M’ARRAZZO DI MISTERI - IERI 'VIOLATO', OGGI 'MOVIOLATO' (IN AULA) – PER GLI AVVOCATI: "È VITTIMA DI CONCUSSIONE" - IL PROCURATORE: "CONFERMTA L´ESISTENZA DEL RICATTO" – INTANTO BRENDA UBRIACA PER STRADA VIENE RAPINATA - SCOMPARE IL CELLULARE CON SCATTI INTIMI DELL’EX GOVERNATORE…
1 - MARRAZZO 'MOVIOLATO' PER DUE MINUTI E TRENTOTTO SECONDI
Carlo Bonini per "la Repubblica"
Nell´aula del giudizio di Riesame, i due minuti e trentotto secondi del video del ricatto tornano a occupare il centro della scena. E diventano il perno di due argomenti opposti.
«Quelle immagini - dice il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo alle sette di sera mentre lascia il palazzo di giustizia - confermano la nostra ricostruzione dei fatti del 3 luglio e con lei l´attendibilità delle testimonianze di Piero Marrazzo e della transessuale Natalì. I carabinieri sono in via Gradoli, introducono la cocaina, girano il filmato e dopo avere ottenuto dal Governatore tutto quello che ritengono si possa ottenere in quel momento da un uomo terrorizzato, vale a dire contanti e assegni, decidono di sfruttare una seconda volta l´episodio di cui sono stati protagonisti, trattando la vendita di ciò che hanno abusivamente ripreso.
Detta altrimenti, riteniamo che la rapina, la concussione del Governatore, la trattativa per piazzare il video non siano comportamenti logicamente incongrui l´uno con l´altro, ma semplicemente momenti diversi di un´unica condotta determinata dalla ricerca di un guadagno rapido. Che prima fa leva sulla paura del Governatore. E dopo sull´interesse di chi potrebbe essere interessato a distruggerne la reputazione».
marrazzo
Bruno Von Arks, difensore di Luciano Simeone, uno dei due carabinieri che il 3 luglio fa irruzione nell´appartamento di via Gradoli 96, ascolta e scuote la testa. «Il video che finalmente abbiamo avuto modo di vedere - dice - dimostra che non c´è stata nessuna concussione del Governatore e tantomeno che la cocaina presente nell´appartamento è uscita dalle tasche dei carabinieri. Dimostra insomma che, al di là delle inattendibili parole di Marrazzo, manca qualsiasi indizio in grado di sostenere l´esistenza dei due reati principali su cui si fonda l´arresto: la concussione e, appunto, il possesso di cocaina».
I due minuti e trentotto secondi, dunque. Per quanto ne riferisce chi ieri è tornato a vedere o ha visto per la prima volta quelle immagini (pubblici ministeri e avvocati della difesa, per quasi due ore, le hanno mosse alla moviola su un monitor della sala riunioni del primo piano della Procura), la scena di via Gradoli restituisce qualche nuovo dettaglio.
La sequenza che riprende l´interno dell´appartamento di Natalì «è unica», «senza stacchi», salvo essere «con tutta evidenza montata» con immagini che riprendono gli esterni del palazzo e la targa della macchina del Governatore. Si apre con un´inquadratura sghemba e orizzontale, che chi ha in mano il telefono cellulare usato per riprenderla, corregge dopo pochi secondi.
trans roma
Mostra un Piero Marrazzo con la sola camicia fermo sulla soglia del tramezzo che divide in due ambienti l´appartamento di via Gradoli (un ingresso soggiorno e una camera da letto). Una Natalì che indossa un top grigio ricamato e che siede su un divano del salone. E ancora: un piatto con tre strisce di cocaina, una mazzetta di contanti di taglio diverso (banconote da 500 a 10 euro), una tessera plastificata con il nome del Governatore che i pubblici ministeri dicono «deposta ad arte» sul bordo del piatto, quasi a fare da didascalia, e gli avvocati della difesa «normalmente appoggiata da chi ne ha appena fatto uso».
«Una situazione di quiete evidente - sostiene Bruno Von Arks - in cui Natalì non è affatto chiusa su un balcone, come ci vuole far credere, e Marrazzo appare tutt´altro che vittima di una violenza in corso, ma al contrario preoccupato di come aggiustare il pasticcio in cui è finito». La differenza - a dire delle difese - non la farebbero infatti soltanto le immagini, ma il sonoro di quei due minuti e trentotto.
La Procura della Repubblica e gli investigatori avevano sostenuto che di quanto viene detto in quell´intervallo di tempo all´interno dell´appartamento si potesse intendere solo un disturbato frammento. Con Marrazzo che dice: «Così mi rovinate». Le difese dei quattro carabinieri, ora, eccepiscono dell´altro. Mario Griffo, il legale del carabiniere Antonio Tamburrino (il "postino" della trattativa per la vendita del video) che con la sua eccezione ha ottenuto ieri dal Riesame che le immagini venissero mostrate alle difese, dice: «Se avessi avuto quel video due settimane fa, oggi avrei una perizia in grado di dimostrare quante cose e soprattutto quante cose diverse sono state dette in quel momento».
Alcune - a dire dell´avvocato Von Arks - comprensibili anche senza perizia. «C´è un primo "labiale" in cui Marrazzo chiede a Natalì: "E´ un blitz?". C´è poi una seconda domanda, distinguibile, in cui si ascolta il Governatore dire: "Ci sono giornalisti?". Ma soprattutto c´è un terzo frammento di conversazione decisivo. Marrazzo sembra riconoscere con i carabinieri che dovrebbe essere arrestato per la cocaina in casa. Poi aggiunge: "Se mi lasciate andare, vi sarò grato". E queste, a casa mia, non sono le parole di una vittima di concussione».
TRANSGENDER
1- RAPINA A BRENDA RUBATO IL CELLULARE GIALLO SULLE FOTO - SUL TELEFONO C´ERANO GLI SCATTI INTIMI DEL POLITICO...
Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"
Picchiate e rapinate le trans del caso Marrazzo. E il cellulare di Brenda, quello su cui fino a qualche mese fa c´erano le foto che la immortalavano con l´ex presidente della Regione, sparito nel nulla. Paura domenica sera per alcuni dei viados brasiliani che sono stati coinvolti nella bufera che si è scatenata sull´ex governatore del Lazio. Due aggressioni diverse e, probabilmente senza alcun collegamento tra di loro.
Ma in entrambi i casi i protagonisti erano i trans da un lato e dei romeni dall´altro, proprio come la banda che, stando alla ricostruzione dei giorni passati, avrebbe organizzato rapine nella zona insieme ai carabinieri "infedeli". Forse solo semplici rapine amplificate dall´attenzione mediatica e giudiziaria che ruota attorno alle vittime dei due raid, ma il sospetto che invece si sia trattato di atti intimidatori c´è. Solo ipotesi che devono trovare un riscontro.
Il primo episodio ha coinvolto Brenda, il trans che ai giudici ha ammesso una relazione con Marrazzo. Domenica sera era in strada a Roma Nord, in via Biroli, quando una decina di ragazzi dell´Est, romeni sembra, l´ha avvicinato e, approfittando del suo evidente stato di ebbrezza, l´ha derubato del cellulare e di alcuni soldi che aveva nella borsetta. Il testimone che ha poi chiamato il 112 ha detto di aver visto una conversazione animata, poi un uomo che le prendeva la borsa.
condominio di via Gradoli 96, a Roma, dove sarebbe avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e un transessuale di origini brasiliane (foto di Benvegnù-Guaitoli)
E quando i carabinieri sono arrivati sul posto il trans, visibilmente ubriaco, stava cercando di ferirsi battendo la testa contro una macchina. I militari hanno chiamato il 118 e Brenda è stata portata in ospedale, dove ha continuato a dare in escandescenze, cercando di togliersi la vita e insultando medici e carabinieri. Alla fine è stata dimessa con cinque giorni di prognosi.
Ieri non ricordava nulla di quello che le era successo. Gli unici indizi erano escoriazioni sul viso e sul corpo, il cellulare che mancava, tanta paura e la voglia di scappare da tutto. Dall´Italia, da Roma, dal caso Marrazzo, una «storia più grande di me in cui non so come sono finita in mezzo e che mi sta rovinando la vita», ha detto.
A pochi metri di distanza e qualche ora più tardi, sempre domenica sera, due romeni forzavano la porta dell´appartamento di Thaynna, un altro trans che ha dichiarato nei giorni scorsi di aver trascorso una notte con l´ex governatore. In casa con lei altri quattro viados brasiliani che sono stati picchiati dai due uomini armati di bastone e coltello. «Urlavano che volevano i soldi di Marrazzo - racconta Thaynna - cercavano le borse, ci dicevano di dare loro i soldi e il telefonino». Ma loro si sono difese e hanno chiamato la polizia. E ieri, anche di questa seconda aggressione, rimanevano solo graffi, lividi e terrore.







