Aldo Grasso per il Corriere della Sera
Un programma nato per combattere il revisionismo dilagante sui giornali. Nientemeno. Così Andrea Salerno ricorda la genesi di «La superstoria », una riscrittura della storia attraverso personaggi comici con l'inserimento «paradossale » del repertorio di cineteca che ancora il tutto a fatti reali. L'idea è buona ma è di quelle che hanno il respiro corto: alla centesima volta che vedi il contrasto fra operai in fabbrica e comici dici «basta, abbiamo capito!» (Raitre, dal martedì al venerdì, ore 23.15).
Aldo Grasso
Quelle che vanno in onda devono essere repliche (il sito del programma è fermo al 2007), anche perché, nel frattempo, Salerno è passato alla Fandango in veste di Direttore Editoriale per i nuovi progetti televisivi e lo sviluppo del reparto new media. Ho sempre invidiato Andrea Salerno. Quando nel 1991 preparava, diciamo così, le «schede di lavoro» per il libro di Walter Veltroni «I programmi che hanno cambiato l'Italia» (Feltrinelli) aveva libero accesso in Rai, nell'allora prezioso laboratorio della Vqpt. Accesso che a me, invece, era stato negato (stavo scrivendo la mia «Storia della televisione italiana») in quanto non dipendente (e forse non allineato).
Salerno dipendente lo è diventato subito dopo, come assistente di Enzo Siciliano, allora grande sponsor di Giorgio Van Straten. Anche questa è storia, anzi superstoria. E la storia si ripete. Da Salerno sono dipesi programmi come «L'Ottavo Nano», «Per un Pugno di Libri», «Saranno Maturi», «Il Caso Scafroglia», «Non c'è Problema», «Raiot», «Parla con Me». Insomma, per farla breve, senza Salerno avremmo vissuto meno ore in compagnia di Serena Dandini. Per tornare a «La superstoria », si potrebbe parlare di una nuova forma di revisionismo: elegante, divertente ma non per questo meno ideologico. I comici si ergono come un punto di riferimento: maestri di pensiero, intellettuali, guide storiche e spirituali.