CHI TOCCA LA RAI, MUORE - L'ATTACCO AL SADO-MASI è L'ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE LA VERA ANOMALIA DI QUESTO PAESE NON SONO LE TRE RETI DEL BANANA MA IL BARACCONE RAI, FOGNA DELLA POLITICA CATODICA - TUTTI AVEVANO AVVERTITO ZIMBABWE MASI DI RESTARE TRANQUILLO A PALAZZO CHIGI LONTANO DALLA RAI - TUTTI LO AVEVANO AVVISATO CHE NESSUN DG è MAI USCITO DA VIALE MAZZINI 14 SENZA INFANGARSI (CHIEDERE A CELLI)...
1 - LA PARABOLA DEL SADO-MASI
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"
SIAMO LA COPPIA PIU BELLA DEL MONDO! MAURO MASI E SUSANNA SMIT
Dalla Banca d´Italia dell´epoca austera di Carlo Azeglio Ciampi alla Rai berlusconizzata dello Zimbabwe si misura la mesta parabola del più promettente, del più trasversale, del più ficone tra i grand commis in circolazione.
E l´interrogativo, essendo Mauro Masi non solo un signore rinomato per i suoi gessati (dei quali si arriva a calcolare la distanza tra una rigolina e l´altra: 14 centimetri di distinzione), ma pure uno che il potere lo conosce ormai abbastanza, ecco, il dubbio è se oggi si sia reso conto del guaio capitatogli addosso dal momento in cui accettò questa benedetta direzione generale della Rai. Adorata e sventurata poltrona che nell´arco di dodici mesi ha restituito un senso al nomignolo «Sado-Masi», intrico di voluttà e dolore, di dispotismo e di sottomissione. Non il più sano, comunque, né il più discreto.
MAURO MASI
D´altra parte: si è mai vista un´eminenza grigia e abbronzata? Oltre al gessatino il professor Masi, che è uno dei più grandi esperti di diritto d´autore, fa corsi alla Luiss, insegna da don Verzè, scrive libri e regolamenti contro la pirateria informatica multimediale, sa tutto di editoria, di brevetti, ha risanato la Siae, eccetera, figura bene anche in blu jeans e camicia bianca aperta sul petto, Capri style.
Ma anche qui la domanda, solo in apparenza retorica, è se abbia capito che il sole delle Maldive, dove si trovava mentre qui andavano delineandosi le varie grane destinate alla sua persona, è pallida cosa rispetto all´infuocato pianeta che da tre lustri rosola i dirigenti di viale Mazzini. E se di conseguenza non era per lui miglior destino andarsene all´Eni, alle Ferrovie, all´antitrust, alla Fieg, insomma dappertutto meno che alla Rai.
MAURO MASI
Qui infatti gli è successo di tutto e a tutto, specialmente, egli ha dovuto sobbarcarsi senza più alcuna scorrevole né diplomatica abilità: censura a Vauro, contratto Travaglio, capricci di Morgan, nomine reti con esecuzione Ruffini, impiccio Sky, tribolatissima par condicio, assillo berlusconiano come neanche nella ex Rhodesia.
MAURO MASI BRUNO VESPA
Senza contare la crescente invasione nei suoi affari personali, quel pacchetto di turbinosa e malevola curiosità che i maggiorenti Rai ricevono in dotazione insieme alla carica e che si è puntualmente disvelata nella raccomandazione per sistemare una specie di cognato sportivo al celeberrimo Salario Sport Village dei fratelli Anemone; quanto di meno istituzionale, a pensarci bene, si poteva immaginare pure in questi tempi non proprio rigorosissimi.
Mauro Masi e Susanna Smith
Ecco dunque come malamente ha preso a girare quella che ignari uomini e donne in carriera definiscono di solito «una sfida» o «una scommessa». Nel caso di Masi, che è stato pure carabiniere paracadutista (con tatuaggio) e maestro di boxe thailandese (sul serio), si trattava di combinare alla direzione generale l´indubbia competenza tecnica con una allegra e versatile mondanità; così come la rete di relazioni, l´approccio morbido e discreto, l´attitudine a scovare soluzioni del superfunzionario dello Stato dovevano utilmente raccordarsi e anzi trovare un coronamento nel presenzialismo da Tribuna Vip e casa Angiolillo fino alle varie «festilenze» (copyright Dagospia) che rallegrano l´hortus conclusus della nomenklatura.
MAURO MASI
Varrà dunque la pena di segnare con albo o nero lapillo negli annali della post-Repubblica che per come si stanno mettendo le cose a poco è servita a Mauro Masi la più assidua e variegata permanenza a Palazzo Chigi, prima con Ciriaco De Mita, poi con Lamberto Dini, quindi con Berlusconi, in seguito con D´Alema e di nuovo con il Cavaliere. Il quale promuove sì i suoi uomini nei posti che essi agognano. Ma poi, come da intercettazioni, non gli dà più tregua, e chiama, e reclama, e comanda, e pretende, e mai si arrende nell´ordinare, come uno di quei re africani che compaiono nel suo vasto repertorio di barzellette.
2 - MASI: "INDAGATE PURE SU DI ME". E PALAZZO CHIGI BLINDA IL SUO DG: "GIÙ LE MANI, MAURO NON SI TOCCA" - IL CONSIGLIERE VERRO VA DA BERLUSCONI: "IN QUELLE INTERCETTAZIONI NON C´È NULLA DI NULLA"
Goffredo De Marchis per "la Repubblica"
BERLUSCONI
«Indagatemi. Aprite un´inchiesta interna contro di me, non ho niente da nascondere». Mauro Masi sollecita un´indagine aziendale sul suo conto, ancora prima che escano le frasi delle intercettazioni sul siluramento di Paolo Ruffini. È martedì pomeriggio e il direttore generale della Rai sceglie questa strada per salvarsi dalla bufera prevedibilmente in arrivo.
BERLUSCONI X
Ne parla con il presidente Paolo Garimberti, attiva la macchina per capire come si può procedere. Oltre a essere il numero uno operativo di Viale Mazzini, Masi è infatti anche il capo della struttura di audit, cioè delle inchieste interne. «Possiamo trovare la formula per cui in questo caso l´organismo riferisce direttamente al consiglio di amministrazione, non a me», propone. Servirà un decreto interpretativo?
L´auto-inchiesta caldeggiata da Masi dice che il direttore generale vuole resistere alle indiscrezioni che escono dalla Procura di Trani e restare al suo posto. Silvio Berlusconi è stato molto chiaro nel colloquio che ha avuto ieri pomeriggio con il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani e il consigliere Rai Antonio Verro. «Mauro non si tocca, dobbiamo fare quadrato intorno a lui».
Fino a qualche giorno fa le pressioni e lo scontento di alcuni dirigenti della maggioranza nei suoi confronti, avevano convinto lo stesso Masi a immaginare un´uscita soft e di lusso dall´azienda. L´obiettivo erano le Ferrovie dello Stato che stanno per cambiare i vertici. Adesso però la maggioranza ritrova l´unità su Masi e Verro, dopo l´incontro con Berlusconi, spiega la linea: «Il direttore generale rimane al suo posto. Se il problema sono le intercettazioni uscite sui giornali stiamo parlando del nulla. Al telefono si parla in modo più casual.
ruffini paolo rai
Se Masi avesse detto "abbiamo rimosso Ruffini" nessuno avrebbe avuto da ridire». I consiglieri di centrodestra preparano gli argomenti per il prossimo consiglio di amministrazione, mercoledì. «Il cambio a Raitre - ricorda Verro - è stato deciso con il voto di otto consiglieri su nove». Come dire che a mandare via Ruffini non è stato soltanto il direttore generale. E che la decisione è venuta anche da chi oggi vuole aprire un´inchiesta interna o chiede le dimissioni di Masi.
Garimberti è stato barricato nella sua stanza tutto il giorno. Ha promesso «chiarezza» ma ai suoi interlocutori ha manifestato anche tutta la sua preoccupazione. «Primo, perché temo che non sia finita qui». Si attendono altre intercettazioni, altre "bombe" da Trani. «Secondo, perché i tempi dell´audit possono allungarsi». L´auto-inchiesta aziendale potrebbe rinviare di molto la resa dei conti. Per aprirla infatti, secondo il regolamento Rai, servono atti giudiziari ufficiali.
TRAVAGLIO
È andata così nel caso Saccà (il direttore di Raifiction che raccoglieva le raccomandazioni del premier per alcune soubrette). Non bastano le ricostruzioni dei giornali, per quanto precise. «Quelle frasi sono estrapolate dal contesto», ha fatto notare Masi ieri sfogandosi con alcuni consiglieri. Dalla Puglia per il momento non possono giungere carte ufficiali. L´indagine è secretata. Per la Rai e per gli ispettori di Angelino Alfano.
Anche per questo i consiglieri dei Pd Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten hanno rotto gli indugi chiedendo formalmente le dimissioni di Masi. Richiesta comunicata al diretto interessato che si è difeso annunciando di aver chiesto di essere messo sotto inchiesta. E ripetuta al presidente Garimberti. È stato lui a decidere di sospendere la riunione del Cda: «Non c´era il clima adatto per un confronto».
Diego Anemone
Il membro Udc Rodolfo De Laurentiis non ha sostenuto la richiesta di dimissioni, ma ha proposto un cda straordinario: «Masi deve fare chiarezza». De Laurentiis teme che l´attacco dei consiglieri pd possa rivelarsi l´ennesimo buco nell´acqua. Meglio un lavoro ai fianchi e attendere altre intercettazioni. Nei capannelli al settimo piano di Viale Mazzini per esempio ieri qualcuno si chiedeva: «Che succede se esce una telefonata dove l´editoriale di Minzolini su Spatuzza viene in pratica dettato da Palazzo Chigi?».
In questo quadro di tensione Garimberti lavora sull´inchiesta interna. Ha sentito il presidente del collegio sindacale, l´ufficio legale. Alla fine della giornata ha confidato ai suoi collaboratori: «La procedura è complicata, ma dobbiamo reagire».







