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IL PAPA PONZIO PILATO - NEL '42 PIO XII NON ADERì ALLA DENUNCIA DELLE NAZIONI UNITE CONTRO LO STERMINIO DEGLI EBREI E NEL DISCORSO DI NATALE FECE ALLUSIONI VAGHE (30 PAROLE SU 35MILA) - LA TARGA ALLO YAD VASHEM: "Perché Auschwitz non fu bombardato?"… -

Michele Sarfatti per "Il Sole 24 Ore"

Il discusso pannello su Pio XII del Museo di Yad Vashem forma un angolo retto con il pannello «Perché Auschwitz non fu bombardato»; ci troviamo quindi in un punto espositivo dedicato al tema delle reazioni dei Paesi ed Enti non nazisti.

Poco avanti i visitatori ricevono notizia del soccorso prestato a ebrei da enti cattolici di Assisi e altre città italiane; il pannello su Pacelli è quindi dedicato a lui, non all'insieme dei fedeli o al cattolicesimo in quanto tale. Il testo non presenta il papa come colpevole o corresponsabile dello sterminio e non lo definisce ambiguo.

Papa Pio XIIPapa Pio XII

Inizia affermando che la sua reazione alla Shoah è questione controversa (a matter of controversy) e termina sostenendo: «il suo silenzio e la mancanza di direttive generali (guidelines) costrinsero gli ecclesiastici ( Churchmen) in tutta Europa a decidere per proprio conto come reagire».

Questo riferimento al continente, ossia innanzitutto ai tre milioni di ebrei polacchi sterminati, segnala la forzata perifericità delle migliaia di ebrei italiani salvati in Italia da cattolici.

Il "silenzio" attribuito a Pio XII discende principalmente dal brano: «Anche quando rapporti sull'assassinio di ebrei raggiunsero il Vaticano, il papa non protestò a voce o per iscritto. Nel dicembre 1942 si astenne dal firmare la Dichiarazione degli Alleati di condanna dello sterminio degli ebrei». Che la Santa Sede avesse ricevuto nel 1942 rapporti più che espliciti è cosa nota, grazie anche ai documenti da essa pubblicati.

La Dichiarazione diffusa dai governi delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1942 è invece sostanzialmente ignota in Italia (e viene qui proposta nella traduzione di Elisa Benaim):

«L'attenzione dei Governi del Belgio, Cecoslovacchia, Grecia, Jugoslavia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti d'America e Unione Sovietica e anche del Comitato Nazionale Francese è stata sollecitata da numerosi rapporti provenienti dall'Europa che affermano che le autorità tedesche, non paghe di aver negato in tutti i territori sui quali hanno esteso il loro barbaro dominio, i diritti umani più elementari alle persone di razza ebraica, stanno ora mettendo in atto il proposito di Hitler, molte volte annunciato, di sterminare la popolazione ebraica in Europa.

OlocaustoOlocausto

Da tutti i territori occupati gli ebrei sono trasportati in condizioni del più abbietto orrore e brutalità verso l'Europa dell'Est. In Polonia, trasformata nel principale macello nazista, i ghetti istituiti dall'invasore tedesco vengono sistematicamente svuotati di tutti gli ebrei, all'infuori di pochi operai, altamente specializzati, richiesti dalle industrie di guerra. Non si hanno più notizie di nessuno di quelli portati via. Coloro che sono in buone condizioni fisiche muoiono lentamente per sfinimento in campi di lavoro. Gli infermi sono lasciati morire all'aperto o per fame o sono deliberatamente uccisi in eccidi di massa.

Si calcola che il numero delle vittime di queste crudeltà letali sia di molte centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, del tutto innocenti. I Governi suddetti e il Comitato Nazionale Francese condannano nel modo più assoluto questa politica bestiale di sterminio a sangue freddo. Dichiarano che tali eventi non possono che rafforzare la risoluzione di tutti i popoli amanti della libertà di rovesciare la barbara tirannia hitleriana. Essi riaffermano il loro solenne impegno di far sì che i responsabili di questi crimini non sfuggano alla giusta condanna, nonché di intraprendere tutte le necessarie misure pratiche affinché tale scopo sia raggiunto».

OlocaustoOlocausto

Il testo denunciava pubblicamente il genocidio in atto e assicurava la punizione dei responsabili. Esso conteneva i vocaboli: nazista, tedesco, hitleriano, ebreo, sterminio, crudeltà, barbaro, brutalità, letale, orrore, macello, eccidio, ucciso, nonché i riferimenti quantitativi «sterminare la popolazione ebraica» e «molte centinaia di migliaia». Il quadro proposto, pur inferiore al livello raggiunto dal genocidio, era abbastanza preciso.

A mio parere la Dichiarazione (o una sua eco) raggiunse il gruppo dirigente dell'Italia fascista, producendovi quanto meno una reazione di attenzione: il 26 gennaio 1943 il capo di stato maggiore generale Cavallero telefonò al comandante della quarta armata in Francia Vercellino per parlargli di «pubblicazione su giornali esteri di un proclama che deplora la lotta contro gli ebrei»;

il 4 maggio seguente «Il regime fascista» di Farinacci pubblicò il corsivo «Sterminio integrale», che utilizzava quel vocabolo e contestava dichiarazioni americane su «responsabilità del popolo italiano e tedesco nei pretesi massacri in massa degli Ebrei e dei Polacchi», imputando invece agli Usa minacce di sterminio verso l'Italia.

Come detto, Pio XII non si unì ai firmatari della Dichiarazione. Avrebbe potuto affiancarsi con un suo atto. L'occasione capitò con il messaggio del 24 dicembre, diffuso in numerose lingue per radio e per scritto. In esso Pacelli si riferì «alle centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento».

OlocaustoOlocausto

Ebbene, quali e quante differenze con la Dichiarazione alleata! Le 30 parole pontificie erano collocate in un testo di oltre 35mila battute, praticamente alla sua fine, sommerse in un discorso centrato su altri temi, che menzionava e condannava il socialismo marxista ma non il nazismo o il razzismo, in quarta posizione di un elenco di vittime dopo i soldati uccisi, i loro famigliari e gli esuli e prima delle vittime dei bombardamenti.

Inoltre la frase individuava un insieme di persone ampio, composto sia ("talora") da ebrei, sia da polacchi e altri gruppi (tutti innominati). Mancava infine il lessico che aveva turbato Cavallero e in fondo anche Farinacci.

Il brano del papa non sembra aver provocato particolari echi. Il 6 marzo 1943 il vescovo di Berlino von Preysing gli scrisse sulle deportazioni degli ultimi ebrei della città e sul conseguente (cito dalla traduzione di Saul Friedländer) «probabile fato cui Sua Santità ha alluso nel suo messaggio radio di Natale », chiedendogli di «tentare di intervenire in favore di questi numerosi innocenti sventurati». A mio parere i vocaboli e il tono di queste frasi mostrano che già allora in area cattolica il discorso natalizio di Pio XII era ritenuto quanto meno non sufficiente, silenzioso.

 

 
[27-04-2009]