LA CIA SPIA ON LINE LA BOMBA ATOMICA IRANIANA GRAZIE A UN PROGRAMMA DI INFILTRAZIONE DEI SUOI AGENTI – E OBAMA LA PENSA COME BUSH: “TEHERAN CONTINUA A PRESENTARE UNA GENUINA MINACCIA PER GLI STATI UNITI” – TORTURA BY CHENEY…
Mario Platero per il Sole 24 Ore
Barack Obama sta per ricevere molte eredità dall'amministrazione Bush. Alcune ingombranti, altre però che potrebbero trasformarsi in delle cambiali in bianco. Fra queste vi è un avanzato programma di spionaggio sul programma nucleare iraniano, ancora segreto, su cui Il Sole 24 Ore ha raccolto alcune anticipazioni.
Barack Obama and family
Ieri, discutendo delle eredità "ingombranti", Obama è stato chiaro sulla tortura: «Nella mia amministrazione gli Stati Uniti non ne faranno- ha detto durante la cerimonia di nomina di Leon Panetta alla Cia e di Dennis Blair alla National Intelligence - rispetteremo la Convenzione di Ginevra e i nostri più alti valori e ideali».
Su un'altra eredità difficile, quella del rapporto con l'Iran, il presidente è stato meno chiaro: ha detto che parlerà del programma nucleare iraniano solo dopo il prossimo 20 gennaio; ha rispolverato l'idea della diplomazia, ma ha sottolineato che Teheran «continua a presentare una genuina minaccia per gli Stati Uniti».
È certo che Obama ha già visto i dossier segreti compilati dalla Cia grazie a un programma di infiltrazione dei suoi agenti specializzati in reti informatiche del programma iraniano. La missione sarebbe stata possibile grazie all'utilizzo di sofisticati software. Quel che più conta è che il piano di infiltrazione, avviato dall'amministrazione Bush circa un anno fa, avrebbe dato risultati molto soddisfacenti, confermando nel dettaglio lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione della bomba atomica iraniana.
La scoperta di nuove prove sugli intenti reali di Teheran per lo sviluppo dei suoi programmi nucleari è di importanza cruciale. Consentirà alla nuova amministrazione Obama di esercitare pressioni ancora più forti sulla leadership iraniana e di mobilitare con più convinzione la comunità internazionale e le Nazioni Unite perché siano varate nuove sanzioni. Sempre che dall'Iran o dal leader Ahmadinejad non giungano improbabili messaggi rassicuranti anche sulla trasparenza dei loro obiettivi atomici.
Barack Obama in abiti mussulmani
Queste nuove rivelazioni sulle attività dei servizi americani i momenti chiave nella situation room della Casa Bianca e la ricostruzione delle modalità operative degne di un film di 007 - saranno pubblicate in grande dettaglio domani in un nuovo libro, "Inheritance". L'autore, David Sanger, un giornalista del New York Times, è da molti anni il corrispondente dalla Casa Bianca per l'autorevole quotidiano.
Nel suo libro Sanger ha raccolto numerosi dossier sui fronti aperti, sulle eredità che Bush lascerà a Obama, dall'Iran, ai rapporti con la Russia,ai complessi negoziati per l'allargamento della Nato al progetto fallito di ricostruire l'Afghanistan, al Pakistan. Fra queste eredità, quella che riguarda la missione di spionaggio sulle attività nucleari iraniane è la più importante, ed è sicuramente, come dice una fonte informata, «uno degli assegni scritti da Bush che potranno essere incassati da Obama».
La stessa fonte ci ha anticipato che le rivelazioni di Sanger sono state accolte con una certa preoccupazione dalla Casa Bianca. Si teme infatti l'esposizione pubblica della vicenda possa danneggiare in modo irreparabile un progetto di infiltrazione di successo e che avrebbe potuto dare ancora altri importanti risultati.
Obama e Bush
Fu alla fine del 2007 che il Congresso, su richiesta di George W. Bush, decise di stanziare circa 400 milioni di dollari in fondi destinati a operazioni clandestine di vario genere dei servizi americani in Iran. Uno dei più autorevoli giornalisti investigativi americani, Seymour Hersh, aveva dato notizia sul New Yorker dell'avvio di queste attività clandestine, ma nulla si era ancora saputo dei risultati.
Toccherà ora a Leon Panetta e Dennis Blair decidere come proseguire sui fronti più caldi dell'intelligence, dalle torture col metodo "waterboarding" della Cia, alle operazioni di infiltrazione. Per ora, a fronte delle dichiarazioni di Obama sulla volontà di interrompere la tortura, vi è solo una risposta di Dick Cheney: in numerose interviste, il vicepresidente uscente ha dichiarato che sarebbe un errore mettere a rischio la sicurezza nazionale rinunciando a forme di interrogatorio aggressive.







