HA VINTO L'ITALIA LEGHISTA: TUTTI FUORI! (ORA CHI RACCOGLIE LE ARANCE A 20 € AL GIORNO?) - IN NOTTATA TRASFERITI 320 IMMIGRATI A BORDO DI SETTE PULLMAN SCORTATI DA POLIZIA E CARABINIERI E SALUTATI DAGLI APPLAUSI DI UN GRUPPO DI CITTADINI DI ROSARNO - RIMANGONO 1100 DA BUTTARE FUORI, IN PREVALENZA REGOLARI. 300 DI LORO DOVREBBERO ESSERE TRASFERITI, MENTRE UN ALTRO CENTINAIO HA LASCIATO AUTONOMAMENTE LA STRUTTURA, ALCUNI PER ANDARSENE IN TRENO, ALTRI CON MEZZI PROPRI - UN EXTRACOMUNITARIO È STATO GRAVEMENTE FERITO QUESTA MATTINA A GIOIA TAURO
1 - HA VINTO L'ITALIA MAFIOSA E LEGHISTA: TUTTI FUORI!
La Stampa.it - foto Repubblica.it
ROSARNO
Rosarno comincia a riprendere la sua vita normale dopo la paura e le tensioni degli ultimi due giorni per la rivolta degli immigrati e alla successiva reazione degli abitanti per chiederne l'allontanamento, ma per gli stranieri l'incubo non è finito. Un extracomunitario è rimasto gravemente ferito questa mattina in seguito ad un attentato verificatosi a Gioia Tauro, centro del Reggino poco distante da Rosarno. L'uomo è stato raggiunto da alcuni colpi di fucile, caricato a pallini sparati da due persone a bordo di un motorino.
disordini rosarno
A Rosarno stamattina i negozi hanno ricominciato ad aprire, dopo la serrata di ieri, e in paese si registra una situazione di normalità. L'unica novità rispetto al sabato tradizionale di Rosarno è la mancanza del mercato settimanale che non ha aperto per iniziativa degli stessi commercianti nel timore di ulteriori incidenti.
disordini rosarno
A far calmare le acque è stato anche un primo trasferimento, avvenuto in nottata di 320 immigrati, portati nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Una partenza avvenuta a bordo di sette pullman scortati da polizia e carabinieri e salutata dagli applausi di un gruppo di cittadini di Rosarno che stazionava nella zona. Giunti a Crotone gli immigrati hanno ricevuto i kit igienici e sono stati rifocillati con bevande calde prima dell'assegnazione dei posti. Al loro arrivo, sono cominciate le operazioni di identificazione che stanno ancora procedendo.
Polizia e carabinieri, intanto, si stanno organizzando per trasferire anche gli immigrati ospitati a Rosarno nel secondo centro, una fabbrica dismessa che era gestita dall'ex Opera Sila. Qui si trovano circa 500 persone in prevalenza regolari. Trecento di loro dovrebbero essere trasferiti, mentre un altro centinaio ha lasciato autonomamente la struttura, alcuni per andarsene in treno, altri con mezzi propri.
disordini rosarno
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Nella zona, gli abitanti di Rosarno, mantengono un blocco stradale istituito lungo la strada che conduce al centro di ricovero annunciando che vi resteranno sino a quando non sarà effettuato lo sgombero anche di questa struttura. Una mediazione è in corso con un altro gruppo di immigrati composto da circa 600 persone, per riuscire a trasferirli tutti.
Intanto, è salito il numero dei feriti dei due giorni di scontri e guerriglia vissuti da Rosarno. Complessivamente, secondo fonti investigative, sarebbero 66, tra immigrati, cittadini e forze di polizia, le persone che si sono fatte medicare o ricoverare negli ospedali di Gioia Tauro e Polistena. Si tratta, in particolare, di 30 extracomunitari, 17 abitanti del posto e 19 appartenenti alle forze di polizia. Due i feriti gravi, anche se stabili. Sono i due immigrati feriti a sprangate ieri pomeriggio.
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Dopo le polemiche politiche e il monito di Napolitano, arriva la voce del Vaticano. Il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, fa appello alla cessazione della violenza e denuncia le «gravi condizioni di lavoro» alle quali sono sottoposti gli immigrati. «La situazione in Calabria preoccupa e affligge tutti - ha detto il cardinale Bertone - soprattutto per le gravi condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i migrati, che pure rendono un servizio prezioso all'agricoltura e all'attività locale».
Interpellato dai giornalisti a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario dello Stato della Città del Vaticano, il porporato ha sottolineato che «la giustizia diventa ingiustizia quando si adotta la violenza» ed ha auspicato un «riscatto di vita secondo giustizia». Il cardinale Bertone ha citato il salmo 71 per invitare tutti alla «osservanza delle leggi» all'agire «secondo giustizia» e alla necessità di promuovere «pace, riconciliazione e accoglienza reciproca».
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2 - LA GENTE IMBRACCIA I FUCILI, GRAVI DUE STRANIERI. IL GOVERNO INVIA OLTRE 200 RINFORZI
Mario Porqueddu per Corriere della Sera
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Il confine tra la vita e la morte è un muretto alto due metri. Il ragazzo nero lo salta con un balzo disperato e poi corre, si lascia indietro le urla di venti giovani calabresi armati di mazze, spranghe, tondini emanganelli. « U sartau », ringhiano, « U sartau ». Sì, l'ha saltato ed è salvo.
L'altro bracciante africano che era con lui scappa per i campi, lo inseguono come una muta di cani da caccia, incespicano nelle zolle, si perdono in lontananza dove cominciano gli alberi. Da un balcone del primo piano un gruppo di donne indica il giardino di casa gridando: «Un nero s'è nascosto quaggiù». I rosarnesi entrano, si acquattano per guardare sotto le foglie delle piante basse, lo chiamano: «Cugineeetto, dove sei?». Jack Nicholson in Shining faceva meno paura. Non trovano la preda.
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È l'imbrunire e alla contrada Bosco di Rosarno c'è ancora una barricata di carcasse d'auto e copertoni bruciati che interrompe la statale 18 in direzione Gioia Tauro. Dietro, protetto da una trentina di poliziotti in assetto antisommossa, sta l'ingresso della ex fabbrica dove sono nascosti almeno un migliaio di africani.
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Le macchine bruciate sono opera loro, resti della rivolta di giovedì sera. È a bordo di una di quelle che viaggiava Antonella Bruzzese, la ragazza che ieri è comparsa in tv con un occhio pesto, raccontando di quando gli immigrati l'hanno tirata giù e assalita. Momenti di terrore.
Ma la vendetta dei calabresi è altrettanto terribile. Caccia all'uomo. O «andare a marocchini», come dicono qui quando hanno voglia di scherzare e simulano il linguaggio venatorio: ieri due africani sono stati feriti dai colpi di un fucile caricato a pallini lungo la strada che va a Laureana di Borrello, altri due sono stati presi a sprangate a Rosarno, cinque o sei sono stati investiti con le macchine.
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Per le strade è il Far West: nel primo pomeriggio un giovane africano con la testa insanguinata si aggira con un'asse di legno in mano, una macchina gli passa di fianco a 60 all'ora, lui colpisce il lunotto e lo rompe, tre carabinieri gli saltano addosso mentre l'autista scende e cerca di farsi giustizia da sé. L'immigrato se ne va in ambulanza, l'italiano si chiama Antonio Bellocco e lo portano via in manette, un militare finisce in infermeria.
Quando verso le sei di pomeriggio il commissario prefettizio che governa Rosarno legge il bilancio degli scontri parla di 7 arresti e 32 feriti, 14 immigrati e 18 uomini delle forze dell'ordine. Ma sono cifre provvisorie, in paese c'è ancora battaglia, continua la caccia al nero che si è A Rosarno si fronteggiano due eserciti di poveracci.
Tra i mazzieri calabresi c'è chi ha le mani callose per il lavoro nei campi e per oggi i legni delle zappe ha deciso di usarli come armi: «Noi siamo le vittime - dicono -. Hanno picchiato le nostre donne e la polizia prima ci ha chiesto aiuto per sedare la rivolta e poi ci ha manganellato quando abbiamo provato a reagire. Ma cosa dobbiamo fare?».
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Dall'altra parte ci sono gli immigrati, ormai in rotta: vorrebbero scappare, andare il più lontano possibile da qui. «Vogliamo andare via, qui non si può restare». Andare dove? «Non lo so, a Napoli, a Roma, a Milano». I trecento che fino a ieri abitavano fra i topi alla Rognetta, una fabbrica dismessa a due passi dal centro, hanno preparato i bagagli: buste del discount piene di panni sporchi, fornelli da campo, sacchi a pelo.
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Ma questo esodo di straccioni è troppo pericoloso. «Rimanete dentro, vi prego, là fuori è rischioso per voi» implorano gli assistenti della Caritas. Per tutto il giorno polizia e carabinieri tengono i migranti raggruppati davanti al loro dormitorio.
Alle undici di sera, mentre oltre 200 uomini delle forze dell'ordine vengono a rinforzare le squadre impegnate a Rosarno, iniziano le manovre per portare via i braccianti. E così se ne va Ahmed, marocchino, uno dei leader dei migranti. In tasca ha 70 centesimi, è un clandestino laureato....
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2 - «VOGLIAMO FUGGIRE DA QUESTA VITA TRA TOPI E MISERIA MEGLIO LA GALERA»
Carlo Macri per Corriere della Sera
«Vieni a vedere, qui abitiamo noi. Con il cibo appeso al soffitto per tenerlo lontano dai topi. E quando piove questa baracca diventa una piscina. Nella fabbrica siamo in più di 351 e abbiamo 10 bagni chimici e tre docce: una ogni cento persone. La facciamo fredda, oppure facciamo bollire l'acqua su fuochi di legna. A volte penso che sarebbe meglio stare in galera. Almeno lì c'è caldo, luce elettrica, acqua pulita. È vita questa?
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Da qui vogliamo andare via». È un coro di voci del Togo, della Costa d'Avorio, del Maghreb. Fra loro si chiamano «fratelli». Sono gli immigrati della Rognetta, uno dei dormitori dei braccianti di Rosarno. E il giorno dopo la rivolta, mostrano, quasi a giustificarsi, la rovina delle loro vite clandestine. C'è Calou, che ha il braccio sinistro fasciato: è uno dei due feriti dai pallini che hanno scatenato la battaglia di Rosarno. Sta all'ingresso dell'ex fabbrica, circondato da altre decine di braccianti.
A qualche chilometro di distanza c'è un'altra Rosarno meno violenta, che in queste ore cerca un compromesso per sostenere le ragioni dell'allontanamento dei migranti. È una Rosarno produttiva che nutre timori dopo la guerriglia di giovedì notte. «Chiuso per paura», c'è scritto sui fogli A4 incollati su tantissime saracinesche e vetrine di negozi. È una cittadina fantasma, Rosarno.
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In queste ore la comunità ha perso la sua vivacità, vittima di una paura, mai vissuta con questa intensità, neanche quando i clan, che si dividevano il territorio per appalti e traffici di droga, si affrontavano per strada a colpi di lupara. I cittadini di Rosarno non avrebbero mai pensato di dover subire lo «sfregio» di un popolo straniero «sfamato e vestito» pronto alla guerriglia per ottenere lo status di uomo bianco.
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I rosarnesi si sono ritrovati improvvisamente a combattere una guerra, una sorta di intifada tra poveri, tutto sommato, che comunque non vuole assolutamente perdere, perché alto è il prestigio dell'immagine. Prendersela con una donna, da queste parti, è come bruciare un totem. Eppure è successo e per colpa dei «negri». E questo è intollerabile.
Nello stesso tempo, però, si vuole che si dica di loro come un popolo non violento e razzista e per questo hanno chiesto che si mandino via gli extracomunitari con una soluzione che accontenti tutti. Le scuole ieri erano aperte, ma i genitori si sono guardati bene a mandare i figli. «E non li manderemo più» dice Rocco, autotrasportatore che ha visto ruzzolare la propria Punto nella scarpata. Lungo la strada si vive l'atmosfera di una guerra.
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La paura di nuovi attacchi da parte dei «neri» è forte. Il ministro dell'Interno Maroni ha promesso che sarà costituita una task force che avrà il compito di monitorare la situazione. Sotto vari aspetti: quello del lavoro in nero, dell'assistenza sanitaria e dei permessi di soggiorno. Chi sarà a posto potrà restare, chi no, sarà allontanato. Una risoluzione che non piace ai rosarnesi che da ieri hanno occupato il Municipio.












