IL NANO SUPREMO PREPARA LE ARMI MEDIATICHE PER ANDARE ALLE URNE GIÀ A NOVEMBRE - E SADO-MASI CONVOCA I DIRETTORI DELLE TESTATE RAI PER RIMETTERE IN MOTO I TALK SHOW - NON SOLO MINZO, ANCHE ORFEO DEL TG2 CHIEDE DI RIAPRIRE UNO SPAZIO DI APPROFONDIMENTO - DA SINISTRA, IL PRIMO SQUILLO È DI FLORIS: "NOI SIAMO PRONTI: SE CI DANNO IL VIA LIBERA ’BALLARÒ’ È PRONTA DA ANDARE IN ONDA MARTEDÌ CON UNO SPECIALE SULLA CRISI" - UNA EVENTUALE AMMUCCHIATA ANTI-BERLUSCONI (DA DI PIETRO A CASINI) NON SUPERA IL 50% - E SAREBBE IMPOSSIBILE NON SOLO GOVERNARE MA ANCHE RIUSCIRE A CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE CHE COL PREMIO DI MAGGIORANZA PERMETTE AL SILVIO E A BOSSI DI VINCERE - RIEPILOGANDO: ALLO STATO ATTUALE, L’UNICA E SOLA POSSIBILITÀ PER L’OPPOSIZIONE DI FAR FUORI IL PUZZONE DI ARCORE È SPERARE NELLE ARTI SAPIENTI DELLA MAGISTRATURA
1 - NON
Jena per la Stampa - «Visto il fallimento del centrodestra il Pd è pronto a vincere le elezioni anticipate per dare al Paese un nuovo governo», non ha detto Bersani.
2 - SADO-MASI CONVOCA I DIRETTORI DELLE TESTATE RAI PER RIMETTERE IN MOTO I TALK SHOW
Ansa.it
BERSANI BERLUSCONI votazioni voto
Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha convocato per lunedì 2 agosto alle 11 a Viale Mazzini i direttori di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Rainews e Gr Radio Rai per un approfondimento sugli impegni della comunicazione del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo in relazione agli sviluppi della situazione politica nazionale".
Con i direttori Masi discuterà della possibilità di mettere in piedi approfondimenti, eventualmente anche in prima serata, per seguire durante la settimana l'evoluzione del quadro politico. Le produzioni di rete - e quindi i talk show come Ballarò, Annozero e Porta a porta - sono attualmente ferme, come normalmente accade durante la pausa estiva, ed è più difficile farle ripartire.
berlusconi al seggio elezioni regionali
MAURO MASI INGRID NUCCITELLI FLORIS: SE CI DANNO L'OK PRONTI AD ANDARE IN ONDA - "Noi siamo pronti: se ci danno il via libera Ballarò è pronta da andare in onda martedì": lo dice il conduttore Giovanni Floris, che ha chiesto d'intesa con Raitre di proporre uno speciale della trasmissione, attualmente in pausa estiva, per seguire gli sviluppi della situazione politica. "D'intesa con la rete - spiega Floris - abbiamo chiesto di fare uno speciale perché ci sembra che il momento politico lo meriti". Il direttore generale Mauro Masi ha intanto convocato per lunedì i direttori di testata per decidere insieme il da farsi: "Va benissimo che vadano in onda anche gli approfondimenti dei tg: non siamo mai stati - conclude Floris - né noi né gli approfondimenti dei tg alternativi l'uno all'altro".
LUCIA ANNUNZIATA GIOVANNI FLORIS
ORFEO, HO CHIESTO DI RIAPRIRE SPAZIO APPROFONDIMENTO TG2 - Il direttore del Tg2, Mario Orfeo, ha già "chiesto due giorni fa di ripristinare uno spazio di approfondimento, la rubrica 'Punto di vista' andata in onda fino a giugno dopo il tg di mezza sera, per creare un appuntamento di riflessione sulla situazione politica". "Il vicedirettore generale Antonio Marano - spiega Orfeo - era favorevole e la richiesta è stata girata dal direttore generale Masi, che mi sembra sensibile, come dimostra la sua decisione di convocare tutti i direttori di testata per lunedì". "Anche se c'é la tendenza a 'settimanalizzarli', i tg - conclude Orfeo - devono dare le notizie. Un approfondimento garantisce invece maggiore spazio alla riflessione e al dibattito".
ROSI GRECO E MAURO MASI
3 - L'USIGRAI: LA RAI AFFIDI SOLO AI TG GLI SPAZI DI APPROFONDIMENTO
Corriere.it -
il baciamano di Mario Orfeo a Clemente MimunSulla questione interviene anche l'esecutivo Usigrai, chiedendo, attraverso una nota, che la Rai affidi solo ai tg gli spazi di approfondimento per seguire l'evoluzione della situazione politica. «Alla direzione generale, che sta valutando la possibilità di modificare i palinsesti per mandare in onda edizioni speciali di Ballarò e Porta a Porta, e al consigliere Rizzo Nervo che ha lanciato la proposta - si legge nel comunicato - ricordiamo che, a differenza dei programmi di informazione di rete, i telegiornali non sono in ferie. L'informazione sui delicati avvenimenti politici sono stati garantiti finora dai giornalisti delle testate Rai. Ci chiediamo perché non affidare loro spazi di approfondimento dando la possibilità di andare oltre "l'inevitabile sintesi dei tg"».
4 - "SE NON VOTANO CON NOI CHIEDO SUBITO LE ELEZIONI"
Amedeo La Mattina per la Stampa
Berlusconi cerca di esorcizzare lo spettro di Prodi, che nella scorsa legislatura tremava a ogni voto in aula. Il premier assicura di avere i numeri per completare il programma «grazie alla scelta sofferta ma necessaria». La scelta di rompere con Fini e «governare più sereni e nella chiarezza».
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UMBERTO BOSSI Ma attorno al premier sono molti i ministri che, pur avendo votato il documento della scomunica, hanno grossi dubbi sulla tenuta dell'esecutivo: vedono dietro l'angolo il rischio elezioni. Peggio: vedono un'alleanza antiberlusconiana per un governo guidato da Casini che faccia la legge elettorale e porti il Paese alle urne. «Bene - ha risposto il Cavaliere - se fanno una cosa del genere noi faremo opposizione per otto mesi e arriviamo al 50% insieme alla Lega».
Anche Bossi ha la stessa preoccupazione. Per salvare il federalismo il Senatur potrebbe favorire un eventuale governo di transizione? «Bossi si fida più di me o di Casini, Fini e Bersani?», è stata l'osservazione del premier. Eppure Umberto non ha nascosto a Silvio i suoi dubbi nell'incontro di ieri.
GIANFRANCO FINI E ITALO BOCCHINO
Il Cavaliere ha assicurato che si andrà fino in fondo con il federalismo. E che quei 33 deputati finiani che hanno costituito il gruppo Futuro e Libertà sono destinati a dividersi. «Con loro ci parlerò io personalmente, e il ministro Ronchi sta più dalla mia parte che da quella di Fini». In ogni caso per il Cavaliere non si può escludere il voto anticipato. Bossi avrebbe promesso che non si sfilerà dall'alleanza. Ma lo dicono i berlusconiani.
Altro punto a suo vantaggio nell'operazione «terra bruciata» attorno al presidente della Camera sono alcuni senatori che, come Andrea Augello, non si sono iscritti al nuovo raggruppamento finiano. Per non parlare poi dello «scippo» di Renata Polverini: dopo essere andata a Palazzo Grazioli, ha ricordato che «Berlusconi è sempre stato al mio fianco durante tutta la campagna elettorale. Sapete bene che la mia elezione è dipesa anche dall'impegno personale del premier».
Mentre Fini non si è speso accampando la ragione che il suo ruolo istituzionale non glielo consentiva. Ora l'inquilino di Montecitorio ha messo le carte in tavola diventando «capo di una fazione». Ecco perché, è stato il ragionamento di Berlusconi, dovrebbe seguire l'esempio di Pertini, che nel '69 diede le dimissioni dalla presidenza della Camera quando fallì l'unificazione tra socialisti e socialdemocratici.
SANDRO PERTINI
500 crescenza castello Berlusca«Spero che Pertini, che era un grand'uomo, possa insegnare a qualcuno il modo in cui ci si debba comportare», ha detto il Cavaliere in un messaggio inviato ai Promotori della libertà. Questo «qualcuno» nemmeno citato è Fini. Il quale, insieme a quei deputati che l'hanno seguito, è «lontanissimo dalla nostra cultura liberale». Loro, «con il pretesto del diritto di critica, hanno iniettato nel nostro movimento il virus della disgregazione». Berlusconi promette che proseguirà nel progetto del Pdl nato in piazza San Babila. È un'altra bordata a Fini che all'indomani di quel «predellino» disse siamo alle «comiche finali».
berluscuno rutelli
I prossimi tre anni verranno dedicati alla «grande riforma della giustizia, alla riforma fiscale e dell'architettura dello Stato». Con quali voti non si sa, visto che con i 33 deputati di Futuro e Libertà dovrà fare i conti a ogni passo. A cominciare dalla prossima settimana quando Fini metterà al voto la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. Non è ancora chiaro come voteranno i finiani: non sembra sia questa l'occasione per sferrare il primo agguato. Non è stato deciso ancora nulla, rimane la suspense. Per il futuro tuttavia le occasioni non mancheranno.
Fini e Tulliani
Lo spettro di Prodi aleggia a Palazzo Chigi. Non è un caso che il premier si sia arrabbiato con i colonnelli: «Mi avevate detto che erano quattro gatti e invece sono 33». Per Berlusconi comunque una cosa è chiara: «Al primo passo falso in Parlamento sul programma dirò che l'unica via sono le elezioni». Del resto, è convinto che un partito di Fini sarebbe un flop.
Analizzando con i capigruppo e i coordinatori Pdl un sondaggio, l'ex leader di An si attesterebbe in una forbice che va dall'1 al 3%. Berlusconi ieri ha concluso la giornata nel castello di Tor Crescenza dove è stata organizzata una cena dalle deputate Pdl. In quest'occasione ha detto: «Ci sono parlamentari dell'Udc e dell'Api di Francesco Rutelli ma anche del gruppo misto pronti a sostenerci, vanno intercettati».







