dagospia.com

LA MEJO BATTUTA SU OBAMA NOBELLIZZATO? ARRIVA DA PECHINO: “È COME L´OSCAR PER UN TRAILER” - GELIDO SILENZIO UFFICIALE MA I TONI NAZIONALISTI RIVELANO IL FASTIDIO DEL REGIME CINESE PER IL PREMIO AL PRESIDENTE USA: “IL RICONOSCIMENTO È COME UN CONCORSO DI BELLEZZA PER STRANIERE. NON CI RIGUARDA”…

Giampaolo Visetti per "La Repubblica"

Draghi, Barack e Michelle ObamaDraghi, Barack e Michelle Obama


Gli applausi sono stati più o meno sinceri, ma tutti i grandi Paesi del mondo hanno almeno educatamente battuto le mani. Con una eccezione: il Premio Nobel per la Pace a Barack Obama non è piaciuto alla Cina, che non ha fatto nulla per nasconderlo. Da Pechino, in realtà, qualcuno si è congratulato: ma è stato Yukio Hatoyama, neo premier del Giappone, nella capitale cinese per un vertice a tre che, assieme alla Corea del Sud, ha discusso di alleanze commerciali e nuovi negoziati antiatomici con Pyongyang.

Con l´eccezione di Tokyo, l´Asia in generale ha accolto il riconoscimento al presidente Usa con aperta sobrietà. Nessun commento ufficiale in particolare dal governo cinese, il cui fragoroso silenzio è apparso poco meno ostile, ma più pesante, rispetto alla condanna espressa da Hamas, Al Qaeda, Iran e Corea del Nord.

La Cina ha affidato l´interpretazione del pensiero dei vertici comunisti a giornali e analisti di Stato. Toni sorpresi e ironici. Il governativo China Daily, relegando la notizia su due colonne, ha titolato: «È vero, Obama Premio Nobel». L´articolo sottolinea che all´annuncio «il mondo è stato percorso da un momento di incredulità» e che la decisione ha lasciato «sconcertati».

Hu JintaoHu Jintao

Il quotidiano ha aperto con il discorso «sulla libertà di stampa» che il presidente Hu Jintao ha pronunciato davanti ad alcuni grandi editori (Murdoch compreso) riuniti nella capitale per il World Media Summit. All´interno si spiega che il premio può essere «una mano tesa ad un presidente in difficoltà».

La tesi di fondo è però che il Nobel «è un premio occidentale che riflette solo il punto di vista dell´Occidente». Gli analisti più vicini al governo spiegano che «da Obama finora si sono sentite belle parole, ma nessun fatto» e che il riconoscimento «a nuove idee» lascia aperto il problema di «come esse saranno realizzate».

Ancora più gelido il Global Times, che ha pubblicato un sondaggio secondo il quale per l´85,4 per cento dei lettori «Obama non si meritava il premio». Secondo il presidente dell´Istituto cinese di studi internazionali, «il Nobel a Barack è come un Oscar assegnato dopo aver visto un trailer». «Il premio è politicizzato», ha dichiarato Ma Zhengang, «ed è ormai deragliato rispetto allo spirito originario». Altri due professori, alla guida dei più influenti istituti di Stato, hanno notato che «un vincitore che si crede abbia portato pace in una regione, agli occhi di altri può essere un killer», e che «il Nobel è come un concorso di bellezza per straniere, non ha nulla a che fare con noi».

MurdochMurdoch Dalai Lama - Durante la sua visita a Washington nel 2007Dalai Lama - Durante la sua visita a Washington nel 2007

I toni nazionalisti possono non rispecchiare il sentimento della presidenza cinese, ma la sostanza sì. La Cina temeva che il Nobel finisse ad alcuni dissidenti in carcere per reati di opinione. Ha tirato un sospiro di sollievo, ma è rimasta spiazzata perché il premio ha mutato il profilo di Obama, accreditato ora della leadership della pace nel mondo. Il presidente Usa, a metà novembre, sarà in visita in Asia e il viaggio non sarà più lo stesso. Hu Jintao, deciso ad un incontro «franco e dialettico» su economia, clima e disarmo, sarà costretto a maggiore prudenza. «Il problema», dice un alto funzionario del governo di Pechino, «è che ogni parola di Obama adesso non sarà solo l´opinione della Casa Bianca».

operai cinesioperai cinesi

Su questo punto la Cina cerca ora di guidare un consenso asiatico. Teme di dover cedere, almeno per un anno, prestigio politico al grande concorrente. Ma soprattutto ha paura di ciò che Obama, in Cina, potrebbe ora essere costretto a dire su diritti umani, libertà di espressione e minoranze.

proteste in cinaproteste in cina

Non a caso, l´unica dichiarazione cinese diretta verso Washington ha stizzosamente invitato a «smettere di usare la questione tibetana per interferire con le questioni interne cinesi». Invano Obama, «per non imbarazzare Hu Jintao», ha rinviato l´incontro con il Dalai Lama a dopo la visita a Pechino. La Cina non ha gradito una «ritrovata coralità occidentale filoamericana, frutto di amnesie». Così un solo cinese, dagli Stati Uniti, ha applaudito. Proprio quello sbagliato, tibetano: il Dalai Lama. Da Nobel a Nobel, dieci anni dopo.

 

 
[13-10-2009]