominata commissario del Teatro Bellini e l'ha posta al vertice della delicata commissione per il Piano rifiuti (da sempre uno dei business più appetibili per la criminalità organizzata).

L'incontro tra l'ex prefetto e il presidente purtroppo non ha portato i frutti sperati e Lombardo è persino finito indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Cancellieri, garantista, è rimasta al suo posto ancora per qualche mese. Purtroppo per lui, nel giugno 2012, Lombardo, dopo aver perso la poltrona di governatore, ha guadagnato la sbarra da imputato «coatto».

ENRICO CUCCIA E SALVATORE LIGRESTIENRICO CUCCIA E SALVATORE LIGRESTI

Ma questo è successo quando Cancellieri era già partita per altri lidi. A Catania le è rimasto appiccicato un piccolo grattacapo. Un'iscrizione per abuso d'ufficio, ricordo di quando era commissario al Bellini per alcune consulenze, ritenute inutili e costose. A denunciarla è stata l'avvocato Antonio Fiumefreddo: «La Regione in quel momento non poteva fare assunzioni né offrire lavori».

Il legale aggiunge un aneddoto personale: «Un giorno andai da lei per protestare per alcune sue decisioni e lei mi rispose che la legge in Italia è sostanza e non forma. Obiettai che le istituzioni dello Stato non possono ragionare in questo modo». Fiumefreddo ci tiene a precisare che il prefetto che ha chiesto lo scioglimento per mafia del comune di Paternò, patria dei Ligresti, fu il neo insediato Giovanni Finazzo, il successore di Cancellieri.

Giulia LigrestiGiulia Ligresti

«Il Guardasigilli qui non ha dato l'impressione di essere una grande esperta di mafia» conclude l'avvocato. Il 21 novembre 2012 l'ex onorevole idv Francesco Barbato, in un'interrogazione parlamentare sottolineò: «Nel 2009 quando era ancora prefetto di Genova dichiarò che non vi fossero infiltrazioni mafiose in città, smentita qualche anno più tardi per i numerosi arresti per 'ndrangheta condotti dalle forze dell'ordine ».

Barbato chiede le sue dimissioni sciorinando un lunghissimo rosario di contestazioni. Per Barbato la Cancellieri ha anche la colpa di aver respinto le dimissioni del vicecapo della Polizia Nicola Izzo, poi arrestato.

Giulia LigrestiGiulia Ligresti

Il parlamentare rimembra anche le vicissitudini giudiziarie del marito di Cancellieri. Citando «notizie online che fanno riferimento a decisioni della magistratura aventi ad oggetto l'accertamento di responsabilità per truffa ai danni dello Stato».

In effetti in una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 il nome del Peluso è tra i ricorrenti. I quali, secondo i giudici, «tutti hanno acquistato medicinali a più riprese, a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori, con "fustelle segna-prezzo" false, con reiterate irregolarità nella conduzione dell'esercizio».

Montezemolo Peluso e CancellieriMontezemolo Peluso e Cancellieri

Per i magistrati «ciò emerge da diverse sentenze penali» citate nel documento. In quell'occasione il difensore di Peluso è Carlo Malinconico, il professore che con la Cancellieri condivide a partire dal novembre 2011 la «sobria» esperienza nel governo Monti, con l'incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Dopo pochi mesi, però, è costretto a dimettersi per aver accettato in dono 20 mila euro di soggiorni in un lussuosissimo resort all'Argentario di proprietà di un costruttore della cosiddetta cricca degli appalti. Malinconico nell'aprile 2013 viene arrestato per due consulenze da 500 mila euro, secondo i magistrati il «ringraziamento » di un paio di imprenditori per i pareri favorevoli di Malinconico in veste di esperto di fiducia del ministero dell'ambiente.

Ma le interrogazioni più toste riguardano i braccialetti elettronici antifuga, alternativi al carcere. L'ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma nel gennaio 2012 domanda a Cancellieri: «Visto che la convenzione con Telecom, costata al ministero 100 milioni di euro, ha consentito in 10anni l'utilizzo di 14 braccialetti per i condannati, perché è stata prorogata fino al 2017?».

Piergiorgio PelusoPiergiorgio Peluso

Quindi chiede di annullare il contratto di proroga, stipulato il 31 dicembre 2011, «anche perché la vecchia tecnologia, per utilizzare i 400 braccialetti previsti dalla vecchia convenzione e i 2000 dalla proroga, è del tutto superata ». Cancellieri replica che per i braccialetti sono stati investiti «solo » 9 milioni di euro.

Nitto Palma ribatte che ognuno vale quasi 700 mila euro, più che da Tiffany. Nel 2013 tocca ai grillini tornare sull'argomento delle presunte «spese folli per i braccialetti elettronici targati Telecom ed i possibili conflitti d'interessi del ministro della Giustizia».

Scrivono i Cinquestelle: «Il responsabile Administration Finance and Control della Telecom è Piegiorgio Peluso che, con uno stipendio annuo lordo di circa 600mila euro, risulta essere figlio di Anna Maria Cancellieri ovvero colei che, in veste di ministro dell'interno prima e di ministro della Giustizia poi, avrebbe assunto la responsabilità di queste ingenti spese per l'erario».

Non è in discussione che, nel settembre 2012, Peluso, dopo aver lasciato la Fonsai dei Ligresti con 5 milioni di buona uscita per un anno di lavoro, si sia accasato a Telecom Italia. Ma questo non è un reato.

3. LUIGI ZANDA (CAPOGRUPPO PD AL SENATO) A UNA FINTA ANNAMARIA CANCELLIERI: "SICURO CHE SEI INTERVENUTA SOLO PER QUESTIONE UMANITARIA". "NON SEI INTERVENUTA AL DI FUORI DEI TUOI POTERI, CERTO CHE GIUDICI HANNO FATTO LORO DOVERE"
Da "La Zanzara - Radio 24" - www.radio24.it

AnnaMaria Cancellieri e il marito Nuccio PelusoAnnaMaria Cancellieri e il marito Nuccio Peluso

Una finta Annamaria Cancellieri beffa il capogruppo Pd al senato Luigi Zanda. Lo scherzo è della Zanzara, Radio 24. La Cancellieri chiama Zanda e lui risponde: "Te lo dico con franchezza: sono sicuro che sei intervenuta solo per la questione umana. E i giudici hanno preso provvedimenti senza tener conto di altri fattori che non siano la salute della Ligresti. Ma la storia l'ho saputa solo oggi dai giornali, ieri non ci avevo fatto caso". Poi "consiglia" la Cancellieri su come comportarsi davanti alle Camere: "In Parlamento devi spiegare la questione del trattamento preferenziale... per i rapporti con la famiglia Ligresti. Al di là delle tue intenzioni su cui non ho il minimio dubbio. Però quello dei rapporti è un dato oggettivo, non devi ometterlo. Devi spiegare la particolarità dei rapporti personali...".

Zanda è chiaro: "Il punto che devi descrivere è questo, è naturale che sei stata interessata perché avevi rapporti personali altrimenti non ti saresti interessata...". Ma io sono intervenuta anche in altri casi, ribatte la Cancellieri. "Appunto, appunto - risponde Zanda - devi illustrare questo aspetto..la questione più delicata è questa. A me no di certo, ma a nessuno salta in mente che tu hai fatto un intervento che aveva obiettivi obliqui o che sei intervenuta al di fuori dei tuoi poteri, o che la decisione del giudice sia stata condizionata da altri fatti se non la condizione sanitaria di Giulia Ligresti".

Luigi ZandaLuigi Zanda

Come si comporterà il Pd, chiede ancora la "Cancellieri"?: "Sei la prima persona con cui ne parlo - dice Zanda - non lo so, non ho il polso della situazione". Posso anche dimettermi, insiste il finto ministro. "Va bene, ma in questo momento non mi sembra che sia la questione. Comunque se sento qualcosa ti faccio sapere, se apprendo qualcosa o posso aiutarti ti faccio sapere, ne riparliamo. Oggi è venerdì". Integrale dello scherzo telefonico dalle 19.20 alla Zanzara su Radio 24.


4. LA CANCELLIERI NON SI DIMETTE: "MATTO CHI MI ACCUSA"
Dall'articolo di Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

governo letta ritirogoverno letta ritiro

Ha incassato la fiducia del presidente del Consiglio e la solidarietà di molti ministri con i quali ha parlato nelle ultime ore. E dunque, niente dimissioni. Almeno per il momento. Perché Anna Maria Cancellieri è consapevole che lo scenario politico può cambiare all'improvviso rimettendo tutto in discussione e quindi costringendola a fare un passo indietro. Del resto, i parlamentari del Pdl che adesso la difendono sono gli stessi che al momento di formare il governo osteggiarono la sua nomina alla Giustizia chiedendo che in quel posto andasse un esponente del centrodestra. E tanto basta per comprendere quanto incerta e fragile sia la situazione.

governo lettagoverno letta

La tensione sale con il trascorrere delle ore e monta anche la rabbia della Guardasigilli che continua a ripetere di «non aver nulla da aggiungere su quello che soltanto dei matti non vogliono vedere: un intervento umanitario». Ma non basta ricordare che «ho fatto lo stesso in tutti gli altri casi analoghi che mi sono stati segnalati», perché in questa vicenda pesa l'amicizia di decenni con la famiglia Ligresti, il ruolo di suo figlio che di Fonsai è stato direttore generale. Pesa soprattutto il tenore delle telefonate intercettate con Gabriella Fragni sulla detenzione di Giulia Ligresti. E dunque l'accusa di un intervento ad personam, molto diverso da tutti gli altri.

Due giorni fa Cancellieri è salita al Quirinale. I rapporti del ministro con il capo dello Stato sono stretti, la scelta di rimanere in via Arenula è stata certamente valutata con Giorgio Napolitano. E discussa a lungo, ieri, con Enrico Letta che le ha rinnovato «appoggio pieno».

 

 

 

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