"IL FATTO QUOTIDIANO" CANDIDA PASSERA E PICCONA GERONZI, ’ADVISOR’ DEL BANANA - INCORONAZIONE DI CORRADINO CON PAROLE RUBATE A UN LIBRO DI LIALA: "PASSERA SI È INFILATO NEL PROGRAMMA DI ’VEDRÒ’ ALL’ULTIMO E QUANDO ARRIVA È L’OSPITE PIÙ ATTESO DELLA GIORNATA. PARLA COME UN ATTORE, IN PIEDI, IN UN CONO DI LUCE CALDA..." - AL BANCHIERE DI INTESA RESTA ORMAI COME HOUSE ORGAN, IL GIORNALE DI TRAVAGLIO E PADELLARO: IL CORRIERE, DOPO UNA AFFETTUOSA PAGINATA, HA TIRATO FUORI DALL’ARMADIO LO SCHELETRO DEL PARADISO FISCALE DI MADEIRA (LA MOGLIE ABBANDONATA DI PASSERA GODE); MENTRE "LA REPUBBLICA" NON HA MAI POTUTO ABBANDONARSI A CORRADO PER LA "DISISTIMA" (EUFEMISMO) DI CARLO DE BENEDETTI VERSO IL SUO EX DISCEPOLO ALL’OLIVETTI E MONDADORI (TRA GLI AMICI LO DEFINISCE "UN INGRATO")
1- CHE POMPA PER PASSERA! "QUANDO ARRIVA È L'OSPITE PIÙ ATTESO DELLA GIORNATA. PARLA COME UN ATTORE, IN PIEDI, IN UN CONO DI LUCE CALDA..."
Bankomat per Dagospia
Corrado Passera
Che il Cetriolo Quotidiano - come lo chiama nella rassegna stampa il nostro Minimo Riserbo - fosse diretto con pungente equilibrio da quel noto galantuomo di Antonio Padellaro, era per noi cosa nota. Potrà piacere o meno la linea del giornale (restar indifferenti al Fatto è difficile) ma quelli del Cetriolo di solito pungono.
Corrado Passera
Marco Travaglio in primis, che dopo aver osato criticare Passera ricordando la vicenda Alitalia, che meglio andrebbe riscritta come il salvataggio dei crediti Intesa verso Air One, oggi ricorda che il Geronzi che sdottoreggia al meeting di CL non è giovane (nomen omen) e non è vergine.
Entrambi gli articoli chiedono un po' di coraggio perché quelli sono potenti veri, e permanenti, non come quelli finti di Arcore e di Montecitorio.
Però oggi il Cetriolo dà ampio spazio anche all'ennesima esternazione programmatica per il bene del Paese di Passera dr. Corrado. Una marchetta riparatrice?. Non lo pensiamo, anche se in un primo tempo avevamo avuto il dubbio. Non è lo stile di Stefano Feltri che firma il pezzo (non è parente). Ma onor del vero neppure Padellaro è noto per le sue marchette, a differenza magari di altri e apparentemente più blasonati colleghi.
Corrado Passera, Giovanna Salza, Luca Montezemolo
Anche altri giornali, as usual, danno oggi e di nuovo spazio a Passera for President , in effetti, perchè a ben vedere la notizia c'è, e non è marchetta: Passera insiste in pubblico - vedi articolo - a proporsi come salvatore del paese, quasi fosse un marziano appena giunto o un terrestre che la classe dirigente del Paese l'ha sin qui subìta. Non è questa però la vera notizia.
Corrado Passera, Giovanna Salza, Luca Montezemolo
La notizia è in una citazione fra parentesi, che Feltri (non parente) buttà lì forse inconsapevolmente, tratta dalla lunga esternazione di Passera al seminario estivo di Vedrò organizzato dall'Enrico Letta (è parente): "Un leader si giudica soprattutto dalla capacità di creare altri leader, di scegliere le persone".
Corrado Passera
Ha ragione Passera, e non deve averlo detto a caso. Si sta preparando davvero una squadra? Geronzi difficilmente ne farà parte, neppure in tribuna seniores, e men che mai Prodi. Bazoli lo sa e non approva.
Bazoli sa anche che ha ragione Passera quando dice che un leader si riconosce dalle persone delle quali si circonda. Persone che - a Milano lo sanno tutti ma nessuno osa dirlo in pubblico - nel caso di Passera non sono affatto una squadra uniforme fatta da tutti top manager con la medesima cifra umana e professionale.
Parliamo come è ovvio solo e sempre di opinabili questioni di stile manageriale, a scanso di equivoci e di querele, e di comportamento organizzativo. C'è molta eterogeneità nell'entourage di Passera.
PADELLARO-TRAVAGLIO
Senza nulla togliere all'uomo, molti sono stupiti che, ad esempio, uno come il Direttore Generale Micheli, già opinabile capo del personale e poi DG di Banca fino al 2009, dopo aver retto le risorse umane delle Poste passeriane prima, sia da poiche settimane rientrato in Intesa dalla finestra come senior advisor di Passera.
Il suo modo di gestire le relazioni industriali, si sussurra in Ca' de Sass, a Bazoli non è mai piaciuto. Lo stile era: "Mi faccia causa".
Chissà se Passera ha in mente Micheli come Ministro del Lavoro. Così pure altri manager ex "postini", così soprannominati in Piazza Scala nei gossip da macchinetta del caffé - non hanno sempre e tutti avuto lo stile e l'esperienza di un Ciaccia (Banca Opi) di un De Felice (chief economist) o di un Micciché (gran capo del corporate), per citare invece manager da tutti lodati.
O dell'impareggiabile ex Capo delle relazioni esterne e istituzionali Stefano Lucchini, che non a caso e con il consueto stile soft da gran gentiluomo ha poi lasciato Passera per l'ENI.
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO ENRICO LETTA
Eh sì: un leader si vede e si vedrà dai suoi collaboratori.
Berlusconi ama molto Dell'Utri, Ghedini e Previti.
Vedremo Passera.
2 - CORRADO PASSERA IL BANCHIERE STUDIA DA LEADER - OSPITE DI ENRICO LETTA DICE: "SONO GIÀ IN CAMPO"
Stefano Feltri per Il Fatto Quotidiano
geronzi passera jpeg"Sono già in campo e ci sto benissimo". Questa frase, nelle intenzioni di Corrado Passera, dovrebbe significare l'opposto di quello che sembra: sono un banchiere, guido la prima banca del Paese, Intesa Sanpaolo, ed è già una forma di impegno civile sufficiente. Eppure, al seminario estivo di Ve-Drò organizzato vicino Trento da Enrico Letta, dopo l'intervento di Passera non si discuteva se fosse l'uomo giusto a cui affidare i propri risparmi, ma se gli si potesse affidare anche l'Italia.
I PASSI GIUSTI E IL TICKET
Nei giorni scorsi, nella sua casa di Sabaudia, aveva anche cenato con Roberto Savia-no e l'evento aveva fatto maliziare che il ticket fosse già pronto (per cosa non è chiaro, ma con un leader - o due - il progetto è secondario). Passera si è infilato nel programma di VeDrò all'ultimo e quando arriva è l'ospite più atteso della giornata. Parla come un attore, in piedi, in un cono di luce calda.
Il tema dell'incontro legittima ogni speculazione sui progetti futuri di Passera: "L'Italia tra dieci anni". Il badge al collo del banchiere riporta, come quello di tutti i partecipanti a VeDrò, una citazione cinematografica, anche questa scelta con cura: "La forza è potente in quest'uomo" (primo episodio di Guerre Stellari, 1977). Nel linguaggio spesso ricco di metafore che domina gli incontri a Dro, nell'ex centrale elettrica che ospita i 500 partecipanti all'iniziativa di Letta, Passera sembra una perfetta acciuga-robot.
L'analogia si deve a Maurizio Porfiri, un giovane ingegnere che lavora a New York, intervenuto a Vedrò poco prima di Passera. Porfiri studia quello che succede quando si mette un pesce robot in un branco di acciughe (vere). Se l'acciuga-robot è ben programmata e non percepita come ostile, riesce ad essere assimilata e con qualche colpo di pinna ben assestato ai suoi vicini più prossimi riesce a far muovere tutto il branco nella direzione desiderata.
Elisabetta Tulliani e Gaucci
Il pesce robot, diventato leader, può essere usato per spingere i salmoni lontano dalle turbine elettriche che li fanno a fette e salvarli. Oppure per indirizzare le acciughe verso le reti e quindi verso la padella.
E c'è chi giura che dietro i recenti articoli del Corriere della Sera sui soldi che Passera ha rimpatriato dai paradisi fiscali (dove erano stati accumulati, assicura lui, in modo lecito) per comprare una quota di una società alberghiera, ci sia proprio il recente attivismo del banchiere milanese.
DELL UTRI
I colpi di pinna di Passera, un'intervista sul Corriere critica sulla classe dirigente, i discorsi al meeting di Cl a Rimini, non sarebbero piaciuti a qualche suo avversario che ha fatto uscire qualche scheletro dall'armadio fiscale per ridimensionarlo e spingere le acciughe a riprendere le distanze dalla potenziale guida robotica.
Ma Passera non si fa condizionare più di tanto - l'operazione c'è stata, i soldi erano nel paradiso fiscale, ma non c'era alcuna irregolarità, ha sostenuto in una lettera al Corriere - e stende comunque quella che a molti sembra una bozza di manifesto politico, a cominciare dal tema giustizia, "il problema più drammatico che abbiamo", e dalla necessità di recuperare soldi riducendo gli sprechi e combattendo l'evasione fiscale.
Anche se conserva sempre qualcosa della freddezza bocconiana del banchiere, Passera parla di "passione e coraggio", di cambiamento, di visione di lungo periodo. E non si riferisce solo a problemi del credito, si vola più in alto, si parla di "rilancio della nostra democrazia".
Dal pubblico di Vedrò arrivano alcune, selezionate, domande. Un partecipante chiede, in modo molto diplomatico, se un banchiere sia legittimato a preoccuparsi del bene comune, del Paese, o se non dovrebbe occuparsi solo dei propri azionisti. Passera risponde così: "Non condivido le critiche di chi dice che i vertici di un'azienda privata devono solo massimizzare il profitto, bisogna piuttosto ottimizzarlo".
ghedini taormina previti
Che, tradotto, significa che si possono anche fare operazioni in perdita o comunque motivate da logiche diverse da quelle del profitto. Come le due partite più delicate in cui è coinvolta Intesa Sanpaolo, la vicenda Alitalia (di cui è stata, al contempo, regista della privatizzazione, creditrice, partner finanziario, azionista) e Telecom Italia, controllata per ragioni più patriottiche che industriali dall'alleanza tra Intesa, Mediobanca e le Assicurazioni Generali.
UN PROGRAMMA FEDERALISTA
Passera parla per oltre un'ora, racconta l'Italia che sogna, federale, solidale, con un buon welfare, con una certa coesione sociale (argomento delicato, lui guadagna 5,3 milioni di euro all'anno). Non nomina uomini politici, anche se lascia capire che un vero leader nuovo, di qualunque schieramento, dovrà far piazza pulita ("un leader si giudica soprattutto dalla capacità di creare altri leader, di scegliere le persone").
TREMONTI STATUARIO
Pur avendo avuto un rapporto stretto - anche se non di appiattimento - con questo governo, non ci sono mai riferimenti espliciti, se non un riconoscimento implicito al ministro del Tesoro Giulio Tremonti, "i nostri conti pubblici hanno retto bene" (la Commissione europea è un po' meno ottimista). E anche in questo si può leggere un indizio delle ambizioni di Passera.
La Confindustria, con il suo presidente Emma Marcegaglia, e il presidente delle Assicurazioni Generali, Cesare Geronzi, nei giorni scorsi hanno esplicitato qual è il loro auspicio per l'autunno: stabilità, altro che cambiamento. Niente governo tecnico, tregua interna alla maggioranza, un ministro dello Sviluppo che sovrintenda al progetto nucleare e magari qualche incentivo alle imprese. Cosa che in fondo potrebbe non dispiacere anche a Passera che, come recitava il titolo del suo incontro di ieri, pensa soprattutto all'Italia tra dieci anni, non a quella che ci aspetta tra dieci giorni.
3 - GERONZOCOMIO
Marco Travaglio per Il Fatto Quotidiano
Il Meeting di Rimini, com'è noto, è un evento "ecclesiale" e "religioso". Infatti anche quest'anno si stentava a distinguerlo da un raduno di banchieri, da un Consiglio dei ministri, da un forum di Confindustria e dall'ora d'aria di San Vittore (erano presenti i noti condannati Paolo Scaroni, corruzione, e Renato Farina, favoreggiamento in sequestro di persona). Ma è anche un festoso ritrovo giovanile.
BAZOLI
Infatti, da quando non arriva più Andreotti per evidenti problemi di deambulazione, è stato degnamente sostituito da un altro tenero virgulto della finanza: Cesare Geronzi, 75 anni suonati, ex banchiere di Capitalia e poi di Mediobanca, ora presidente di Generali, nonché imputato per i crac Parmalat e Cirio. "Ora - ha detto Geronzi ai suoi coetanei ciellini - siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro".
In questi giorni va per la maggiore Luciano Gaucci con la sua numerosa famiglia, intervistata quotidianamente fino ai parenti di terzo grado senza dimenticare il geometra di Gaucci, la colf di Gaucci e il tabaccaio di Gaucci, dai segugi del Giornale e di Libero, per dare lezioni di morale alla Tulliani e, di carambola, a Fini.
Gaucci è il maestro ideale: ha patteggiato 3 anni per bancarotta del Perugia Calcio e scampò all'arresto fuggendo a Santo Domingo lasciando in ostaggio dei magistrati i figli, incarcerati al posto suo. Pochi sanno quel che Gaucci ha raccontato ai magistrati sull'amico Geronzi (ben coperto dal servilismo di gran parte della stampa italiana):
Calisto Tanzi
"Ho lavorato per lui per oltre 20 anni e ho fatto avere a lui, a sua moglie e a sua figlia beni per 60 milioni di euro". In particolare Gaucci ha sostenuto di aver pagato a Geronzi tangenti da 200 milioni di lire per ciascuno dei 18 finanziamenti concessigli da Capitalia fra il 1989 e il '92 (22 milioni di euro e rotti).
Geronzi l'ha denunciato per calunnia e diffamazione, ma poi è finito indagato per false dichiarazioni al pm, mentre Gaucci è stato assolto dalla calunnia e Geronzi ha ritirato la denuncia per diffamazione. Dunque non esistono sentenze che smentiscano le accuse. Anzi tutto il contrario. Nel 2008, sentito come parte lesa, Geronzi tenta di negare ogni rapporto personale e familiare con Gaucci, definendolo "un millantatore pericoloso e amorale".
n pa12 chiara geronzi
Poi deve ammettere di averlo ricevuto a fine anni 80, quando dirigeva la Cassa di Rispamio di Roma: "Andreotti mi telefonò: ‘Ricevi Gaucci, è persona rozza ma intelligente'. Lo incontrai 2-3 volte". Di sfuggita? Mica tanto. Altrimenti come spiegare i regali "per i miei compleanni, per Natale e per Pasqua" che gli faceva Gaucci, cliente della sua banca, e che lui si guardò bene dal rispedire al mittente? "Cibo, vini e generi alimentari che noi dirottavamo in beneficenza a don Picchi" per i ragazzi bisognosi.
Ma qualcosa restò anche al bisognoso Geronzi. Per esempio una fontana "da un miliardo" (dice Gaucci) che Geronzi ridimensiona a "vasca di 5 blocchi in pietra" e che fa bella mostra nel giardino di villa Geronzi ai Castelli Romani: "Me la portò l'autista di Gaucci, il signor Macellari, un tipo molto invadente a cui non ho voluto fare la scortesia rifiutando quei pezzi dismessi da una villa di Gaucci".
Pareva scortese rifiutare gli scarti di Gaucci, così li tenne. Idem per tre statue, anche se Geronzi dice "non ricordo bene, ma non sono antiche e non sono di valore". Altrimenti le avrebbe dirottate a don Picchi. E l'autista Macellari era così invadente che fu invitato alle nozze della figlia di Geronzi, Chiara, giornalista del Tg5 e socia della Gea World di Moggi & C. "Chiara - spiega il finanziere - fu costretta a invitare l'autista dopo aver ricevuto in regalo un quadro". Povera stella. Ora però, come ha annunciato papà Geronzi al Meeting, "siamo tutti chiamati a una fase di impegno di costruzione del futuro". Applausi. Sipario.







