Fabio Martini per "La Stampa"
Dal Pd continuano a staccarsi in ordine sparso pezzi e pezzetti, ma anche personaggi di una certa notorietà e curiosamente la reazione del vertice del nuovo partito si sta attestando su un atteggiamento di indifferenza. E anzi, dopo i silenzi dei giorni scorsi, ora si passa alle battute irriverenti. Come dimostra quanto accaduto ieri sera negli studi della dalemiana «Redtv».
Da un'ora si era diffusa sulle agenzie la notizia dell'addio al Pd di Massimo Calearo, deputato ed imprenditore vicentino che era diventato il simbolo - alla fine il simulacro - del rapporto tra Pd e Nord-est produttivo e negli studi televisivi veniva chiesto un commento sulla vicenda a Penati, braccio destro di Bersani nella campagna delle Adinolfi: i sospetti diventano certezza.
bersani
FRANCESCO RUTELLI
Questa è la nuova linea politica Primarie. E la risposta è stata questa: «Calearo? Ogni addio è una cattiva notizia, ma chi se ne va senza aver provato neppure il menu, forse aveva sbagliato ristorante...».
Penati è stato presidente della Provincia di Milano e in futuro pare abbia l'ambizione di candidarsi a sindaco della sua città. Dunque la sua battuta riflette un umore di fondo nella maggioranza bersanian-dalemiana. Davanti ad una emorragia dal piccolo fiotto ma che non sembra arrestarsi, nel Pd prevale una certa apatia.
CACCIARI
Per primo si era arreso Francesco Rutelli, che ha lasciato il Pd per via della deriva sinistrorsa che starebbe affliggendo il partito a guida bersaniana. Dopo di lui, sempre via intervista, anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciali ha fatto sapere al mondo che «il progetto del Pd è fallito». Ieri è stata la volta di Massimo Calearo: «II Pd guarda al passato».
Cinquantatré anni, vicentino, già presidente di Federmeccanica, - all'inizio del 2008 Calearo aveva accettato di candidarsi nelle liste del Pd. In tutti e tré i casi i fuggiaschi sono stati abbandonati al proprio destino: l'ex presidente della Margherita ha raccontato di «non aver ricevuto neppure una telefonata da Bersani» e non pare che particolari cure siano state dedicate al sindaco di Venezia e all'ex presidente della Federazione delle imprese metalmeccaniche.
Dice Mario Adinolfi, uno dei pasdaran dello staff di Franceschini: «Rutelli, Cacciaci, Calearo. Un sospetto rischia di diventate certezza: questa è una linea politica. Ma così il Pd diventa un Pds inospitale».
Massimo Calearo - Copyright Pizzi
Certo, non tutti i fuggiaschi hanno lo stesso peso. A sé stante il caso Calearo. Già imprenditore nella provincia vicentina (a suo tempo è stato anche presidente della Associazione industriali di Vicenza, una delle più potenti d'Italia), nel 2008 grazie ad un intreccio di relazioni, Calearo accetta di sin dal primo passaggio di Veltroni a Vicenza, si era capito che la vivace imprenditoria locale non era rimasta folgorata sulla via di Massimo e la stessa accoglienza ha ricevuto di recente Dario Franceschini.
Dice Paolo Giaretta, già segretario regionale del Veneto: «Ma attenzione a sottovalutare un fenomeno che tra l'altro colpisce il Nord-est, se si pensa anche a Dellai. E attenzione a non sottovalutare Rutelli: lui ha aperto una porta, quella porta resta aperta e se il Pd dovesse fare altri errori, da quella porta usciranno in tanti».
Ed è anche ai cattolici del Pd si rivolge il cardinale Camillo Ruini, che per quanto da una posizione ormai appartata, ogni tanto si produce in esternazioni esplicite: «Se i cattolici constatano che in una determinata formazione non c'è più spazio, per coerenza dovrebbero rinunciare a quella collocazione».
Un invito alla «diserzione» che pare rivolto ai personaggi ai quali il cardinale a suo tempo «suggerì» la collocazione nel Pd (Paola Binetti, Luigi Bobba) ma anche a coloro che sono meno sensibili alle indicazioni del cardinale di Sassuolo.
FRANCESCO RUTELLI