MA È BERSANI O CENCELLI? – PIÙ POLTRONE PER TUTTI NEL NUOVO PD DI CULATELLO (CHE SOMIGLIA TANTO AL VECCHIO): FRANCESCHINI E FINOCCHIARO CAPIGRUPPO, INCARICHI PER FASSINO, FIORONI, GENTILONI – C’È UN POSTO A TAVOLA ANCHE PER MARINO - SU-DARIO ALLA CAMERA PER PROVARE A FRENARE LA SCISSIONE BY CICCIO-PIO RUTELLI…
1 - ALTRO CHE SCONTRO FEROCE ALLE PRIMARIE: TUTTO RESTA COME PRIMA, DAI CAPIGRUPPO ALLE POLTRONE PER I SOLITI FASSINO, FIORONI, GENTILONI
Alessandro Trocino per "Il Corriere della Sera"
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Pier Luigi Bersani rispetta la promessa per «una gestione plurale» del partito e offre al segretario uscente, sconfitto alle primarie del 25 ottobre, l'incarico di capogruppo alla Camera. Un'offerta gradita da Dario Franceschini, che ha incontrato Bersani e che l'ha accolta, sia pure riservandosi di accettarla ufficialmente, in attesa che si delinei il quadro generale dell'organizzazione del partito. Puzzle complicato per il neosegretario, alle prese anche con il nuovo quadro di alleanze: ieri ha incontrato radicali, verdi e Udc.
bersani
Sabato Bersani parlerà ai mille delegati dell'assemblea nazionale, alla Fiera di Roma. Il primo discorso vero, che offrirà una traccia chiara del percorso che intende far seguire al suo Pd. Ma quel giorno dovrà essere pronto il quadro degli incarichi, dovrà essere riempita ogni casella e sopita ogni insofferenza. Perché il rovescio della medaglia della gestione plurale è la distribuzione delle poltrone.
DARIO FRANCESCHINI
Franceschini alla presidenza del gruppo della Camera non può bastare. La gestione plurale deve essere completata con altri ruoli più concreti nel partito. Per esempio quelli dei vari dipartimenti. Lì potrebbero essere piazzati alcuni pezzi grossi, da Piero Fassino a Beppe Fioroni, da Paolo Gentiloni al terzo sfidante Ignazio Marino. In un altro organismo, la segreteria, saranno inseriti i giovani.
Se sull'altro ramo del Parlamento sembra restare salda Anna Finocchiaro, è ancora da giocare la partita della presidenza dell'Assemblea. Qui è in corsa Rosy Bindi, ma c'è l'ostacolo della vicepresidenza della Camera, alla quale non intende rinunciare. Gli aspiranti al ruolo fanno però filtrare un articolo del codice etico che vieta di cumulare cariche politiche e istituzionali. Per completare il Cencelli interno, Bersani starebbe pensando anche a istituire due vicepresidenti del partito, da affidare alla minoranza.
PIERO FASSINO
Quanto alle alleanze, Marco Pannella e Emma Bonino sono usciti soddisfatti dall'incontro: «Siamo sempre stati leali, ora dobbiamo passare dalla collaborazione all'alleanza». Già dalle prossime Regionali, dove gli accordi con l'Udc segnano un po' il passo. Anche di questo ha parlato Bersani con Pier Ferdinando Casini, con il quale è stato trovato un accordo per collaborare soprattutto su riforme e crisi.
2 - DI RUTELLI NON FREGAVA NIENTE A NESSUNO, MA L'INCARICO A SU-DARIO SERVIREBBE A "RASSICURARE" DOPO LA SCISSIONE DI CICCIO-PIO...
Giovanna Casadio per "La Repubblica"
Con Pier Ferdinando Casini per ora «solo uno sguardo» sulle regionali. Pierluigi Bersani è soddisfatto alla fine di una giornata fitta di incontri sia per tessere la tela delle alleanze sia per disegnare il nuovo Pd, gli organigrammi che l'assemblea nazionale di sabato dovrà votare. Partite importanti e complementari. Quello con l'Udc è l'appuntamento cruciale. «Ma siamo ai preliminari; ai primi di novembre è ancora presto, sentiamo i bookmaker...», avverte il neo segretario democratico.
Giuseppe Fioroni Nicola Latorre e Massimo D'alema - Copyright Pizzi
E il leader centrista gli fa eco: «La nostra linea per le regionali è di andare da soli. Dove ci sarà cooperazione su programmi chiari, si potrà trovare un'intesa ma saranno eccezioni, l'ho detto anche a Casini. Siamo gelosi della nostra posizione terza, ma ci può essere un rapporto di collaborazione con il Pd e con Bersani, persona seria con un'esperienza concreta di amministratore».
Si parla di riforme e società. Ma è il faccia a faccia con l'ex segretario e sfidante Dario Franceschini l'altro tassello importante della giornata. Un'ora e mezza di colloquio, dopo che Franceschini ha svuotato il suo ufficio al partito. «Sì, Pierluigi mi ha chiesto di fare il capogruppo alla Camera», dirà poi nella riunione serale con i compagni dell'avventura congressuale riuniti in "Area democratica".
PAOLO GENTILONI
È disposto ad accettare, a patto che sia il segnale di una gestione collegiale del partito. Necessaria? Tanto più necessaria - ha detto Franceschini nella riunione con i suoi - quanto più l'uscita di Francesco Rutelli complica la navigazione del Pd e richiede un supplemento di rassicurazioni sull'identità. L'addio di Rutelli preoccupa: «Oggi è un fatto singolare, non facciamone un fatto politico», è l'analisi ripetuta ieri. Malumori serpeggiano tra i dalemiani, e anche tra i veltroniani riuniti ieri sera. Il leader degli ex Popolari, Beppe Fioroni, chiede chiarezza: «Bene gestione plurale, se così sarà è un passo in avanti, se no contributo di tutti ma senza responsabilità».
Il segretario quindi apre alla minoranza del partito. Se per la presidenza del Pd in pole position è Rosy Bindi (che però non intende lasciare la vice presidenza della Camera), il vice di Bersani potrebbe essere Enrico Letta, suo grande elettore. C'è da sciogliere il nodo-tesoriere: incarico finora di Mauro Agostini forse sostituito da Miro Fiammenghi. L'ipotesi inoltre è che ci siano due vice presidenti e uno potrebbe essere della mozione di Ignazio Marino, l'altro sfidante delle primarie.
IGNAZIO MARINO
Paola Concia o Sandro Gozi potrebbero fate il vice a Montecitorio. Al Senato la presidenza del gruppo resterebbe ad Anna Finocchiaro. La nuova segreteria è per le alleanze larghe. Bersani vede il leader dei Verdi, Angelo Bonelli. Lo rassicura su un punto: no a sbarramenti al 4% alle amministrative, la soglia introdotta alle europee con il placet di Veltroni e che ha "ammazzato" i piccoli partiti. Un'ora di colloquio con i leader radicali Marco Pannella e Emma Benino.
«È un'alleanza che da frutto e va approfondita. Vogliamo proseguire la collaborazione», afferma Bersani. I Radicali pure, però «non accettiamo veti», s'intende da parte dell'Udc. Vertici e contatti continui. Franceschini aveva visto Piero Passino al quale resterebbe la responsabilità degli Esteri. Bersani incontra Franco Marini. E a Berlusconi che gli ha rimproverato di «essere partito con il piede sbagliato», il segretario ribatte: «Ognuno si guardi i piedi suoi».







