FINE NEGOZIATO MAY – LA PREMIER BRITANNICA ANNUSA L’ARIA DI SCONFITTA IN PARLAMENTO E RINVIA IL VOTO SULL'ACCORDO DELLA BREXIT: “I DEPUTATI HANNO BISOGNO DI ULTERIORI GARANZIE”, E VOLA A BRUXELLES IN GINOCCHIO – IL NODO È SEMPRE QUELLO DEL BACKSTOP, LA "POLIZZA DI ASSICURAZIONE" PER EVITARE IL RITORNO A UN CONFINE INTERNO TRA EIRE E IRLANDA DEL NORD – AFFONDANO LE BORSE DI TUTTA EUROPA. MILANO TORNA AI MINIMI DA 2 ANNI (-1,8%)

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1 – BORSA: CAOS BREXIT AFFONDA L'EUROPA, MILANO (-1,8%) TORNA AI MINIMI DA 2 ANNI

 

theresa may theresa may

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - L'Europa chiude in profondo rosso una seduta su cui pesano le incertezze sul negoziato Usa-Cina, il caos legato alla votazione del Parlamento britannico sulla Brexit (rinviata ufficialmente dal premier Theresa May) e l'avvio pesante di Wall Street, dove il Dow Jones cede quasi il 2%. A Piazza Affari, dove lo spread chiude comunque in leggero calo a 286 punti base, l'Ftse Mib archivia la seduta a -1,77% ai minimi da due anni (un passivo di oltre il 15% da inizio anno); male anche tutte le altre piazze continentali mentre Londra limita le perdite grazie al forte calo della sterlina.

 

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Piazza Affari e' stata penalizzata soprattutto dai ribassi di Mediaset (-5% sul downgrade di Jp Morgan), Fca (-3% in linea con il settore auto europeo) e del comparto della moda con Moncler che cede oltre il 5%. Giu' anche i petroliferi, a partire da Saipem (-4,5%) che scontano la nuova flessione del greggio dopo il balzo di v enerdi' scorso: oggi il Wti cede l'1,2% sotto 52 dollari al barile. A Milano, tengono soltanto Recordati (-0,6%) e le utility con Snam e Terna. Fuori dal listino principale brilla Astaldi (+23%) in quella che e' una settimana cruciale per il futuro del gruppo di costruzioni con il possibile deposito del piano per il concordato preventivo in Tribunale, anche in relazione alle possibili offerte di Salini-Impregilo e dei giapponesi di Ihi. Sul mercato valutario, l'euro/dollaro cala a 1,136 (da 1,14) e l'euro/yen a 128,3. Dollaro/yen a 112,8. Sterlina sopra 0,90 per un euro e a 1,2666 dollari.

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2 – CAOS BREXIT, MAY RINVIA IL VOTO E CERCA UN ULTIMO NEGOZIATO CON BRUXELLES

Nicol Degli Innocenti per www.ilsole24ore.com

 

Theresa May ha gettato la spugna per evitare un’umiliante sconfitta. Il voto in Parlamento sull’accordo su Brexit, previsto per domani, è stato rinviato a data da destinarsi: lo ha annunciato la stessa premier britannica oggi pomeriggio a Westminster.

 

«Rinvieremo il voto previsto per domani -, ha detto la May -. Ho ascoltato attentamente le opinioni dei deputati ed è chiaro che hanno bisogno di ulteriori garanzie, soprattutto sul backstop». La polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine interno in Irlanda è il punto più controverso dell’accordo ma, ha sottolineato la premier, «è una garanzia necessaria e non esiste un accordo possibile senza backstop, conseguenza inevitabile di una trattativa».

 

THERESA MAY THERESA MAY

La May ha detto che nei prossimi giorni tornerà a Bruxelles per cercare ulteriori garanzie e che avrà anche incontri con leader europei per poi tornare in Parlamento con un testo rivisto. Fino a stamattina il Governo aveva insistito che la votazione avrebbe avuto luogo martedì come previsto, ma diversi ministri avevano consigliato alla May di rinviare perché una vittoria sembrava impossibile.

 

THERESA MAY JEAN CLAUDE JUNCKER THERESA MAY JEAN CLAUDE JUNCKER

Oltre ai deputati dell’opposizione laburista infatti, un centinaio di deputati conservatori avevano dichiarato l’intenzione di votare contro l’accordo negoziato dalla May, rendendo una sconfitta inevitabile. Servono i voti di 320 deputati per l’approvazione e la premier poteva contare su circa 200. Dopo avere passato il fine settimana a cercare di convincere i deputati incerti, la May oggi ha concluso che non ce l'avrebbe fatta.

 

L'annuncio della May ha fatto calare ulteriormente la sterlina, che ha perso lo 0,8% sull’euro arrivando a 1,10 euro, il minimo da tre mesi, e lo 0,5% sul dollaro toccando quota 1,26 dollari, il punto più basso da un anno e mezzo.

 

theresa may annuncia l'accordo sulla brexit theresa may annuncia l'accordo sulla brexit

Dopo un anno e mezzo di complesse e delicate trattative con Bruxelles, quindi, il compromesso proposto dalla May non ha trovato consensi. Senza il via libera del Parlamento, l’accordo non può essere ratificato e diventare operativo. L'incertezza sui tempi e i modi di Brexit continua.

 

La May potrebbe rinviare il voto fino a dopo Natale: in base alle regole la premier ha tempo fino al 21 gennaio, termine ultimo per presentare il piano al Parlamento. Oggi il suo negoziatore-capo, Oliver Robbins, è tornato a Bruxelles per sondare la disponibilità della Ue a fare altre concessioni a Londra.

 

MAY JUNCKER MAY JUNCKER

Arlene Foster, la leader del Democratic Unionist Party (Dup), il partito sul quale la May dipende per avere la maggioranza in Parlamento, ha dichiarato oggi che la premier deve rinegoziare la controversa questione del “backstop”. Le speranze di ri-negoziare l’accordo o modificare alcune parti sembrano però vane.

 

La portavoce della Commissione Europea Mina Andreeva ha ribadito oggi che l’Ue non intende riaprire i negoziati. Il premier irlandese Leo Varadkar ha ricordato che «questo è l'unico accordo sul tavolo e ha il sostegno di 28 Governi».

 

Il rinvio deciso dalla May è un «gesto disperato», ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn, e dimostra che la Gran Bretagna «non ha più un Governo funzionante».

 

 

theresa may balla sul palco 3 theresa may balla sul palco 3

L'opposizione potrebbe ora cogliere l’occasione al balzo e presentare una mozione di sfiducia al Governo già domani. Il partito laburista da solo non ha i numeri per farla approvare, ma potrebbe creare un'alleanza ad hoc con gli oltranzisti pro-Brexit conservatori per far cadere la May e andare ad elezioni anticipate.

 

Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader dell’Snp, ha promesso a Corbyn il sostegno del suo partito se deciderà di procedere con una mozione di sfiducia «contro questo Governo incompetente, che ha posto gli interessi di un partito diviso al di sopra degli interessi del Paese».

 

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