dagospia.com

HomePage   |   Segnala articolo

IL RAHMBO DI OBAMA COLPISCE ANCORA (alla Casa Bianca in corso un regolamento di conti) - Ma l’ultima accusa che viene rivolta a Rahm Emanuel non s’era mai sentita: secondo Eric Massa, parlamentare democratico appena dimessosi per aver molestato sessualmente un funzionario del suo ufficio, Rahm senza nulla addosso lo avrebbe minacciato nella doccia della palestra del Congresso...

Paolo Valentino per il "Corriere della Sera"

Eric MassaEric Massa

Gli aneddoti su Rahm Emanuel, il controverso capo dello staff della Casa Bianca, hanno l'alone della leggenda, fossero i pesci marci che mandò incartati a un avversario politico o il coltello affondato più volte sul tavolo di un ristorante, mentre elencava a voce alta i nomi dei nemici dell'Amministrazione Clinton. E quanto all'eloquio, Emanuel sembra incapace di pronunciare una frase compiuta, senza metterci dentro almeno un fuck.

Rahm EmanuelRahm Emanuel

Ma l'ultima accusa che gli viene rivolta non s'era mai sentita: secondo Eric Massa, parlamentare democratico appena dimessosi per aver molestato sessualmente un funzionario del suo ufficio, Rahm senza nulla addosso lo avrebbe apostrofato nella doccia della palestra del Congresso, puntandogli l'indice sul petto e rinfacciandogli di non voler votare il bilancio del presidente Obama: «Sapete quanto sia imbarazzante avere un confronto politico con un uomo nudo?», ha detto il deputato.

Certo, Massa ha il dente avvelenato, si considera vittima di un complotto ordito proprio da Emanuel e va preso con le pinze. Ma le sue bordate sono altro combustibile gettato nel fuoco che da qualche settimana divampa intorno al primo collaboratore del presidente.

Rahm Emanuel e Barack ObamaRahm Emanuel e Barack Obama

«Non vi fate assorbire dagli intrighi di Washington», ha ammonito Obama i suoi consiglieri in una recente riunione, preoccupato che l'atmosfera da congiura di palazzo instauratasi nella West Wing distragga l'Amministrazione dalle drammatiche battaglie politiche in cui è impegnata, a cominciare dalla riforma sanitaria.

Eppure è esattamente ciò che sta succedendo. A un anno e due mesi dall'insediamento, la mitica disciplina interna che fu uno dei segreti della squadra di Obama in campagna elettorale appare in frantumi, vittima proprio di quella cultura e di quei machiavellismi tipici della capitale federale che il futuro presidente prometteva di cambiare per sempre.

ObamaObama

E' vero che Rahm Emanuel paga il prezzo che ogni capo dello staff deve pagare per la sua posizione, autentico parafulmine della presidenza. Ma il suo è un caso speciale. Pochi infatti in passato erano stati investiti dei suoi poteri: a lui, esperto navigatore del Congresso e vero insider di Washington, il visionario Obama ha affidato la gestione operativa della sua Amministrazione, un primo ministro di fatto, con le mani in pasta su tutto, la politica, l'economia, le nomine, i rapporti con deputati e senatori. Fu sua l'idea di fare della crisi economica un'opportunità, lanciando una raffica di riforme che dalla sanità all'energia avrebbe cambiato il volto dell'America.

Barack Obama mentre percorre in solitudine uno dei corridoi della casa bianca - Dal Corriere della Sera (Ansa/Epa)Barack Obama mentre percorre in solitudine uno dei corridoi della casa bianca - Dal Corriere della Sera (Ansa/Epa)

Era inevitabile che il magro bilancio del primo anno, con l'agenda del presidente paralizzata, la disoccupazione al 10% e la popolarità di Obama a minimi storici, si ritorcesse contro Rahm, indicato da tanti all'origine del fallimento, suggeritore di scelte infelici e pessimo stratega. Inviso alla sinistra liberal, che lo considera un pragmatico senza principi disposto a barattare tutto. Odiato dai conservatori, che vedono in lui l'architetto di una nuova era d'interventismo statale. «Dopo la stagione intelligente, per lui è arrivata quella stupida», scrive il New York Times in un lungo articolo dedicato a Emanuel.

Posto in croce per mesi, invitato da più parti a dimettersi, il capo dello staff ha reagito. O almeno così è sembrato. Due articoli sul Washington Post ne hanno infatti preso le difese, sostenendo invece la tesi che Rahm sia profeta inascoltato e le troppe decisioni sbagliate della Casa Bianca siano state prese contro il suo parere. Come dire che il genio è lui, gli incompetenti Obama e gli altri adulatori che gli stanno intorno.

casa biancacasa bianca

E' stato Emanuel la fonte o l'ispiratore? L'interessato nega con sdegno. Giura totale lealtà al presidente. E' rifiuta di parlare con i giornalisti, da sempre una delle sue attività predilette. Ma, come spiega Howard Fineman, commentatore di Newsweek, «è impensabile che chiunque abbia parlato con i giornalisti del Post, lo abbia fatto all'insaputa di Rahm». Giusta o sbagliata che sia, la percezione dall'esterno è che alla Casa Bianca sia in corso un regolamento di conti, combattuto per interposti media.

 

 
[10-03-2010]