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GESù MIO, COME SAREBBE GIUSTO E PIO COSTRINGERE LA SANTA SEDE A SILURARE PER COMPLOTTISMO GIANMARIA VIAN DAL "L'OSSERVATORE ROMANO" E SOSTITUIRLO MAGARI CON UN SEMPLICE PASSACARTE, PESCATO NELLA LOBBY BOFFIANA-RUINATA DI SAT 2000!!! - IN REALTà, NON C'è STATO NESSUN COMPLOTTO ANTI-BOFFO, SOLO LA VOGLIA DEL NEO-ASSUNTO FELTRI DI SPARARE UNO SCOOP PER RISOLLEVARE LE VENDITE DE "IL GIORNALE" - LO STRANO INTERESSAMENTO DI "REPUBBLICA" ALL'AFFAIRE FELTRI-BOFFO-VIAN IN CONTEMPORANEA ALLE INDISCREZIONI SU BOFFO IN TRATTATIVE PER SBARCARE A REPUBBLICA - MESSORI: “IL VATICANO TIRI FUORI LE CARTE SUL PROCESSO BOFFO PER METTERE FINE A QUESTO STILLICIDIO DI SOSPETTI. PERCHÉ QUEI DOCUMENTI, SE NON LI CONSEGNA IL VATICANO AI GIORNALI, PRIMA O POI FINISCONO SU INTERNET O IN QUALCHE ALTRO LETAMAIO”

1 - BOFFO, LA VENDETTA!
Giosa Fat
per Dagospia

boffoboffo

Andrà a finire che anche quelli de 'Il Foglio' dovranno arrendersi ai fatti. E prendere quindi atto che la guerra Feltri-Vian-Boffo, che stanno invano combattendo, è iniziata non per chissà quale complotto vaticanense ma solo per l'incolpevole deposito di un po' di merda stantia nel ventilatore con il quale il neo assunto Feltri ha cercato, alla fine del'estate scorsa, di rimettere un po' d'aria nelle vendite de "Il Giornale".

BOFFOBOFFO

La prima parte del fascicolo che Feltri ha trovato nei cassetti dell'house organ della famiglia Berlusconi era già arci-conosciuto dai direttori e dai giornalisti di mezza Italia. C'è chi ricorda, nella procura della Repubblica di Terni, la fila - subito dopo il fattaccio - dei cronisti accorsi a chiedere, anche con l'ausilio di amici avvocati che facevano istanza "per ragioni di giustizia", copia del decreto penale intestato a Dino Boffo (chiedere a qualcuno del Manifesto', please, che fu il primo ad averne copia).

GIAN MARIA VIANGIAN MARIA VIAN

La secretazione richiesta dall'interessato ingayato è arrivata quando i buoi erano abbondantemente fuggiti dalla stalla. Perché nessun direttore in Italia ha mai avuto il coraggio di far uscire la vicenda (come qualcuno ricorda, in almeno due riunioni di redazione del Corrierone ancora mieloso, scoppiò la fatale domandina: lo scriviamo o no?) che non trovò ostello neanche tra le brevi.

GIAN MARIA VIANGIAN MARIA VIAN

Perché il decreto penale, nella sua stringatezza, non diceva quasi nulla. E infatti il vaticanista di Panorama (Ingrao Ignazio), qualche mese prima di Feltri, vi aveva alluso -affermando di aver letto le carte - come ad una vicenda di second'ordine.

Lo scoop che Feltri ha pensato di avere era la copia del documento accluso, della "minuta" scritta in 'itagnolo' (il mix di italiano e spagnolo latinoamericano parlato dai funzionari stranieri della segreteria di Stato) e che tutti abbiamo letto e che presumibilmente qualcuno ha asseverato come autentico.

FELTRIFELTRI

La minuta, non presente nel fascicolo processuale, contiene le affermazioni più infamanti - e probabilmente anche non vere- di tutta la vicenda. L'appunto è pieno di inesattezze, ma la mano che l'ha redatta (e quella che l'ha sottratta per consegnarla a qualche giornalista de "Il Giornale") - come ha ricordato Messori oggi nella sua intervista a La Stampa - della vicenda ternana di Boffo se ne parlava a destra e a manca. E chissà perché, tutti ritenevano che i fatti che l'avevano causati erano plausibili, se non proprio veri.

TARCISO BERTONETARCISO BERTONE

Su questo perverso brodo di coltura si sono, probabilmente, basati anche gli interventi della prima ora: quello di Renato Farina su 'Il Giornale' («Basta con i moralisti senza morale»), quello di Messori sul 'Corriere della Sera' («Tutto è davvero una patacca? Se sarà dimostrato come crediamo e speriamo tireremo un sospiro di sollievo. Ma, intanto, un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti ‘diversi' la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali. Il caso prima o poi sarebbe venuto alla luce e in modo malevolo: perché allora non cautelarsi diminuendo la visibilità?...Comunque vada l'ombra e il sospetto resteranno»).

EMINENCE CAMILLO RUINI - copyright PizziEMINENCE CAMILLO RUINI - copyright Pizzi

E l'intervista a Gianmaria Vian che tanto dispiacere ha provocato nei cuori sensibili di Giuliano Ferrara and friends. Anche perché, al posto di lasciarsi distrarre da chiacchiere vecchie di cinque anni, Vian ha subito riportato la palla al centro, verso il nucleo oscuro dell'intera vicenda ancora in corso:

JOSEPH RATZINGERJOSEPH RATZINGER

«Ma forse non si è data sufficiente attenzione al fatto che, il giorno stesso in cui è esploso il caso del direttore di Avvenire, su Repubblica Vito Mancuso ha attacca¬to, con molte approssimazioni stori¬che e una durezza insolita, il cardina¬le segretario di Stato (Bertone, ndD), presentando co¬me un appuntamento politico una ce¬rimonia religiosa antica di sette seco¬li, che quest'anno rivestiva una solen¬nità particolare dopo la tragedia di un terremoto da trecento morti».

Vittorio MessoriVittorio Messori

Vian alludeva alle polemiche che i quotidiano di largo Fochetti stava animando contro l'incontro Bertone-Berlusconi a L'Aquila, in occasione della Perdonanza di San Celestino V, impropriamente presentata come "assoluzione e indulgenza" per i fatti che il commissario Davanzoni stava così assiduamente indagando e rivelando 'furbi et orbi'.

Paolo Mieli - copyright PizziPaolo Mieli - copyright Pizzi

Di strano, la campagna d'inverno della guerra feltri-vian-boffesca dei ciellini presenti nei soliti giornali (ed è ovviamente un puro caso che siano gli stessi che hanno scritto a dileggio di Lazzati mentre era ancora nella bara, per offendere il cardinale Martini, sbeffeggiare Emilio Colombo in difficoltà, insultato Giuseppe Alberigo mentre era nel letto di morte e dato del bugiardo a Bertone per non aver rivelato il vero terzo segreto di Fatima) ha solo la strana concomitanza con le trattative che vedono oggi 'La Repubblica' a caccia di Dino Boffo come editorialista (avete notato lo sproloquio dell'altro giorno firmato D'Avanzo in gloria di Boffo?).

VITO MANCUSOVITO MANCUSO

Aggiungere che qualche potentato catto-sacrista è poi infastidito dal fatto che Gianmaria Vian si permetta di dialogare (chiamandoli e incontrandoli) i direttori degli altri giornali e più di qualche firma delle principali testate. Il titolo di "professore di vanità" gli è stato dato proprio per questa sua strana pretesa che essendo direttore di titolo, lo vuole anche essere di fatto. Per L'Osservatore Romano, evidentemente, forse è un po' troppo: per i soliti noti, sarebbe meglio un semplice passacarte, magari pescato tra coloro che gravitano intorno alla lobby boffiana-ruinata di Sat 2000.

Giuseppe D'avanzoGiuseppe D'avanzo

Ecco: costringere il Papa a cacciare Vian a forza di polveroni di carta sarebbe la miglior vendetta di Boffo per aver perso quella poltrona.

2 - MESSORI: "IL VATICANO TIRI FUORI LE CARTE SUL PROCESSO BOFFO PER METTERE FINE A QUESTO STILLICIDIO DI VOCI, DI INSINUAZIONI, DI SOSPETTI. PERCHÉ QUEI DOCUMENTI, SE NON LI CONSEGNA IL VATICANO AI GIORNALI SPIEGANDO TUTTO, PRIMA O POI FINISCONO SU INTERNET O IN QUALCHE ALTRO LETAMAIO"....

Michele Brambilla per "la Stampa"

Giuseppe D'avanzoGiuseppe D'avanzo

"Io chiedo che la Chiesa renda finalmente pubblici gli atti del processo di Terni in cui è stato condannato Dino Boffo. Lo faccia, per mettere fine a questo stillicidio di voci, di insinuazioni, di sospetti. Così sapremo di che stiamo parlando: se di qualcosa di grave, o di una debolezza, o di un gesto di carità mal interpretato. Perché sono mesi che stiamo discutendo sul nulla, cioè di una condanna che non sappiamo ancora perché è stata inflitta».

L'uomo che chiede non è uno qualunque. Vittorio Messori non è soltanto lo scrittore cattolico italiano più letto e più tradotto. È anche l'uomo che non a caso gli ultimi due papi - Ratzinger quand'era ancora cardinale, e Wojtyla quand'era già Giovanni Paolo II - hanno scelto per due libri-intervista divenuti bestseller mondiali.

Cardinal MartiniCardinal Martini

Questo tormentone su Boffo lo annoia, ci confida nell'abbazia di Maguzzano (comune di Lonato, provincia di Brescia) che ormai è diventata la sua seconda casa. «Sì, mi annoiano tremendamente queste polemiche e questi presunti complotti vaticani», ci dice, e non potrebbe essere altrimenti: Messori la sua vita l'ha spesa per cercare le ragioni della fede, non per indagare sulle beghe clericali. Del «palazzo-Chiesa» gli interessano le fondamenta, non gli appartamenti vaticani.

Emilio ColomboEmilio Colombo

Logico quindi che le nostre povere vicende umane - nelle quali, sia detto senza offesa, rientra un cambio di direzione ad Avvenire - gli paiano insignificanti frammenti affogati nell'eterno. Però guai ai cristiani che danno scandalo, ammonisce il Vangelo, e la Chiesa in questa occasione sta dando, se non scandalo, un esempio non proprio edificante. Proviamo a riassumere.

L'estate scorsa il Giornale di Vittorio Feltri pubblica una notizia: il direttore di Avvenire, Dino Boffo, è stato condannato a Terni per molestie e secondo un'informativa anonima si tratta di molestie omosessuali. Boffo annuncia querela, la Chiesa lo difende a spada tratta. Ma dopo pochi giorni succede qualcosa e Boffo si dimette. Intanto gli atti del processo di Terni rimangono misteriosamente secretati.

Passa qualche mese e Feltri scrive: la condanna è vera e certa, ma l'informativa sull'omosessualità era una bufala. Una parziale riabilitazione per Boffo, il quale nei giorni scorsi incontra Feltri in un ristorante di Milano. Che si dicono i due? Boh. Mistero anche questo.

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Però sui giornali esce una mezza bomba, anzi una bomba intera: dal colloquio sarebbe emerso che a dare il «pacco» (questo sì mezzo, perché la condanna è vera ma l'informativa no) a Feltri sarebbe stato nientemeno che il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, e nientemeno che su mandato del segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

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Feltri smentisce, e scrive che non ha mai incontrato né Vian né Bertone; dice solo che la notizia gli fu passata da una persona «istituzionalmente affidabile, non estranea alla Chiesa cattolica». Qualcuno nella Chiesa ha dunque accoltellato Boffo alla schiena? Di fronte a sì grave accusa, oltre Tevere fanno scena muta.

«Il Vaticano tace perché è a disagio», dice Messori. «E lo è perché ha peccato due volte. La prima contro la virtù della prudenza, quando ha lasciato al suo posto Boffo benché tutti sapessero da anni - lo sapevo perfino io - che sul suo capo pendeva un possibile scandalo, cioè quella condanna per molestie. E questa è responsabilità del cardinal Ruini e del suo successore, Bagnasco.

FUNERALI DI WOJTYLAFUNERALI DI WOJTYLA

La seconda volta ha peccato contro la verità, perché la trasparenza è un aspetto della verità e il Vaticano non è stato trasparente: ha reagito in modo grottesco parlando di un inesistente "attacco alla Chiesa", ma non ha voluto mostrare i documenti del processo, che per legge dovrebbero essere pubblici e che invece sono stati secretati».

boffoboffo

Silenzio allora, silenzio oggi su un sospetto ancora più grave: quello di un complotto vaticano per far fuori Boffo. «Non mi scandalizzo che accadano cose del genere. Dio ha voluto affidare la sua Chiesa agli uomini, e gli uomini hanno i loro limiti, le loro debolezze, le loro miserie. Divisioni nel clero ci sono sempre state. È ingenua la pretesa di chi vorrebbe la Chiesa migliore delle altre istituzioni umane». Però il desiderio di sapere che cosa è successo è legittimo. E invece la Chiesa tace.

boffoboffo

«C'è disagio e confusione, è vero. Credo che in Vaticano tutti aspettino che intervenga il Papa, il quale mi risulta essere molto seccato». Ma un direttore dell'Osservatore Romano e un segretario di Stato non hanno il dovere di fare chiarezza? «Ripeto: il primo silenzio è quello del Papa. Sbaglia chi vede, in alcune sue frasi di questi giorni, allusioni al caso Boffo: i suoi discorsi sono preparati da mesi.

Aspettiamo dunque le sue mosse. Ma insisto: la prima cosa da fare è rendere pubblici gli atti del processo di Terni, perché tutto è partito da lì. Lo faccia, la Chiesa: altrimenti, oltre che contro la verità, peccherebbe di nuovo anche contro la prudenza. Perché quei documenti, se non li consegna il Vaticano ai giornali spiegando tutto, prima o poi finiscono su Internet o in qualche altro letamaio».

 

 
[05-02-2010]