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Fini e la “berlusconiana” Ely - Che direbbe, oggi, la finissima politologa di farefuturo Sofia Ventura, che ispirò Veronica Lario sul ‘ciarpame senza pudore delle veline’ nelle liste del marito-Sultano, sulle passate aspirazioni tv e politiche di Elisabetta Tulliani, che invano tentò di affermarsi in Rai e di ottenere un posto tra gli azzurri alle Europee del 2004?...

Fabrizio d'Esposito per Il riformista

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Il presidente della Camera, l'amore, le donne. La fineide di questa estate del Dieci offre un tema che sta appassionando la politica della Seconda Repubblica: il rapporto dell'ex capo di An con i sentimenti e le emozioni. La sua fama di leader gelido, a tratti cinico, che genera comunque carisma come si concilia con gli inciampi avuti nell'ultimo lustro?

Adesso, infatti, c'è il tormentone di Elisabetta Tulliani e del suo clan familiare. Ma prima ci sono state le insinuazioni sul presunto flirt con la ministra azzurra Stefania Prestigiacomo nell'estate del 2005, al centro della famosa epurazione dei colonnelli che sparlavano della coppia nella Caffettiera di piazza di Pietra a Roma, e poi la dolorosa separazione dalla moglie Daniela Di Sotto, tre anni fa.

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La separazione venne annunciata da un comunicato dell'avvocato Giulia Bongiorno, oggi parlamentare di Futuro e Libertà. E sulla decisione di Fini ebbe un peso determinante il coinvolgimento della moglie in un filone della Sanitopoli laziale. Famosa l'intercettazione in cui Daniela Di Sotto, in riferimento all'allora governatore della regione, dice: «Sono andata a sbattermi il culo con Storace».

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TULLIANI E DI SOTTO E IL GOSSIP SU PRESTIGIACOMO. Basta questo per sostenere che il lato emotivo di Fini rappresenta il buco nero della sua carriera politica? Forse. Ma c'è una differenza fondamentale nelle due relazioni più importanti del presidente della Camera, ossia il matrimonio con Di Sotto e la convivenza con Tulliani.

Il primo amore, con Daniela, maturò all'interno di una comunità ghettizzata ed ebbe risvolti cupi e tragici. Una storia di militanza missina senza distinzione tra pubblico e privato. La seconda vita di Fini, a quasi sessant'anni, ha invece tonalità prettamente berlusconiane, più leggere: il colpo di fulmine per l'ex velina televisiva, il cognato viziato con casa e top car a Ferrari. Un paradosso. Una vera nemesi. Nel momento in cui l'ex capo dei postfascisti italiani divorzia dal Cavaliere, la sua parabola pubblica rischia grosso a causa di un amore dai canoni estetici di questa vituperata epoca e tante volte presi di mira dagli infaticabili intellettuali della fondazione Fare Futuro.

Quelle foto di Giancarlo Tulliani, insieme con la fidanzata, entrambi griffati, che lavano la Ferrari 458 Italia di colore blu a Montecarlo demoliscono, per esempio, editoriali, saggi, anatemi e manoscritti vari raccolti di recente da Giuliano Compagno nel volume "In alto a destra. Attorno a Fini: tre anni di idee che sconvolgono la politica". Che direbbe, sempre per esempio, la politologa Sofia Ventura, che ispirò Veronica Lario sul «ciarpame senza pudore delle veline» nelle liste del marito-Sultano, sulle passate aspirazioni tv e politiche di Elisabetta Tulliani, che invano tentò di affermarsi in Rai e di ottenere un posto tra gli azzurri alle Europee del 2004?

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Daniela Di Sotto, invece, la politica la faceva davvero. Almeno come la si intendeva negli anni settanta. Il suo partito, il Msi, coincideva con il lavoro (tastierista al Secolo d'Italia) e l'amore (il primo marito, Sergio Mariani, poi Fini). Un modello totale, all'antitesi del partito leggero berlusconiano, in cui la politica era il fine non il mezzo per apparire. Per comprendere la metamorfosi berlusconiana di Fini, almeno nel privato, è utile rileggere due interviste. La prima a Sergio Mariani, rilasciata a Marco Damilano per l'Espresso tre anni fa. La seconda, di qualche settimana fa, a Luciano Gaucci, firmata da Fabrizio Paladini per Panorama.

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Mariani, un missino di Roma con fama da duro, sposò la camerata Daniela Di Sotto nel 1976. La coppia faceva vita comune con Fini e tra Gianfranco e Daniela iniziò una relazione clandestina. Quando nel 1980 Di Sotto andò dall'avvocato per chiedere la separazione dal marito e ufficializzare la storia con Fini, Mariani tentò di suicidarsi, sparandosi alla pancia. L'ultrasettantenne Luciano Gaucci, ex presidente del Perugia calcio poi scappato latitante a Santo Domingo per alcuni guai giudiziari, è il precedente fidanzato di Elisabetta Tulliani.

Dai racconti di Mariani e Gaucci traspare in modo eclatante una differenza di luoghi, linguaggi e approcci. Ecco Mariani sull'incipit della relazione tra Gianfranco e Daniela: «La loro conoscenza si approfondì in una visita alla tomba del Duce con un pullman di camerati romani nel 1979. Vivevamo insieme sotto lo stesso tetto, ma Daniela e Gianfranco avevano cominciato una relazione clandestina nella casa di una dipendente del Secolo, collega di Daniela».

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Ecco Gaucci: «Elisabetta gliel'ho presentata io. Ci eravamo già lasciati. Ero andato con Elisabetta a trovare Paolo Bonaiuti e all'uscita passa in via del Corso la macchina di Fini che mi vede dal finestrino e si ferma per salutarmi, bloccando tutto il traffico. "Ma chi è questa bella signora?" mi fa, e io gliela presento. Da allora è scattato un fulmine e si sono innamorati di un amore travolgente».

Non solo. Nelle loro conversazioni, Mariani e Gaucci, hanno nemici diversi. Il primo, vuol colpire Fini in nome dei valori comunitari del partito che fu: «Se Daniela quando eravamo ancora sposati si è innamorata di Fini non ha nessuna colpa, il sentimento non si può gestire. Il problema non sta nel tradimento dell'amore, ma nell'errore di Fini: il tradimento dell'amicizia, di un vincolo di comunità».

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Gaucci, invece, ce l'ha con Tulliani e tutta la sua famiglia, citata finanche in giudizio civile per una serie di case intestate all'ex fidanzata. Anzi, arriva addirittura a consigliare il presidente della Camera: «Io non ho mai attaccato Fini, l'ho sempre apprezzato come politico. Gianfranco è innamorato e quindi ascolta molto, troppo, la famiglia di lei, stanno sempre insieme, vivono insieme. Nelle mie case peraltro». Eh sì, c'è differenza tra un bacio sulla tomba del Duce e un colpo di fulmine scoccato alla presenza di Gaucci.

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[13-08-2010]
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