ICI DI DIO – UN MILIARDO E LA PACE (FISCALE) È FATTA - IL GOVERNO AL LAVORO PER CHIUDERE IL CONTENZIOSO SULLE IMPOSTE NON PAGATE DALLA CHIESA: SI PENSA A UNA SANATORIA NELLA QUALE SI RINUNCIA A SANZIONI E INTERESSI – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI STEFANO RUSSO: “4,8 MILIARDI DI ARRETRATI? LA CIFRA NON È ATTENDIBILE"

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DAGONOTA

 

papa francesco papa francesco

Pace (fiscale) in terra agli uomini di buona volontà. Il governo studia il modo per incassare dal Vaticano l’Ici non versata dalla Chiesa e chiudere il contenzioso aperto dalla Corte di Giustizia europea una settimana fa.

 

Per i giudici l’Italia non può non reclamare l’imposta non versata durante il periodo 2006-2011, ma bisogna pure evitare lo scontro con le gerarchie vaticane. Qual è la soluzione?

 

Una sanatoria nella quale si rinuncia a sanzioni e interessi. Un miliardo e si chiude il contenzioso. I grillini parlano di trattenere l’8x1000 fino all’estinzione del debito (che ammonta a circa 5 miliardi). Ma significherebbe cercare uno scontro inutile, visto che dal Vaticano si mostrano stranamente dialoganti. In attesa della discussione formale che potrebbe essere chiesta dalla Commissione europea, a Palazzo Chigi si caldeggia un accordo soft, che metta d’accordo tutti.

 

«ARRETRATO DA 4,8 MILIARDI? CIFRA INATTENDIBILE»

Carlo Marroni per “il Sole 24 Ore”

 

GIUSEPPE CONTE E L IMMAGINE DI PADRE PIO GIUSEPPE CONTE E L IMMAGINE DI PADRE PIO

«Una pace fiscale sul tema Ici? Non lo sappiamo di certo, lo apprendo da notizie di stampa. Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dobbiamo avere ancora contatti con il Governo. Quello che si legge su possibili ripercussioni sono solo delle ipotesi. Credo che su questo siamo davvero in una fase prematura».

 

Il segretario generale della Cei, il vescovo Stefano Russo, in una pausa dell' assemblea straordinaria della Conferenza episcopale in corso dentro il Vaticano commenta le voci su un' ipotesi di "sanatoria" allo studio relativa al pagamento dell' Ici arretrata per gli anni 2006-2011 da parte di enti legati al no profit, tra cui quindi la Chiesa. Ipotesi che tra l' altro non trova conferma in ambienti di governo. La questione deve ancora essere affrontata dall' esecutivo di concerto con la Commissione Ue.

 

stefano russo stefano russo

La sentenza della Corte deve passare alla Commissione e poi arrivare sul tavolo del governo. Un iter tortuoso, che sarà dura arrivi in fondo. Ma le somme in ballo sono grosse, girano 4,8 miliardi «Non mi sento di avallare assolutamente questa cifra. Tra l' altro bisogna ricordare, e farlo con molta chiarezza: le attività potenzialmente coinvolte sono davvero molte e vanno da quelle della scuola alla sanità, dalla cultura all' assistenza, e non sono tutte della Chiesa, ma riguardano tutto il mondo no profit».

 

piazza san pietro piazza san pietro

Ma su questo punto la linea del Papa è molto chiara: chi sfrutta i beni della chiesa per fini commerciali deve pagare. «E noi siamo del tutto d' accordo, è un nostro principio basilare quello che tutte le attività della Chiesa devono essere improntate alla massima trasparenza e correttezza. E guardi che nella stragrande maggioranza dei casi è così, da molto tempo».

 

GIUSEPPE CONTE CON I FRATI A SAN GIOVANNI ROTONDO GIUSEPPE CONTE CON I FRATI A SAN GIOVANNI ROTONDO

Forse dal 2012, anno del decreto Monti. Fino ad allora probabilmente non era così. «Se c' erano delle zone di opacità questo era anche da attribuire alla legge sull' Ici, che lasciava questi spazi. Con l' introduzione dell' Imu questo non è certamente più possibile, non solo per gli enti ecclesiastici ma per tutto il no profit.

 

stefano russo 1 stefano russo 1

La nuova legge riconosce l' esenzione del pagamento dell' imposta immobiliare alle attività che offrono dei veri servizi sociali che, ribadisco, sono erogate anche da soggetti non legati alla Chiesa cattolica. Questo mette in chiaro, mi sembra che non si tratta affatto di un privilegio» Se non ci sarà questa "pace fiscale", un po’ sul modello della manovra, cosa potrebbe accadere in concreto?

 

CORTE DI GIUSTIZIA UE CORTE DI GIUSTIZIA UE

«Ricordo che la sentenza della Corte afferma che la Commissione Ue, perchè il tema riguarda l' esecutivivo di Bruxelles, avrebbe dovuto verificare il maniera più puntuale la non possibilità per l' Italia di poter arrivare a riscuotere le cifre eventualmente dovute per i cinque anni, quindi 2006-2011. A questo punto non sappiamo quali passai saranno adottati. Ma noi siamo chiari: chi svolge attività commerciale deve pagare».

 

Serve quindi che vi sia chiarezza sulla natura e le modalità delle attività che si svolgono.

«Lo diciamo da molto, è necessario distinguere bene. Una diversa intepretazione oltre ad essere sbagliata comprometterebbe una serie di servizi per l' intera collettività».

 

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