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IL GIALLO DEL 'FRODO ALFANO' - IL PARERE DELL'AVVOCATURA CON L’ALLUSIONE ALLE DIMISSIONI DI BERLUSCONI: RICATTO O BOOMERANG? - LA TENTAZIONE DI PAPI DI ANDARE AL VOTO ANTICIPATO IL 21 MARZO PROSSIMO PER NON ESSERE COTTO A FUOCO LENTO DAI GIOCHI A DESTRA E ELEGGERE UN PARLAMENTO ANCOR PIÙ “SUO” CHE POSSA SPEDIRLO AL QUIRINALE NEL 2013 - MARINI (EX PRESIDENTE): LA CONSULTA DOVRA' DIRE SI'...

Francesco Lo Sardo per http://www.europaquotidiano.it

All'Avvocatura generale dello stato giurano che a palazzo Chigi (o a palazzo Grazioli che dir si voglia) non ne sapevano nulla. Respingono il sospetto di essersi fatti, loro, "portavoce" di una velata minaccia di dimissioni di Berlusconi, di una caduta del governo, di una traumatica precipitazione della situazione politica fino, chissà, alle elezioni anticipate, nell'eventualità di una bocciatura del lodo Alfano da parte della corte costituzionale il prossimo 6 ottobre.

Dall'ex convento agostiniano di via dei Portoghesi, sede dell'avvocatura, assicurano che nessuno aveva anticipato ai vertici del governo i contenuti della memoria sul lodo vergata da Glauco Nori, vice avvocato generale dello stato.

ANGELINO ALFANO - copyright PizziANGELINO ALFANO - copyright Pizzi

Settantatrè anni, tra un paio d'anni in pensione, uomo di diritto riservatissimo e schivo, stimato da tutti i colleghi, Nori avrebbe calcato un po' la mano, ceduto a una certa enfasi retorica... ma insomma, dice Oscar Fiumara, l'avvocato generale dello stato che quella memoria l'aveva letta fino ai punti e alle virgole, «ognuno ha il suo stile.
In verità mi sembra che nella memoria del collega Nori, che ho letto e condiviso prima del suo deposito, vi fosse un grande rigore scientifico, con una serie di concatenazioni logiche che invitano la Corte a valutare la ragionevolezza della legge».

Parole apparentemente rassicuranti, quelle dell'avvocatura, per quanto lo stesso Fiumara, navigato uomo dell'avvocatura da quarantanove anni che nella sua monumentale carriera ne ha viste di tutti i colori (processi quale quello per la morte dell'anarchico Pinelli e quello cosiddetto "7 aprile" contro i vertici di Autonomia operaia), torni a modo suo a trasmettere alla corte costituzionale un messaggio molto preciso: «Abbiamo parlato di ipotesi teoriche portate all'estremo per rilevare la delicatezza delle questioni ».

C'è da chiedersi, dopo l'effetto già di per sè abbastanza deflagrante della memoria in difesa del lodo Alfano e della presidenza del consiglio, se da parte di Fiumara ci fosse l'ulteriore necessità di ribadire ai giudici costituzionali «la delicatezza delle questioni» in ballo.

STEFANO FOLLI - copyright PizziSTEFANO FOLLI - copyright Pizzi

Che non sfugge a nessuno: nè ai giuristi, nè al mondo politico che è in crescente nervosa attesa della sentenza della Corte. Il centrodestra in particolare vive giornate sempre più convulse: il Cavaliere teme complotti e congiure in casa sua, il Pdl è squassato da un duro confronto interno sulle prospettive del dopo-Berlusconi che Fini ha formalmente aperto, la Lega vede vacillare, con il premier, la sua riforma federalista.

Ieri Stefano Folli sul Sole 24 Ore ha scritto che «la penna dell'avvocato dello stato non poteva andare certo oltre. Ma basta un po' d'immaginazione per rendersi conto che l'ipotesi delle dimissioni, lasciata trapelare in questa forma obliqua, non sarebbe un atto di resa da parte di Berlusconi. Al contrario, equivarrebbe a una sfida in nome dell'investitura ricevuta dal corpo elettorale».

Una sfida che, come ha scritto Europa due settimane fa registrando voci che circolano tra i membri del governo, potrebbe concretizzarsi nella tentazione di Berlusconi di andare al voto anticipato il 21 marzo prossimo per non essere cotto a fuoco lento dai giochi a destra e eleggere un parlamento ancor più "suo" che possa spedirlo al Quirinale nel 2013.
Due sere fa, a palazzo della Consulta sono saltati sulle sedie quando hanno saputo della memoria dell'avvocatura. C'è stata «sorpresa» per le modalità «inusuali» di difesa del lodo.

Forse a Nori è soltanto scappato il piede sull'acceleratore. Certo quella memoria non aiuta una decisione serena. Voci incontrollate ipotizzano da giorni una possibile bocciatura parziale del lodo. Ma ora la Corte potrebbe sentirsi spinta, per reazione al pressing, a scelte più drastiche, innescando così una reazione a catena incontrollabile. E se fosse quel che vuole il premier?

berlusconi nonleggerlo arancioneberlusconi nonleggerlo arancione

2 - ANNIBALE MARINI (EX PRESIDENTE): CONSULTA DOVRA' DIRE SI' AL LODO ALFANO...
(Adnkronos) - Il lodo Alfano ha recepito e corretto i rilievi costituzionali che vennero mossi al lodo Schifani. Per cui, secondo l'ex presidente della Corte Costituzionale Annibale Marini, non c'e' ragione per una nuova bocciatura. La pronuncia della Consulta del 2004 sul lodo Schifani, sara' alla base del giudizio che attende la nuova legge che tutela le alte cariche dai procedimenti giudiziari per la durata del mandato.

"Si' -replica Marini in un'intervista al 'Giornale'- credo che in quella pronuncia ci siano gia' tutte le risposte alle questioni che vengono sollevate oggi. La Corte affermo' che secondo la Carta andava tutelato il principio del sereno svolgimento delle massime funzioni istituzionali e che questo non contraddice il principio di euguaglianza tra i cittadini".

"Non si possono fare previsioni sulla decisione finale di un collegio formato da 15 persone -osserva poi l'ex presidente della Consulta, a cui viene chiesto di anticipare un'impressione sull'esito del giudizio sul lodo Alfano- ma l'indirizzo dato allora e che ha condizionato la nascita del lodo Alfano e' recentissimo.

 

 
[18-09-2009]