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DON AB-BONDI TASSA IL PORNO, PREOCCUPATISSIMI I PRODUTTORI DI CARTONI ANIMATI - SIFFREDI ’MINACCIA’ SILVIO: “POTREI OCCUPARMI IO DI CARFAGNA, GELMINI, BRAMBILLA” - LA VERA PORNOGRAFIA? È CHI VENDE INTELLIGENZA E COMPETENZE A UN PADRONE POLITICO

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1 - PORNO
Jena per La Stampa
- Toccherà al ministro Bondi decidere quali film vanno tassati perché porno, preoccupatissimi i produttori di cartoni animati.

2 - I DIVI DELL´HARD CONTRO LA PORNOTAX "PERDERETE CONSENSI TASSANDO IL SESSO"
Leandro Palestini per La Repubblica

Il mondo dell´hard è pronto a scendere in piazza, a protestare contro il decreto anticrisi del governo che annuncia una porno tax, estesa peraltro ai programmi tv a luci rosse. In pratica chi produce e commercializza materiale porno tra un paio di mesi dovrà sborsare un´addizionale Irpef del 25%: una proposta già fatta per la Finanziaria 2006 (ma mai attuata), relatrice Daniela Santanché. «È un ritorno al passato. Abbiamo già lottato contro la tassa Santanché ed è pazzesco che Tremonti voglia ancora punire con prelievi fiscali un settore in profonda crisi come quello dell´eros», commenta indignato Riccardo Schicchi, con un avvertimento al governo. «Berlusconi sta facendo un errore. A tassare l´eros si rischia di perdere consensi, quindi voti: dovrebbe invece detassare le tredicesime, così la gente potrebbe dedicarsi di più sul sesso».

Secondo le ultime rivelazioni Eurispes, il giro d´affari del porno sfiora il miliardo di euro all´anno, ma gli operatori del settore fanno notare che sono i circuiti illegali (quindi non tassabili) a fare la parte del leone. «Per chi lavora nella legalità la situazione è critica. Io produco porno da 15 anni e garantisco che, mentre negli anni 90 ci si arricchiva, oggi in Italia si sopravvive appena», testimonia Rocco Sifreddi, pornoattore e produttore "emigrato" in Ungheria.

«È facile tassare il porno, lo giustificano pensando che l´eros sia inutile alla gente, alla società. Sbagliano, anche politicamente. Intanto il mio business con l´Italia io l´ho ridotto al 10%: gran parte del mio volume d´affari è rivolto verso Usa, Australia, paesi dell´Est e il resto dell´Europa, pagando meno tasse». Anche le regine del porno italiano sono scese sul piede di guerra. «Trovo la pornotax una cosa un po´ ipocrita. In Italia non si potrebbe neanche produrre il porno e allora non si possono neanche pretendere le tasse. Se invece si fa del porno un´attività totalmente legittima allora si può anche tassare», dichiara l´ex pornostar Eva Henger, con allusione al fatto che la bozza del decreto minaccia tasse soltanto per pornografia con "sesso vero". Tradotto: il prelievo non riguarderà chi produce o commercializza "opere" di incitamento alla violenza o materiale pedo-pornografico.

Mara CarfagnaMara Carfagna

«Altro che tasse, dovrebbero linciarli quelli che fanno la pedo-pornografia: sono equiparabili ai trafficanti di organi umani, niente a che vedere con i sani dvd a base di eros che facciamo noi della Rocco Siffredi Productions», sbotta il divo del porno nazionale Siffredi, con una battuta per il premier: «A Berlusconi consiglio di ripensarci, questa tassa è ingiusta. La sua è una invasione di campo: ma visto che ha buongusto nella scelta delle ministre, allora gli dico che potrei occuparmi io di Mara Carfagna, di Mariastella Gelmini, di Michela Brambilla».

Attori e produttori di porno concordano che il porno è stato messo in ginocchio da Internet («su Youporn trovi di tutto, portali gratis sono ovunque e senza parental control vi accedono pure i bambini» denuncia Schicchi) e Ilona Staller indica al governo i problemi del settore hard: «La pornotax non potrà provocare più problemi di quelli che ci sono già dall´avvento di Internet. Si può infatti scaricare qualunque cosa gratis o comprare film pirati. La tassa è solo l´ultima mazzata su un settore in crisi». Un messaggio per il ministro Tremonti? «Pornografia e prostituzione esistono da quando esiste il mondo. Colpiamo piuttosto chi ha lo yacht, la mega villa o chi chiede ancora di essere pagato in nero».


2 - È PORNO CHI HA VENDUTO INTELLIGENZA E COMPETENZE A UN PADRONE POLITICO
Francesco Merlo per La Repubblica

Sono beghine o ruffiani di Stato? Si capisce solo che hanno un disperato bisogno di soldi, ma non si capisce perché si accaniscano sul sesso. Forse pensano che supertassare «il sesso esplicito» significa castigare le oscenità, le sozzure e le laidezze d´Italia e dunque impongono la tassa espiativa, il balzello della purificazione mondana come fossero gesuiti, ‘domini canes´, moralisti scandalizzati e sotto sotto infoiati. O forse vogliono, senza moralismi, solo colpire un mercato florido e trasversale e dunque fare cassa con la voluttà come fossero appunto i mezzani nel paese dei porcelli solitari.

Insomma, a noi la logica ispiratrice della stranissima imposta chiamata pornotax intriga molto più dell´inevitabile dibattito sulla pornografia che ben presto vedremo a "Porta a Porta´ tra il cardinale Fisichella e Tinto Brass, tra l´onorevole Eugenia Roccella e Rocco Siffredi. E va notato, di passaggio, che questa supertassa non riguarderà ovviamente né la Rai né Mediaset, dove va in onda, ben peggiore dell´innocente pornografia, l´oltranza della volgarità in prima in seconda e in terza serata, e dove tutto, dal quiz alle notizie, serve ad ammiccare agli attributi femminili.

Michela BrambillaMichela Brambilla

C´è insomma in Italia un´oscenità diffusa, e non solo televisiva, che non è mai «sesso esplicito» e dunque non sarà tassabile dal ministro Bondi, ma sicuramente è un´edera che si attacca alle donne italiane, è una parodia del sesso, è una raffica di ammiccamenti allusivi, un trafficare pubico e una pornolalia goliardica che noi non vorremmo certo colpire con un´imposta e neppure condannare penalmente, ma che sicuramente è molto più sordida - apertamente sordida - dell´universo nascosto e tuttavia ben frequentato della pornografia.

Quel che il governo italiano vuole invece supertassare è solo un carnevale noioso, un rodeo di immagini ripetitive, di associazioni psicologiche, di realtà dissociate e improbabili, una palestra di acrobazie linguistiche e affabulatorie orientate al riso sguaiato e liberatorio nel senso dello svuotamento di sé. La pornografia, come tutti sanno, è infatti una malinconica medicina, un triste surrogato, un complemento della masturbazione che è la regina assoluta del libro di genere erotico, dei video hard, di Internet. Molto spesso è solo una soluzione innocua a turbe psichiche e ad assurdità sessuali. Serve insomma a domare, momentaneamente, fantasmi invincibili.

Ma si può super tassare il rimedio sintomatico di una malattia inguaribile? E perché non tassare allora il moccio al naso, l´influenza, la scarlattina o il mal di piedi? Perché il sesso?
Dice il decreto che l´addizionale del 25 per cento colpirà «ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva e multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti». E aggiungono i legislatori al governo che sarà il ministro Bondi a decidere e a giudicare di volta in volta. Il che, tra l´altro, significa che d´ora in poi i poliziotti di Bondi sapranno infilarsi in ogni pagina, e potete scommettere che ci sarà un esattore per ogni esplicita lussuria, specie se contro natura.

E´ vero che, trattandosi di una persona intelligente e di un sensibile poeta, sicuramente Bondi non colpirà né le varie edizioni di Baudelaire, né Moravia e forse neppure Pasolini. Ma pare, come ci informano i suoi amici, che a Bondi, come ad alcuni di noi, non piaccia troppo Almodovar. Che facciamo? Super tassiamo quello sporcaccione?

E Tarantino? La legge è legge. A Freud per esempio, che pensava di liberare il sesso e non di tassarlo, il ministro Bondi avrebbe comunque dovuto, controvoglia, far pagare una fortuna. Gli avrebbe sequestrato anche la casa sulla Bergasse e di certo gli eredi starebbero ancora versando rate postume per tutto quel «sesso esplicito e non simulato» disseminato nell´opera omnia: incesti, rapporti di ogni genere e forma....

Quentin TarantinoQuentin Tarantino

Ma quando il sesso è «non simulato»? Il sesso raccontato, per parole o immagini, non è sempre «simulato»? O forse dobbiamo dedicare una bella puntata di ‘Porta a Porta´ anche al concetto di simulazione e di realtà nella letteratura? Bruno Vespa ha certamente letto tutto Borges al quale è stato attribuito ogni genere di pensiero sulla realtà come menzogna e sulla letteratura come realtà, tranne forse il seguente aneddoto: «Non mi turba particolarmente il sesso esplicito al cinema. Più che altro mi imbarazzano le coppiette che lo fanno nella fila dietro».

E quando il sesso diventa «esplicito»? Basterà fermarsi un attimo prima? Forse Bondi chiuderebbe un occhio per la Bellucci stuprata nel famoso film ‘Irreversible´, ma solo perché l´attore stupratore era il legittimo marito Vincent Cassel e dunque, come verseggia Bondi stesso nel suo più prezioso carme maritale, «Amore unico/ Corazza dello spirito / Roccia di lava /Anima fuggitiva».

Rimane in piedi l´ipotesi improbabile che il Consiglio dei ministri abbia soltanto individuato, senza alcun intendimento morale, un giro d´affari molto ampio che coinvolge ricchi e poveri, un sorta di affollatissimo ghetto senza barriere sociali di alcun tipo, il nascondiglio di Priapo frequentato da moltissimi maschi anche se naturalmente pochissimi lo ammettono. Gli uomini infatti fingono di non sapere nulla della pornografia che sta al sesso come la stupidità sta all´intelligenza, elementi opposti ma solidali come la luce e l´ombra, nel senso che la pornografia può anche essere una sosta dell´intelligenza, una sua intermittenza.

E´ dunque possibile che, avendo bisogno di soldi, il governo abbia spregiudicatamente deciso di farsi, come dicevamo all´inizio, il magnaccia di Stato di un bisogno molto diffuso e frequentato e tuttavia ben nascosto. La pornotax prende così anche la forma odiosa di tassa sulla masturbazione, sulla vergogna degli onanisti. E´ una tassa sull´ossessione più celata e dunque non difendibile con le forme classiche della protesta sociale come, per esempio, uno sciopero o una manifestazione di piazza, visto che nulla è più degradante che assumere su di sé e a viso aperto la vergogna della solitudine sessuale.

E però la spregiudicatezza della censura fiscale non migliora certo la figura che ci fa il governo. Al contrario, l´arbitrio risulta persino più evidente. Insomma supertassare la pornografia è un atto di imperio fiscale, è il pizzo imposto su una debolezza. In fondo sarebbe stato meno ignobile esercitare l´arbitrio senza approfittare della fragilità sessuale, ed esercitarsi su insensatezze meno morbose, come tassare, che so?, chi ha più di cento libri in casa o chi si fa crescere troppo i capelli o ancora chi ha più di sei finestre...

Se, infine, si cerca ‘pornografia´ sul dizionario si scopre che si tratta, sin nell´origine greca della parola, di qualcosa che attiene alla prostituzione, cioè alla messa in vendita del corpo e, dunque, più in generale dei talenti. In questo senso - il poeta Bondi ne converrà - la pornografia di sesso esplicito è migliore della pornografia praticata da tutti coloro che hanno venduto intelligenza e competenze, forse non il corpo ma certamente l´anima, a un padrone politico.

 

 
[01-12-2008]