Maria Teresa Meli per "il Corriere della Sera"
vincenzo siniscalchi
Tarda mattinata: Vincenzo Siniscalchi, membro laico del Csm in quota Pd, si affaccia alla Camera. Due chiacchiere con il responsabile Giustizia del partito Andrea Orlando, una parola con D'Alema e con qualche altro parlamentare del centrosinistra. Quando se ne va, Siniscalchi dice scherzando: ho dato la linea.
MASSIMO DALEMA La linea, per la verità, i vertici del Partito democratico se l'erano già data: non cavalcare l'inchiesta di Trani. Innanzitutto, perché, per dirla con D'Alema, bisogna evitare che «Berlusconi fomenti il voto contro la sinistra», accusandola di utilizzare i magistrati contro di lui.
Pier Luigi Bersani spiega la posizione del partito ai segretari regionali: «È evidente che Berlusconi vuole usare l'inchiesta di Trani per fare la vittima e portarci all'ennesimo referendum su di lui: non dobbiamo farci trascinare in questa trappola». Ma nonostante tutti gli sforzi del segretario del Pd e dei suoi uomini, il presidente del Consiglio e i suoi fedelissimi puntualmente partono lancia in resta.
«È chiaro - osserva Beppe Fioroni - che il Pdl vuole sfruttare la vicenda in campagna elettorale. Questi magistrati vogliono proprio far vincere Berlusconi... e noi ci mettiamo del nostro difendendo Santoro dodici volte al giorno».
MASSIMO DALEMA MISTICO
PIERLUIGI BERSANI Già, i dirigenti del Partito democratico compulsano i sondaggi e vedono con preoccupazione che da quando è uscita la notizia di questa inchiesta pugliese il premier sta risalendo la china. «D'altra parte - commenta amareggiata Paola Concia - lo schema è sempre lo stesso, da sedici anni. I magistrati prima delle elezioni tirano fuori qualcosa su Berlusconi e lui parte a testa bassa contro di loro. Non se ne può più di questa roba. Anche perché l'unico che se ne avvantaggia è il presidente del Consiglio».
Per questa ragione, per evitare che l'inchiesta di Trani finisca per rivitalizzare Berlusconi e svantaggiare il Pd appiattendolo sui magistrati, Bersani, pur polemizzando con l'inquilino di Palazzo Chigi, in pubblico è assai cauto sugli aspetti giudiziari: bisogna aspettare di trovarsi davanti a «documenti certi».
Augusto Minzolini
Il leader del Partito democratico chiede al premier di «non sollevare polveroni perché noi- dice- non ci occupiamo di questioni giudiziarie». E Bersani evita anche di accodarsi a Di Pietro nella richiesta di dimissioni del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Persino Rosy Bindi si fa prudente: «Io non mi interesso né mi appassiono di fronte a questa vicenda giudiziaria». Mentre alla buvette della Camera l'ex tesoriere ds Ugo Sposetti fa capire chiaramente quel che pensa di questa situazione: «La verità - sospira - è che siamo tutti intercettati».
BERLUSCONI X
Ma c'è un altro aspetto di questa storia che non convince il Pd. E' sull'inchiesta in sé che ci si interroga. Dice l'ex sottosegretario del governo Prodi Giovanni Lolli: «Ho visto che sono arrivati addirittura a chiedere l'interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi e Minzolini. Mi sembra veramente un'esagerazione. Quel che è successo rivela un malcostume e un'arroganza da parte del presidente del Consiglio veramente deprecabili, ma sui profili penali di tutta questa vicenda ci andrei cauto».
«Sì- gli fa eco poco dopo Concia -, l'inchiesta di Trani mica la si capisce tanto bene». E l'ex responsabile Giustizia del Partito democratico, l'onorevole Lanfranco Tenaglia si lascia sfuggire un «mah, questa procura di Trani è un po'...». Poi si rende conto che nel capannello di parlamentari del centrosinistra c'è anche qualche giornalista e si tappa la bocca.
ANNA PAOLA CONCIA
Ed è anche su questo punto che Siniscalchi ha messo in guardia i dirigenti del Pd: bisogna evitare di cavalcare l'inchiesta perché se poi non portasse da nessuna parte ci sarebbe il rischio di «buttare il bambino delle intercettazioni con l'acqua sporca». Insomma, per farla breve il Partito democratico teme che Berlusconi possa utilizzare questa vicenda per modificare in senso ancora più restrittivo la legge sulle intercettazioni. Quando invece, sostengono al Pd, già secondo l'attuale normativa questi controlli telefonici a strascico non si potrebbero fare e non ci sarebbe perciò bisogno di un ulteriore giro di vite.