dagospia.com

IL DUBBIOSO NAPOLITANO SCRIVE A LADY MASTELLA – UNA BELLA “RIPASSATA” A PROFUMO NON FA MALE - LAZIO, CHI PAGA IL CONTO SALATO DELL’HOTEL? - L’IMBARAZZO DELL’ARCH. DESIDERI: CHI AVEVA “PREVISTO” IL BANDO DELL’AUDITORIUM A FIRENZE? - DOPPIETTE DIVISE SUL CACCIATORE PISCICELLI – D’AZEGLIO IN FILIGRANA…

Da "Panorama" in edicola domani

GIORGIO NAPOLITANOGIORGIO NAPOLITANO

1- DIVIETO DI DIMORA, I DUBBI DEL PRESIDENTE ...
Un giudice può mettere un rappresentante istituzionale eletto direttamente dal popolo nelle condizioni di non potere esercitare le proprie funzioni? Secondo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci sono forti dubbi. Tali da consigliare il varo di una legge ad hoc.

CLEMENTE MASTELLA SANDRA LONARDOCLEMENTE MASTELLA SANDRA LONARDO

Lo si evince dalla lettera (che "Panorama" pubblica in esclusiva) inviata dal capo dello Stato ad Alessandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania, finita nel mirino della procura di Napoli e colpita a ottobre 2009 con il divieto di dimora in Campania e basso Lazio. Lady Mastella, che vive a Roma da 5 mesi, ma non ha mai lasciato la carica e si è ricandidata al consiglio regionale, è accusata di associazione per delinquere con il marito Clemente e per abuso d'ufficio conseguente alla violazione del regolamento sulle assunzioni dell'Agenzia per l'ambiente della regione.

In una lettera indirizzata a Napolitano, Lonardo segnalava che nel suo caso «il divieto di interdizione della carica elettiva, espressamente posto dalla legge penale, viene aggirato attraverso il divieto a recarmi presso il consiglio regionale della Campania». Il che «espone non la mia persona, ma la democrazia, a un vulnus che credo sia grave».

ALESSANDRO PROFUMO E SIGNORA - copyright PizziALESSANDRO PROFUMO E SIGNORA - copyright Pizzi

Il capo dello Stato, dando atto che la lettera «ha posto alla mia attenzione un tema, quello delicato e critico dei rapporti tra giustizia e politica, sul quale mi sono più volte soffermato», osserva: «Ella ha in particolare espresso riserve per il mancato rispetto, a suo avviso, del divieto di interdizione dalla carica elettiva nel caso che la riguarda, tema che in generale merita certamente un attento approfondimento anche in sede legislativa, in funzione di un soddisfacente equilibrio tra le esigenze delle misure cautelari e le prerogative politiche che ella ha sottolineato». (Carlo Porcaro)

PASSERAPASSERA

2- STOP A PROFUMO, CHE COSA BOLLE DENTRO UNICREDIT ...
In banca l'azionista decide, ma è il manager a dirgli tra che cosa. Così diceva il grande Raffaele Mattioli alla Comit, il modello da cui non solo Cuccia, ma anche i giovani banchieri McKinsey italiani hanno sempre tratto insegnamento. Alessandro Profumo tra tutti, in un decennio e mezzo di strepitosa cavalcata in Italia e fuori.

Ma quando i dividendi agli azionisti scendono a meno della metà rispetto al difficile anno precedente, a un quarto o un quinto degli anni precrisi, e si è dovuto pure mettere mano al portafoglio per miliardi in aumenti di capitale, lo spazio dei manager si restringe. E di Mattioli non si ricorda più nessuno. Ecco spiegata la levata di scudi in Unicredit di Cariverona e dei trevigiani di Cassamarca, dei piemontesi di Crt, dei bolognesi di Carimonte e della fondazione Banco di Sicilia.

WALTER VELTRONIWALTER VELTRONI

Le dimissioni di Profumo non sono sul tavolo. Ma la piena delega si è rotta. Le fondazioni non vogliono un modello operativo accentrato sul capoazienda, con tre vice e sette proconsoli. «A lui la gestione tecnica, a noi le scelte di politica». Proprio così: «di politica» diceva il comunicato delle fondazioni il giorno del comitato operativo che ha rinviato l'Unicredit one man bank.

Corrado Passera si è guardato da un sfida così tosta. Malgrado incursioni politiche che Profumo evita, è stato accorto nel non perdere mai il contatto con Giovanni Bazoli e l'azionariato, e finirà con listone comune all'assemblea. Profumo no. È più diretto. Media meno. Ha ammesso, come nessun banchiere italiano, che dopo la crisi doveva cambiare modello di gestione e finanza.

Ha chiesto soldi ai soci, dopo averlo negato. Un bagno di umiltà. E ha provato a superare le anime locali, eredità delle fusioni, per fare efficienza. Ma le fondazioni non sono soci qualunque, pesano sul territorio e nella politica. Mediobanca e Generali prossime a scelte importanti non sono partecipate qualunque.

Quello tra Profumo e le fondazioni non è un braccio di ferro tra manager e azionisti di un mercato normale. Ma tra un banchiere mattioliano e azionisti postmattioliani: ma di prassi italiana, non di diritto anglosassone. Sarebbe un errore metterlo alla porta, ma una «ripassata» non gli fa male, dicono alle fondazioni. Persino il presidente tedesco, Dieter Rampl, si è scoperto italiano tra italiani, mica rigorista tra i rigoristi. (Oscar Giannino)

3- LAZIO, CHI PAGA IL CONTO? ...
Quasi 12 mila euro per le stanze più 925 euro di extra. È il conto recapitato dai legali dell'hotel Aurora di Auronzo di Cadore a sei medici, fisioterapisti e massaggiatori che nel 2008 hanno partecipato al ritiro estivo della Lazio. L'accordo tra la squadra di Claudio Lotito e il comune accollava a quest'ultimo le spese alberghiere di 45 persone. Tutto ok con l'hotel Auronzo, dove dormiva la squadra, mentre nel caso dell'Aurora, che ospitava lo staff, il conto di 24 mila euro è stato ridotto a 13 mila dal comune in base alla distinta delle presenze fornita dalla Lazio. La società non vuol pagare, il comune idem e ora l'hotel batte cassa col team che accompagnava la squadra. (A.P.)

4- TERNA È PRIMA IN EUROPA ...
Terna, la società che possiede e gestisce la rete elettrica nazionale, è la migliore tra le «utilities» europee per rendimento totale del titolo negli ultimi tre anni. Il premio è stato ritirato a Londra dall'ad della società, Flavio Cattaneo. Nel periodo che va dal 29 dicembre 2006 al 31 dicembre 2009 il rendimento totale del titolo Terna si è attestato sul + 40 per cento rispetto al settore europeo che ha registrato un -15.

5- AUDITORIUM, CHI AVEVA «PREVISTO» IL BANDO? ...
Nel ricorso al tar di Valerio Carducci, secondo nella gara per l'assegnazione dell'appalto per l'Auditorium di Firenze, si legge anche questo: «Talune offerte dei fornitori risultano addirittura di data antecedente alla pubblicazione del bando di gara. Anche l'elaborato prezzi risulta essere stato redatto in data 12 aprile 2007, 6 mesi prima del bando».

L'architetto Paolo Desideri, vincitore della gara con le imprese Sac e Igit, faceva capire il 25 aprile 2008, intercettato dai carabinieri, che gli appalti erano «immersi in un liquido gelatinoso che è al limite dello scandalo». Ora, anche se non è indagato, nella gelatina sembra immerso pure lui.

Nel «ricorso pesantissimo», come annunciava Carducci al telefono, che il tar ha accolto bloccando il cantiere dell'Auditorium, ci si chiede per esempio «come la commissione abbia potuto attribuire il massimo del punteggio architettonico quando il progetto ha un'altezza pari a 12,50 metri, paragonabile più a quella di un cinema... la Scala di Milano ha un'altezza di 20 metri».

Così pure appare inadeguata è la distribuzione dei posti: «Si richiedeva la realizzazione di 1.000 posti da disporsi su 3.900 mq, ma l'aggiudicataria ha disposto lo stesso numero di posti su 1.630 mq compromettendo i livelli di sicurezza». L'architetto romano viene da una nota famiglia di progettisti (il padre era l'ingegnere di Pier Luigi Nervi), fu compagno di scuola di Enrica Scalfari (figlia di Eugenio) ed è amico da sempre di Walter Veltroni e Paolo Cuccia (il presidente della Eur spa, che è intimo di Francesco Rutelli).

Negli ultimi anni ha vinto nella capitale lavori importanti: dal Palazzo delle esposizioni alla nuova stazione Tiburtina. L'appalto contestato, vinto per 80 milioni nel 2008, è già lievitato a 236. Ma allo Stato potrebbe costare molto di più. Se Carducci, che si è rivolto all'avvocato Raffaele Izzo, vincerà anche in Consiglio di Stato, avrà infatti diritto al mancato guadagno. E così l'Auditorium verrà pagato due volte. (Terry Marocco)

6- DOPPIETTE DIVISE SU PISCICELLI ...
Nel romano Circolo della caccia, ospitato a Palazzo Borghese, si discute se allontanare o meno il socio Francesco Maria De Vito Piscicelli, di lignaggio partenopeo. Piscicelli, arrestato nell'inchiesta sul G8 e già invitato il 1° marzo a dimettersi, è l'imprenditore che poche ore dopo il terremoto abruzzese, al telefono con il cognato, già sentiva odore di affari.

Il Circolo della caccia, che rifiutò l'iscrizione di Paul Getty, Valentino Bompiani e Francesco Cossiga, fu impegnato in un analogo dibattito nel 2006 riguardo a Vittorio Emanuele, intercettato mentre al telefono cercava di procurarsi dolce compagnia a pagamento. Allora uno dei soci disse: «Non importa come finirà l'inchiesta, bastano le intercettazioni». Repetita iuvant?

7- RICORRENZE MILANO IN FILIGRANA ...
In primo piano Massimo D'Azeglio, primo presidente della Provincia di Milano dal 1860 al 1861. Sullo sfondo la sede di Palazzo Isimbardi nel verde, come era una volta. È il francobollo emesso per il 150° della Provincia di Milano e che le Poste italiane, assieme al presidente Guido Podestà, presentano in apertura di Milanofil, dal 19 al 21 marzo. (E.B.)

8- DEBUTTO IL 20 MARZO PER «GCASA» ...
Grandi novità per Grazia Casa, che dal numero in edicola dal 20 marzo si chiama semplicemente GCasa. «Il designer inglese Paul Smith» anticipa il direttore Gilda Bojardi «fotograferà per noi le case in giro per il mondo, mentre Jean-Philippe Delhomme sarà l'imbucato speciale, alla ricerca di interviste impossibili».

E inoltre tanti interni di case italiane belle e possibili, «con l'idea di uno stile da copiare o da cui farsi ispirare»; una rubrica sull'arte del ricevere e una sezione dedicata all'ecocompatibilità.

 

 
[18-03-2010]