FONDAZIONE FAI-DA-TE (A SPESE NOSTRE) - LA FONDAZIONE ROMA NON CONTROLLA PIÙ NESSUNA BANCA MA AMMINISTRA UN PATRIMONIO DI 2 MLD DI € CON RENDIMENTI MILIONARI SENZA DOVER RENDERE CONTO A NESSUNO - E GRAZIE ALLE ELARGIZIONI DELLA FONDAZIONE IL PRESIDENTE EMANUELE SI DIVERTE A FARE IL CAPATAZ DELL’ARTE CAPITOLINA: LE SCUDERIE DEL QUIRINALE E PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI - PER LE INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI, NIENTE BANDI, SOLO INTERVENTI “DIRETTI E MIRATI” - NEL 2010 EMANUELE SI È MESSO IN TASCA 707MILA € LORDI…
Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"
EMMANUELE EMANUELE
Il labirinto di delibere con cui il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, gli altri quattro consiglieri d'amministrazione e i 18 membri del comitato d'indirizzo si assegnano incarichi e prebende è utile per indagare un segreto più ermetico di quelli di Fatima: di chi sono le fondazioni bancarie? Cioè, di chi sono quella novantina di istituzioni create nel 1990 dall'allora ministro del Tesoro Giuliano Amato, che poi le ripudiò ribattezzandole Frankenstein?
EMANUELE EMMANUELE
Ricordiamo: c'erano le casse di risparmio e altre banche pubbliche. Per liberarle dalla morsa della politica, Amato pensò bene di trasformarle in società per azioni e affidare il capitale ad altrettante fondazioni. Le fondazioni sono per definizione private, ma il comune mortale vorrebbe sapere, se sono private, chi è il proprietario. Le fondazioni non hanno padrone, sono di se stesse. Normalmente così vuole il privato che le ha create donando i suoi soldi. Ma all'origine delle fondazioni bancarie c'è un bene pubblico. Queste casseforti vedono così decine di miliardi di euro in mano a chi si è installato dentro i consigli d'amministrazione e risponde di fatto solo a se stesso.
Una vera magia. Il professor Emanuele è presidente della Fondazione Roma dal primo giorno, cioè da 21 anni. Si chiamava allora Fondazione Cassa di Risparmio di Roma. Alla Cassa di Risparmio comandava l'andreottiano Cesare Geronzi e alla Fondazione mandarono, pensando allora che fosse una roba di poco conto, Emanuele, banchiere in quota Psdi, che contava poco.
EMANUELE EMMANUELE
La Cassa si è prima fusa nella Banca di Roma, che a sua volta è diventata Capitalia, poi incorporata da Unicredit. La Fondazione così non controlla più nessuna banca, ed è rimasta lì ad amministrare un patrimonio di due miliardi di euro, che ogni anno rende un centinaio di milioni, e consente di distribuire una quarantina di milioni a sostegno di iniziative sociali, culturali e scientifiche meritevoli.
Palazzo delle Esposizioni
Ma prima di tutto i vertici della Fondazione pagano se stessi e senza rendere conto a nessuno. Almeno fino a oggi. Pochi giorni fa, infatti, il Consiglio di Stato ha posto termine a una lunga battaglia giudiziaria su chi deve vigilare sulla Fondazione Roma. Emanuele, non avendo più quote di controllo in banche, ha chiesto di essere sottoposto alla vigilanza della prefettura, come ogni fondazione ordinaria. Il ministero dell'Economia ha ottenuto di continuare a vigilare la Fondazione Roma in quanto di origine bancaria. Brutta sconfitta per Emanuele. Non solo vedrà scorrazzare nei suoi uffici i vigilantes di Giulio Tremonti, ma soprattutto è rimasto vulnerato il suo orgoglio di giurista, che non è modico.
Nella sede della Fondazione, nel centro di Roma, ha trovato posto un reperto senza precedenti nella storia mondiale delle banche, almeno dai tempi di Francesco Datini da Prato, che nel ‘300 inventò l'assegno. Una lapide che ricorda il ruolo di Emanuele come promotore della sentenza della Corte costituzionale che nel 2003 ha confermato la natura privata delle fondazioni bancarie: "I soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma - così è scolpito - desiderano esprimere il loro unanime e profondo ringraziamento al Presidente Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, per aver guidato con determinazione e assoluta autorevolezza la battaglia contro la pervicace prevaricazione del potere politico in difesa dei valori cristiani di solidarietà e generosità trasmessi dai Padri fondatori nel 1836".
Palazzo delle scuderie del quirinale
Emanuele ha un alto concetto di sé. Si definisce "avvocato cassazionista, economista, banchiere, esperto in materia finanziaria, tributaria e assicurativa, saggista". E rivendica di essere insignito "della Laurea Honoris Causa in Belle Arti (Degree in Fine Arts) della St. John's University di Roma e della Laurea Honoris Causa in Diritto Canonico della Pontificia Università Lateranense di Roma", finanziata dalla Fondazione Roma. Tutto questo ben di Dio va ricompensato come merita.
Nel 2010 per le sue prestazioni ha preso dalla Fondazione 707.224 euro lordi, così organizzati: 267.470 euro come presidente della Fondazione Roma, 169.992 come presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo (che potremmo definire una controllata), e 269.762 come sovrintendente culturale della Fondazione Roma-Museo, che gestisce il Museo del Corso. La storia dell'incarico professionale come "sovrintendente culturale" è notevole. Nel 2007 il consiglio d'amministrazione nomina il suo presidente (già settantenne) per dieci anni (non esiste al mondo un mandato così lungo) stabilendo che in caso di revoca del contratto prima della scadenza gli verrà riconosciuta una sontuosa buonuscita.
GIULIO TREMONTI
Puntualmente, a fine 2010, il consiglio presieduto da Emanuele revoca l'incarico a Emanuele, e dispone il pagamento della buonuscita nella misura di 1 milione 888 mila euro lordi. Il bonifico parte il 9 febbraio 2011: al netto delle tasse piovono sul conto del banchiere socialdemocratico e cristiano 1 milione e 38 mila euro. Ma il presidente non ha potuto chiudere l'ombrello, perché il denaro ha continuato a piovere. Il 5 aprile altro bonifico, ancora più singolare. Il Comitato d'Indirizzo della Fondazione Roma, presieduto anch'esso da Emmanuele Emanuele ha deliberato il 26 giugno 2010 di riconoscere allo stesso Emanuele un compenso straordinario di 271 mila euro lordi (154 mila netti) per le "attività eccedenti la carica di presidente svolte nel 2009".
Occhio alle cifre: le "attività eccedenti" valgono quanto lo stipendio di presidente della Fondazione, e non si capisce che cosa siano. A una richiesta di delucidazioni Emanuele on ha dato risposta. Certo è che ogni respiro del presidente costa euro sonanti alla Fondazione. C'è lo stipendio, c'è il gettone di oltre duemila euro per ogni riunione del consiglio d'amministrazione, c'è l'incarico di sovrintendente culturale, ci sono le fatture emesse per prestazioni professionali (due per circa 100 mila euro totali nel 2009) e infine le "prestazioni eccedenti".
EMANUELE EMMANUELE
La Fondazione è generosa anche con gli altri amministratori. Il vicepresidente prof. avv. Serafino Gatti ha svolto nel 2009 "attività eccedenti la carica di vicepresidente" e si è preso 85 mi-la euro nello scorso aprile, come da regolare parcella. I tre consiglieri semplici (Paolo Emilio Nistri di 86 anni, Alfredo Loffredo De Simone di 74 e Novello Cavazza di 89) hanno anch'essi ecceduto nell'attività, nonostante l'età, e hanno incassato ciascuno 40.666,59 euro. Hanno ecceduto tutti e tre e tutti nella stessa misura, al centesimo di euro. Il 23 marzo scorso il consiglio d'indirizzo ha deliberato che fosse giusto dare qualcosa anche ai suoi 18 membri, e sono partiti i 18 bonifici, sette da 39 mila euro, cinque da 36 mila euro e altri per cifre calanti fino ai soli 18 mi-la euro di Americo Cecchetti.
EMMANUELE EMANUELE - copyright Pizzi
Anche il direttore generale Franco Parasassi, che nel 2010 ha guadagnato 210 mila euro, lo scorso marzo ha avuto il suo, con un compenso aggiuntivo di 60 mila euro lordi. In tutto i compensi extra superano il milione. Tanta generosità trova forse spiegazione nella complessa attività di erogazione dei fondi che i 23 amministratori si accollano. Come rivendica il bilancio 2010, la Fondazione Roma non emette bandi per chi voglia chiedere un sostegno, ma persegue "iniziative dirette e mirate", che garantiscono una gestione più "funzionale e incisiva".
Un modo per essere agili nei movimenti che comporta il fastidio di dover personalmente seguire ogni erogazione, prendendo le decisioni in solitaria autonomia. Con risultati visibili. Nel 2010, su 4,6 milioni erogati in campo medico, 3,2 sono andati alla Fondazione G. B. Bietti, una onlus che fa ricerca in campo oftalmologico. Al comparto arte e cultura sono andati in tutto 15 milioni, e ne ha incassati 7,8 la Arts Academy del maestro Francesco La Vecchia, direttore dell'Orchestra Sinfonica di Roma, che ha avuto nella sua storia prestigiosi presidenti onorari, da Arthur Rubinstein a Gianandrea Gavazzeni, da Goffredo Petrassi all'attuale, Emmanuele Emanuele.
EMANUELE EMMANUELE E SIGNORA - copyright Pizzi
La filosofia di Emanuele è di seguire il denaro della Fondazione. Per esempio, dopo che ha investito qualche decina di milioni di euro (tra acquisto di azioni e affidamento di capitali) nel gruppo bancario Sator di Matteo Arpe, può sapere come vanno le cose dal figlio Eugenio, assunto da Arpe nella controllata Profilo Merchant.
Il presidente della Fondazione Roma è del resto un uomo poliedrico. Avvocato e banchiere, ma anche esperto d'arte e di politica internazionale, presidente onorario del Psdi (il glorioso partito di Giuseppe Saragat pare esista ancora), amico dei Savoia, con i quali era in prima fila a festeggiare il rientro in Italia nel 2003. E poi Emanuele è un poeta. Di una delle sue composizioni migliori, intitolata "Un giorno di caccia", val la pena di rileggere almeno i primi sfolgoranti versi: "La notte passava veloce / sembrava non esserci stata. / Fino a tardi avevo ammirato / le agili mani che / mischiavano la polvere nera, i pallini lucenti, / pesati e dopo inseriti / nel piccolo cartone mortale".
EMMANUELE EMANUELE E FIGLIA
Così verseggiando, nel 2010 ha avuto un riconoscimento speciale dal presidente del Premio letterario Mondello, che l'ha così motivato: "L'armonia della parola si sposa, nella lineare scrittura poetica di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, con l'afflato del pathos lirico, che raccoglie icasticamente sogno, memoria e nostalgia di un siciliano d'alto mare, che ha fatto però della sua insularità la cifra della sua esistenza inquieta". Sembra una parodia, e invece chi ha visto nei versi di Emanuele anche una "mescolanza trascendentale" altri non è che il professor Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia, finanziatrice del Premio Mondello.
Se uno chiede perché spendono così il denaro delle Fondazioni bancarie si sente rispondere che sono soldi privati. Un pasticcio giuridico privo di senso: o quei miliardi di euro sono proprietà di personaggi come Emmanuele Emanuele oppure sono di tutti. E come soldi di tutti andrebbero gestiti. I grandi architetti del sistema delle Fondazioni, da Amato a Carlo Azeglio Ciampi, potrebbero una buona volta dire una parola su questo. Icasticamente.







