CIANCIMINO CIANCIA ANCORA – SCOOP RITARDATO! “PROVENZANO HA TRADITO RIINA INDICANDO AI CARABINIERI LA ZONA ESATTA DEL NASCONDIGLIO” - NEL '92 IL CAPITANO DEL ROS CONSEGNÒ AL CIANCIA JR. DELLE MAPPE DA DARE A DON VITO – FINIRONO A PROVENZANO CHE FECE UN CERCHIO PER SEGNARE DOVE SI TROVAVA TOTÒ…
Da "Corriere.it"
Fu Bernando Provenzano a tradire Totò Riina e consegnarlo alla polizia. Lo ha detto Massimo Ciancimino nella seconda giornata di dichiarazioni spontanee nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli. «Il boss Bernardo Provenzano indicò ai carabinieri la zona esatta del nascondiglio in cui trascorse l'ultima parte della latitanza Totò Riina» rivela.
massimo ciancimino
Provenzano avrebbe «venduto» il boss corleonese Riina, consentendone la cattura. Una circostanza che confermerebbe che, a una prima fase della trattativa, che ebbe come protagonista mafioso Riina, sarebbe seguita una seconda fase con un nuovo interlocutore in cosa nostra: Bernardo Provenzano.
MAPPE DI PALERMO
Ciancimino, nel ricostruire il ruolo di Provenzano nella cattura di Riina, ha raccontato che nel periodo delle stragi mafiose del '92, l'allora capitano del Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo, chiedendogli di darle a suo padre e sperando di avere un contributo utile per l'arresto del boss latitante.
Ciamcimino padre e figlioSecondo quanto raccontato da Ciancimino ai magistrati, don Vito avrebbe trattenuto una copia delle mappe e un'altra l'avrebbe affidata al figlio perché la consegnasse a un uomo di fiducia del geometra Lo Verde, il nome con cui l'ex sindaco indicava Provenzano. L'uomo del capomafia avrebbe, poi, restituito a Ciancimino la mappa con un cerchio proprio sopra la zona del quartiere Uditore in cui si nascondeva Riina. La cartina venne poi fatta avere ai carabinieri e Riina nel gennaio '93 finì in manette.
bernardo provenzano repubbl
APPUNTI E LETTERE
Ciancimino, imputato di riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni dopo essere stato condannato a 5 anni e 8 mesi in primo grado, ha consegnato ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido una serie di appunti e lettere del padre, Vito, sindaco mafioso di Palermo morto nel 2002. Tra questi, materiale definito di interesse investigativo che potrebbe servire per riscontrare le dichiarazioni sulla trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra.
Totò Riina dietro le sbarre
La scorsa settimana davanti la quarta sezione della corte d'appello, Ciancimino aveva sostenuto che ci sono «molte cose che non vanno» nella sua inchiesta e ha sostenuto che alcune intercettazioni in cui c'erano elementi a sua discolpa erano state indicate nei brogliacci come «irrilevanti».
Stessa sorte, secondo Ciancimino, sarebbe toccata a conversazioni nelle quali ci sarebbero state notizie di reato che adesso «vengono valutate» dai magistrati che hanno aperto le inchieste. Massimo Ciancimino, alla scorsa udienza aveva detto alla Corte di essere in possesso delle trascrizioni integrali delle conversazioni e i giudici gli hanno chiesto di riferire in aula il contenuto.
NASTRI SEGRETI
Mario Mori
Non sono stati consegnati in Procura i nastri contenenti le registrazioni dei colloqui che Vito Ciancimino incideva di nascosto per documentare i suoi incontri con i carabinieri. «Io non so cosa contengano quei nastri», ha precisato Massimo, annunciando di volerli prelevare dalla cassetta di sicurezza dove custoditi a Vaduz, nel Lichtenstein, per consegnarli ai magistrati. Mercoledì Ciancimino è stato sentito dai pm di Catania, con i quali ha parlato di imprenditori catanesi coinvolti in affari di mafia ma anche della conduzione delle indagini nei suoi confronti sul 'tesorò del padre Vito.
«Io non ce l'ho con i magistrati che hanno coordinato le indagini su di me. Non sono loro infatti che eseguono le perquisizioni o che trascrivono le intercettazioni», ha detto Ciancimino, e alla domanda dei giornalisti se il riferimento fosse ai carabinieri ha risposto: «Sì, ma dovranno essere i magistrati competenti ad accertare i fatti e a verificare se siano state sottratte prove a mio favore».







