CICCIO MIO! “GRAZIE AGLI ANGELUCCI, MI RICORDANO I MECENATI DI SECOLI ADDIETRO” - HANNO CONSENTITO A ROMA DI CONTARE ANCORA SU UN TEATRO COME IL BRANCACCIO - NUOVE ACCUSE AGLI ANGELUCCI: "PER L’ASSESSORE ALLA SANITÀ, BASTONE E CAROTA"
1 - GRAZIE AGLI ANGELUCCI, MODERNI MECENATI (DEL MIO TEATRO BRANCACCIO)
Lettera di Maurizio Costanzo a "Libero"
Caro Direttore,
già qualche anno fa hai dato ospitalità ad una mia lettera che era testimonianza di stima nei confronti di una persona che conoscevo da poco Giampaolo Angelucci. Raccontai che era stata una conoscenza professionale nel senso che avrebbe dovuto fare dei corsi di public speaking e di rapporto con la comunicazione. Tutto ciò non avvenne ma avemmo occasione due tre volte di incontrarci e parlare.
Costanzo e Defilippi by "Botero"
Seppi che aveva fatto comprare 400 copie di un mio libro appena uscito ("Chi mi credo di essere" - Mondadori) per farne omaggio ad altrettanti amici. Rimasi sorpreso. Regalare un libro mi parve e mi pare ancora oggi un gran bel gesto.
Non so e non voglio sapere a chi ha regalato i libri Giampaolo anche perché non mi sembra sia un reato regalare un libro né regalare un biglietto per una partita di calcio.
Non avevo capito in quell'occasione che avevo incontrato un padre e un figlio (Antonio e Giampaolo Angelucci) che ricordavano i mecenati di secoli addietro. Ci siamo visti ancora perché mi chiesero un'idea, un gioco, proprio per questo giornale. Un gioco. Con alcuni miei collaboratori proposi "Tiro libero" che, se la memoria non è omissiva, ebbe un qualche successo.
Capirono, padre e figlio, che coltivavo una passione nei confronti del teatro e che da 17/18 anni quel che guadagnavo in televisione lo perdevo regolarmente nel gestire il Parioli. Quando si cominciò a parlare del Brancaccio pensavo che mi avrebbero ricoverato in una delle loro cliniche per senescenza precoce.
Ci fu una lunga questione intorno al Brancaccio e spero che un giorno verrà raccontata tutta la verità. Era il luglio 2007 e furono dette molte imprecisioni. È gradito leggere nella cronaca di Roma della Repubblica del 7 febbraio 2009 quest'affermazione di Proietti: "No, sinchè sono rimasto io, ho fatto tutto da solo. Il Comune, pagava l'affitto, ma la gestione era mia". Ovvero il Comune per sei o sette anni avrebbe pagato l'affitto del Brancaccio, cioè il pubblico pagava il privato. Sono dubbioso perché al teatro Parioli, privato, il pubblico non ha offerto nemmeno un caffè.
Giampaolo Angelucci
Comunque, grazie ad Antonio e a Giampaolo Angelucci, che hanno consentito alla città di Roma di poter contare ancora su un teatro come il Brancaccio. Credetemi, ai primi di settembre del 2007 il teatro era chiuso e non c'erano contratti firmati per le compagnie. Ma non volevo parlare di questo volevo solo ringraziare Antonio e Giampaolo Angelucci per la loro generosità nei confronti del teatro. La più povera delle discipline artistiche ma, quella certamente immortale. E fare ad Antonio e Giampaolo Angelucci molti auguri.
2 - NUOVE ACCUSE AD ANGELUCCI: "PER L'ASSESSORE ALLA SANITÀ, BASTONE E CAROTA"
Marino Bisso e Carlo Picozza per La Repubblica
Con "il bastone e la carota" Antonio Angelucci, capo della Tosinvest, tentava di interferire nelle scelte della sanità. In ballo c'era il riconoscimento di Irccs (Istituto di cura a carattere scientifico) per il San Raffaele di Cassino (dopo quello di via della Pisana), con prestigio e provvidenze in più.
Famiglia Angelucci
Blandizie e strattonate. In piena tormenta gli Angelucci resistono con sorrisi a denti larghi o mostrando le unghie. Ci sono i tagli ai posti letto pubblici, un ospedale è stato chiuso (Nuovo Regina Margherita), un altro ne seguirà la sorte (San Giacomo) e sui cittadini del Lazio si è abbattuta la stretta fiscale (con l'aumento di Irpef e Irap) imposta dal profondo rosso dei conti sanitari. Ma loro reggono l'urto. Anzi, tentano di guadagnare spazi. Come?
"Seguendo il vecchio adagio del bastone e della carota", commenta il gip Roberto Nespeca. Così sembra, a leggere il testo delle telefonate intercettate tra gli imprenditori, tra questi e il presidente regionale dell'Aiop (Associazione dell'ospedalità privata), Mauro Casanatta (anche lui, con Angelucci junior e altri 10, agli arresti domiciliari per la presunta truffa da 170 milioni ai danni del Servizio sanitario regionale).
Gigi Proietti
La tecnica è impiegata anche con l'allora assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Il perno del dire sono sempre i finanziamenti pubblici. Gli Angelucci usando o ripongono le loro armi, con sorrisi a denti larghi, per mantenere il posizionamento del loro impero della sanità privata dentro la bonaccia della sanità pubblica strozzata dai debiti.
Preparano e fanno affiggere manifesti con sopra stampato un letto vuoto e, a caratteri di scatola: "la Regione abbandona i suoi malati". Minacciano di licenziare 500 addetti, ma continuano a intrattenere rapporti a destra e a sinistra, con gli uomini della giunta regionale e con quelli del governo.








