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“I PROFETI DISARMATI” E L’ULTIMA SPIAGGIA, TENDENZA CAPALBIO, FA FESTA – MONDANITÀ VERY RADICAL CHIC RIUNITA PER IL LIBRO DI MIRELLA SERRI – RUTELLI, MARRAMAO, LUCIO VILLARI SULLE SINISTRE L’UNA CONTRO L’ALTRA ARMATE…

Mirella SerriMirella Serri

Grande adunata della sinistra dell'Ultima Spiaggia, in tutti i sensi, anche in quello di Capalbio, perché c'erano proprio tutti, dal presidente della Rai in carica, Claudio Petruccioli, con la consorte Giovanna Nuvoletti, all'etrusco Fabiano Fabiani che con la moglie Lilli ha sfoderato tutta la sua giovanile vigoria standosene in piedi per un'ora e mezza, al ministro ombra Linda Lanzillotta, a ben tre Caracciolo, da Marella a Rossella fino a don Nicola. Il risultato? Una mondanità intensamente progressista riunita in una saletta del Residence di Ripetta gremita oltre ogni dire per la presentazione romana del nuovo libro di Mirella Serri ("I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre", Corbaccio editore).

Ad ascoltare Francesco Rutelli, Giacomo Marramao, Lucio Villari e Giovannino Russo, che ne hanno discusso con l'autrice, c'era pure il raiscrittore Franco Matteucci, impegnato nel suo eterno duello con lo Strega, Pia Luisa Bianco, la fatina dai capelli rossi del G8, la fotografa Muriel Oasi, l'ambasciatore Boris Biancheri con Flavia Arzeni, Ludina Barzini, momentaneamente evasa dal maxilibro sul padre-profeta disarmato, la fantastica Caterina Balivo che in smanicato rosa distraeva (involontariamente) Giuseppe Scaraffia.

E poi il sovrintendente Claudio Strinati con la consorte scrittrice Annarosa, Angelo Bucarelli, l'ex presidente di Viale Mazzini, Walter Pedullà, Marisa Garito, Franca Leosini, Pasquale Chessa, Pablo Echaurren, Claudia Salaris, Valentino Zeichen, Giosetta Fioroni, la bellissima Francesca Rizzo, Enrica Eramo, Marco Calamai, Elena Aga Rossi e Victor Zaslavsky.

In tanta affettuosa confusione, nessuno ha calcato sul fatto che i distruttori dei "Profeti disarmati" erano stati gli antenati dei presentatori, quei comunisti che ormai sono scomparsi dalla scena politica italiana. Anzi, ormai erano diventati tutti laici, persino Rutelli che si è lamentato che a volte gli sia stata attribuita la nomea di politico troppo vicino ad acqua santa e confessionale.

Francesco RutelliFrancesco Rutelli

Una selva di frecciate contro Berlusconi ne ha fatto il San Sebastiano della serata. L'unico vero Profeta Disarmato, Giovannino Russo, è stato fatto parlare per ultimo, in modo che non si montasse la testa. La relazione migliore? Quella dell'autrice, intensa e vibrante. Secondo Marramao. Terzo Rutelli. Lo sguardo più intenso? Quello nero di Domitilla Calamai.

LA GUERRA RIMOSSA DEI DUE ANTIFASCISMI - L' ANTITOTALITARISMO LIBERALE E LAICO CONTRO I COMUNISTI
Pierluigi Battista per il "Corriere della Sera"

C' era un giornale, negli anni successivi alla Liberazione, che dava conto con ostinata meticolosità degli innumerevoli omicidi a sfondo politico che stavano funestando, da Nord a Sud, la lotta politica dell' Italia alla riscoperta della democrazia. Il giornale era Risorgimento Liberale e il direttore era Mario Pannunzio. Quell' opera di denuncia rimase isolata e inascoltata. Scorreva in quei mesi non pacificati non solo il «sangue dei vinti» fascisti descritto da Giampaolo Pansa, ma anche quello di una parte dei vincitori antifascisti che si ritrovò vittima dell' arrogante disegno di chi, unito nella Resistenza contro i tedeschi e la Repubblica di Salò, puntò le armi fratricide per falciare gli ex alleati.

I delitti raccontati in diretta da Risorgimento Liberale colpivano antifascisti liberali, antifascisti cattolici, antifascisti laici, antifascisti socialisti. Niente come quella sequenza di esecuzioni sommarie smentisce la leggenda di un unico antifascismo, monolitico, compatto, cementato da un comune nemico. La fine vittoriosa della lotta antifascista innescò una guerra tra due opposti antifascismi, quello antitotalitario e quello di matrice comunista. Una guerra sanguinosa.

Claudio PetruccioliClaudio Petruccioli

Le temeraria opera di smascheramento promossa da Pannunzio dalle colonne del suo giornale viene riportata alla luce nel nuovo libro di Mirella Serri, I profeti disarmati (Corbaccio, pp. 229, 18) già raccontato su queste pagine da Antonio Carioti. Storica della cultura, critica letteraria, autrice di studi «dissacranti» su Giaime Pintor e sul percorso ambiguo degli intellettuali «redenti» che frequentarono il fascismo e si trasformarono in antifascisti occultando le parti più compromettenti delle proprie biografie, Mirella Serri si è avvicinata al giornale di Pannunzio con un taglio «culturale». Voleva ristudiare uno dei luoghi più importanti dove si radunavano le migliori intelligenze dell' antifascismo liberale. Si è imbattuta in una galleria degli orrori costruita attraverso materiali di cronaca dimenticata o deliberatamente rimossa.

Ha così messo in luce quanto sia stata difficile in Italia la stessa sopravvivenza di una cultura minoritaria, ma che non è mai venuta meno agli imperativi di una lotta sui due fronti del totalitarismo. La mitologia antifascista (non i valori dell' antifascismo, che sono un' altra cosa) prevede che chiunque abbia partecipato alla battaglia contro il fascismo meriti perciò una indistruttibile patente democratica. L' antifascismo liberale, invece, giustifica la sua naturale collocazione antifascista con il ripudio del totalitarismo in quanto tale. Del totalitarismo nazista e fascista e di quello comunista.

Nel nome della comune lotta contro Hitler, le potenze democratiche dell' Occidente si allearono con Stalin, ma mai si sarebbero sognate di rendere eterna un' alleanza anche dopo la sconfitta del comune nemico. Ecco, gli antifascisti liberali, cattolici, socialdemocratici, socialisti autonomisti, laici ebbero nei confronti dell' antifascismo comunista un comportamento analogo. E per questo, a giudicare dalle pagine di Pannunzio riesumate da Mirella Serri, pagarono un prezzo molto elevato. Una lotta per l'egemonia culturale all' interno dell' antifascismo - è questo il quadro concettuale che ispira I profeti disarmati - ebbe, sul piano della cronaca, inattese implicazioni cruente.

Giacomo MarramaoGiacomo Marramao

La scientifica precisione con cui vennero colpiti bersagli appartenenti alle varie anime dell' antifascismo antitotalitario e non comunista sta a dimostrare che quella battaglia fu vissuta dall' antifascismo comunista come uno scontro senza esclusione di colpi, destinato a condizionare tutt' intera la vicenda politica e culturale del dopoguerra. La possibilità di ritrovare un frammento del piccolo universo liberale (antifascista e anticomunista) che non arretrò di fronte a una guerra culturale nei confronti del totalitarismo è uno dei meriti principali di questo libro. Che ricostruisce vicende, se non sconosciute, messe al bando dalla memoria collettiva dell' Italia repubblicana. E il profilo di un intellettuale, Mario Pannunzio, che non volle piegarsi ai diktat del conformismo.

 
[25-11-2008]