Roberta Catania per "Libero"
Berlusconi fotografato il 31 maggio 2009 davanti all'ingresso dell'hotel Palace di Bari, alle sue spalle Patrizia D'Addario
Alberto Maritati, Giuseppe Scelsi, Maria Pia Vigilante e Maddalena Tulanti. Ecco chi sono i protagonisti dei quattro «strani incontri» finiti agli atti della procura di Bari. Il fascicolo in cui è stato inserito il dossier dell'investigatore privato che ha immortalato i loro appuntamenti «ravvicinati » punta verso il cosiddetto complotto ai danni del presidente del Consiglio.
SCELSIIpotesi presa in considerazione dagli inquirenti pugliesi, che però puntano soprattutto sulla presunta manipolazione (successiva nel tempo, quindi) della prostituta in possesso di imbarazzanti armi di ricatto per il premier. Da ieri i nomi dei quattro attori della presunta spy story sono di dominio pubblico. È stato "Il Fatto Quotidiano" a trovare il coraggio (o l'incoscienza) di metterli nero su bianco nonostante gli accertamenti siano ancora in corso. E allora ecco chi sono coloro che "Libero" aveva raccontato incontrarsi in tempi che avevano destato sospetti negli investigatori.
MAddalena Tulanti
STRANA CRONOLOGIA
Il politico è il senatore del Pd Maritati, che dà il via alla girandola prendendo un caffè con Scelsi, il pm che ha sulla scrivania le intercettazioni in cui Gianpaolo Tarantini parla di Patrizia D'Addario e del materiale scottante che la escort si è procurata di nascosto. Forse il pubblico ministero sente addirittura una conversazione telefonica in cui il re delle protesi ammonisce la prostituta.
Di certo, infatti, Gianpi al massimo può essere stato inconsapevolmente strumentalizzato. Del resto è lui l'unico a essere rimasto stritolato da uno scandalo che, come un volano impazzito, ha strappato tutti i legami che aveva attorno. Primo su tutti quello faticosamente costruito con il Cavaliere.
Dopo che Maritati avrebbe saputo da Scelsi dell'esistenza della D'Addario (e soprattutto delle foto rubate con il cellulare a Palazzo Grazioli e delle registrazioni di conversazioni intime con Silvio Berlusconi), secondo l'ipotesi della cospirazione, il politico avrebbe incontrato una sua vecchia amica, la Vigilante.
Giampaolo Tarantini
Lei, quindi, nel tassello di questo giallo, è il famoso avvocato barese. Ancora tutto da verificare la natura di quel colloquio, ovviamente, ma è un dato oggettivo che dopo poche settimane Maria Pia diventerà l'avvocato della escort.Un legale molto presente, oltretutto, al punto da organizzare le interviste della bionda ammaliatrice proprio nel suo studio che affaccia su corso Vittorio Emanuele.
Chiacchierate e foto che la penalista concede esclusivamente ad alcuni giornali. Prevalentemente al Corriere della Sera, su cui è uscito lo scoop del 17 giugno, e poi anche a Repubblica e La Stampa. Tutti gli altri sono tagliati fuori. Nel selezionare i quotidiani potrebbe avere avuto un ruolo il quarto protagonista della spy story: il giornalista,Maddalena Tulanti. Da dieci anni direttore del Corriere del Mezzogiorno, il panino barese del Corsera, la Tulanti è molto amica dell'avvocatessa, tanto da farla diventare un'editorialista abbonata alla prima pagina del dorso locale. E forse è stato proprio durante quel loro pranzo al Caffè Borghese che è nata l'idea di valorizzare lo scandalo sulle pagine nazionali, girando la storia già confezionata ai colleghi del Corriere della Sera.
PALAZZO GRAZIOLI
I RISCONTRI DEI PM
Ovviamente anche se questi quattro incontri sono stati ampiamente documentati, i contenuti delle conversazioni non sono stati ricostruiti. Però è stata notata la coincidenza temporale, che offre lo spunto da cui partire. Gli appuntamenti tra il politico e il pm, il politico e l'avvocato, l'avvocato e il giornalista, sono avvenuti in pochissimi giorni. E solo qualche settimana prima che la D'Addario esplodesse (o fingesse di farlo) a margine di un congresso del Pdl organizzato il 31 maggio all'hotel Palace. A questo punto anche se il lavoro dello 007 privato assoldato da un imprenditore è ritenuto buono, bisogna ricordare che saranno solo i riscontri dei pm ad avere un peso processuale.