LA “MICCIA CORTA” DI PRIMA LINEA – A FINE NOVEMBRE ARRIVA NELLE SALE IL FILM TRATTO DAL LIBRO DI SERGIO SEGIO (COL VOLTO DI SCAMARCIO) – LA FURIA DELLA FAMIGLIA DEL GIUDICE GALLI - IL FIGLIO GIUSEPPE: “TRASFORMATO IN EROE L’UOMO CHE UCCISE MIO PADRE”…
Eliana Di Caro Sole 24 Ore
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Scamarcio e mezzogiorno nel film La prima linea«Li uccido tutti» aveva pensato Giuseppe Galli quando, tornato da catechismo e pronto a festeggiare il suo onomastico e la festa del papà, capì perché sua madre stava piangendo al telefono. Era il 19 marzo 1980, aveva 12 anni ed era pieno di rabbia cieca. Non la dimentica nemmeno ora, che di anni ne ha 42 e assomiglia tanto all'uomo assassinato da Prima Linea nella stagione di quell'odio terrorista che la scomparsa del fondatore dell'Hyperion francese Corrado Simioni, considerato il grande vecchio delle Br italiane, ha tristemente riportato alla memoria.
Mezz'ora prima del suo ritorno a casa qualcuno aveva ucciso suo padre Guido con tre pallottole in un corridoio dell'Università statale di Milano. Un magistrato in meno, in quel sanguinoso 1980, il terzo eliminato in quattro giorni. Gli aveva sparato Sergio Segio, con lui c'erano due complici a gettare un candelotto per distrarre gli studenti, poi la fuga in bicicletta mentre la ventenne Alessandra Galli era lì che seguiva una lezione di diritto e oggi è magistrato, andava a riconoscere il corpo di suo padre riverso sul pavimento, il codice aperto lì vicino.
Sergio Segio e Susanna Ronconi
Ma non c'è solo la memoria del caso Hyperion. A fine novembre, nei cinema italiani Riccardo Scamarcio sarà Segio in un film (tratto dal libro "Miccia corta" del fondatore di Prima Linea) che racconta il tentativo di far fuggire dal carcere di Rovigo la compagna Susanna Ronconi, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, e altre terroriste.
In quella circostanza - era il 3 gennaio 1982 - morì Angelo Furlan, un pensionato che portava a spasso il cane. Il film, già sovvenzionato dal ministero dei Beni culturali con un milione e mezzo di euro, avrebbe dovuto ricevere anche il patrocinio del Comune di Milano. Troppo, per Giuseppe e la sua famiglia.
Sergio Segio oggi
Che insieme ad altri membri dell'Associazione per le vittime del terrorismo si sono ribellati e l'idea è stata abbandonata. «Proprio la nostra città, dove mio padre è stato ucciso e come lui tanti - dal suo collega Emilio Alessandrini al giornalista Walter Tobagi - doveva mettere il cappello su un'operazione del genere. Che non ha una funzione educativa, perché racconta un episodio fine a se stesso, da cui i giovani possono essere anzi attratti: della serie "il bandito fascinoso che va a liberare la sua bella"».
Mantiene sempre un tono pacato, Giuseppe, un'aria meditativa, anche quando si infervora. Del resto, lo dice lui stesso, «sono diventato grande in fretta. E sono stato un punto di riferimento per i miei due fratelli più piccoli, Paolo e Riccardo. Non a caso mi chiamavano cane-pastore».
Quando il magistrato viene ucciso, all'età di 47 anni, lascia cinque figli - oltre ai tre maschi e ad Alessandra c'è la secondogenita Carla e la moglie Bianca. Giuseppe non si lamenta, non dice "lo stato ci ha lasciati soli", o "siamo vittime due volte, abbandonati al nostro destino".
Sergio Segio
I Galli hanno potuto contare sul sostegno delle istituzioni e sul calore di parenti e amici sempre presenti. La signora Bianca, che aveva lasciato l'insegnamento per dedicarsi alla sua "cinquina", rimasta sola ha continuato a prendersi cura di loro, crescendoli nel ricordo del padre ma «sempre trasmettendo l'idea di una persona normale, uccisa perché faceva bene il proprio lavoro, in modo onesto», dice Giuseppe. «È stata molto attenta a non mitizzare la sua figura, non voleva che lo percepissimo come un eroe e ci sentissimo inadeguati».
Alessandra e Carla hanno seguito le orme del padre nella magistratura. Giuseppe, dopo la laurea in economia alla Bocconi, ha scelto di fare il consulente in una società che effettua studi sulla mobilità. Ma ha chiamato Guido il suo secondogenito, di un anno e mezzo, nato dopo Federica, 8 anni, dal matrimonio con Samantha.
Guido Galli, a detta di tutti, era un eccellente magistrato. Docente di criminologia, giudice istruttore, al momento dell'agguato si stava occupando del caso di Corrado Alunni, fondatore delle Formazioni comuniste combattenti: un'inchiesta molto importante sul terrorismo, che imperversava in Italia sotto un profluvio di sigle.
Solo tra il 12 febbraio e il 19 marzo dell'80 vengono uccisi, oltre a Galli, Vittorio Bachelet e Girolamo Minervini a Roma, Nicola Giacumbi a Salerno. Guido si divideva tra l'università e il tribunale, era un grande lavoratore ma riusciva a non trascurare la sua piccola tribù, «tornava tutti i giorni a pranzo a casa, quando era via da Milano ci mandava sempre una cartolina, intestata ai bambini Galli, o a volte anche una per ciascuno », ricorda Giuseppe.
Nel volantino di rivendicazione dell'attentato, si legge che l'obiettivo colpito «appartiene alla frazione riformista e garantista della magistratura, impegnato in prima persona nella battaglia per ricostruire l'ufficio istruzione di Milano come un centro di lavoro giudiziario efficiente».
«Questo è il paradosso », scuote la testa Giuseppe. «Hanno eliminato persone che avevano idee progressiste, aperte, che rifiutavano un approccio puramente repressivo e avevano a cuore la funzione di riabilitazione della pena. Tutto questo non si conciliava con la loro follia belligerante».
Il giudice probabilmente sentiva che sarebbe finito nel mirino dei terroristi, aveva anche scritto sulla sua agendina telefonica «se mi succede qualcosa, chiamate Armando Spataro», all'epoca giovane procuratore che lavorava in squadra con lui, oggi coordinatore del dipartimento antiterrorismo di Milano.
Cercava però di non far preoccupare i suoi, «sdrammatizzava, manteneva una serenità di fondo, lavorava sodo ma nell'ombra, come sempre: non era mai apparso su un giornale fino a che non lo hanno ucciso. Vivevamo una vita normale». Fino a al pomeriggio di quel 19 marzo, al drammatico rientro a casa da catechismo: ci ripenserà una volta di più, Giuseppe, quando andrà al cinema a vedere "La prima linea".







