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minacce islam a mou – “Se mi succede qualcosa sarà colpa DELLA STAMPA, io non mi sono mai permesso di criticare Muntari perché osservava la sua religione” –L’INTERISTA POLITO: “da un atleta che digiuna E non beve non credo di potermi aspettare un rendimento al top”…

1 - minacce islam a mou (che se la prende con la stampa)
Corriere.it

José Mourinho se la prende con i media, dopo le presunte minacce di morte rivoltegli da alcuni siti di fondamentalisti islamici. Oggetto degli attacchi al tecnico dell'Inter sarebbero, secondo quanto scrive il Daily Star, le sue dichiarazioni su Sulley Muntari e la sostituzione del giocatore ghanese (domenica contro il Bari) giustificata dall'allenatore con i problemi di condizione fisica provocati dal digiuno per il Ramadan.

MUNTARI MOUMUNTARI MOU

Il quotidiano britannico spiega che le parole «oltraggiose» di Mourinho hanno provocato la reazione rabbiosa dei musulmani. Ma il portoghese (al quale nel frattempo è stata espressa «Massima solidarietà» dal deputato della Lega Nord Marco Rondini) non ci sta.

«Se mi succede qualcosa sarà colpa vostra, io non mi sono mai permesso di criticare Muntari perché osservava la sua religione e mai mi è passato per la testa. C'è qualcuno fra di voi che si diverte a cambiare le mie parole» ha detto Mourinho in conferenza stampa rivolgendosi ai giornalisti e accusandoli di stravolgere le sue dichiarazioni.

«QUEST'UOMO È UNO SCIOCCO»
Secondo quanto si legge sul quotidiano britannico, all'indirizzo del tecnico portoghese dell'Inter sarebbero state rivolte numerose minacce, pubblicate su siti internet islamici. Un fanatico musulmano, ha spiegato: «Quest'uomo è uno sciocco. Dovrebbe essere eliminato».

Giovedì la Casa della Fatwa d'Egitto, la più alta autorità religiosa islamica in materia di editti, con una sentenza senza precedenti, ha autorizzato i giocatori di calcio ad interrompere il digiuno obbligatorio durante il Ramadan, nel caso in cui siano impegnati in gare ufficiali.

LE PAROLE DEL TECNICO - «Penso che Muntari abbia qualche problema con il Ramadan», aveva detto Mourinho domenica nella conferenza stampa dopo la gara con i pugliesi a San Siro, la prima del campionato. Il centrocampista ghanese, musulmano osservante, era stato sostituito dopo appena mezz'ora con Mario Balotelli.

«È il mese del Ramadan e ciò ha influito sulla sua prestazione, per questo ho deciso di sostituirlo. Purtroppo il Ramadan arriva in un periodo negativo per un calciatore» aveva aggiunto il portoghese, sollevando un vespaio di polemiche.

2 - Cari multirazziali, ma voi lo fareste giocare Muntari?
Antonio Polito per Il Riformista

Poiché ogni italiano vorrebbe fare la formazione della squadra di calcio per cui fa il tifo, e poiché io faccio il tifo per l'Inter, mi sono chiesto se farei giocare domani sera Sulley Muntari nel derby col Milan. E mi sono risposto di no. Non so che cosa deciderà Mourinho, che ne sa certo più di me. Ma da un atleta che digiuna, e soprattutto non beve dall'alba al tramonto in questo torrido agosto, non credo di potermi aspettare un rendimento al top.

ANTONIO POLITO - copyright PizziANTONIO POLITO - copyright Pizzi

Avendo fatto questo pensiero, mi sono subito rivolto anche un'altra domanda: il mio ragionamento ha qualcosa di razzista o discriminatorio? È viziato da un pizzico di intolleranza? È compatibile con la società multirazziale in cui viviamo e soprattutto con il club più multirazziale d'Italia che è l'Inter?

La domanda è per me imbarazzante per due motivi: il primo è che non sono un leghista, ma mi ritengo un democratico con tendenza cosmopolita. La seconda è che una delle ragioni per cui da ragazzo scelsi l'Inter sta proprio nel fatto che si chiama Internazionale, perché nacque in seguito a una scissione dal Milan che invece accettava solo calciatori italiani. Leggete la formazione del primo campionato vinto dall'Inter e capirete quanto fu, fin dall'inizio, davvero internazionale.

La risposta alle domande imbarazzanti che mi sono rivolto è resa più problematica da un altro fatto. Finché parliamo dell'Inter e di Muntari, non rischiamo niente. L'Inter ha come sostituire quel calciatore degnamente, e Muntari non perde una lira del suo notevole stipendio.

Ma se io fossi il padroncino di un camion e dovessi decidere se affidarne la guida a un giovane musulmano in ramadan, o se io fossi il direttore di un ospedale e dovessi decidere se lasciar operare un medico in ramadan, o se io fossi un agricoltore e dovessi decidere se lasciar raccogliere pomodori sotto il solleone a una donna in ramadan, le conseguenze della mia decisione sarebbero ben più serie. L'autista, il medico e la bracciante potrebbero perdere il lavoro, o anche solo la giornata, e potrebbero accusarmi per l'appunto di intolleranza religiosa e di discriminazione sociale.

Per trovare la risposta alle mie domande bisogna perciò andare al cuore della questione immigrazione. Che, al netto della demagogia xenofoba, è questa: usi, costumi e tradizioni degli ospiti che vengono a vivere e lavorare da noi, sono sempre e comunque compatibili con gli usi, i costumi e soprattutto l'organizzazione della vita e del lavoro nelle nostre società?

Voi direte: ma allora come fanno nei paesi musulmani quando c'è il ramadan? La risposta è semplice: si lavora meno, si sonnecchia, ci si riposa, l'intera nazione rallenta e quasi si ferma durante il giorno per consentire ai fedeli di astenersi e di pregare, almeno negli stati più osservanti, che anzi tendono sempre più a radicalizzare gli obblighi e l'osservanza.

Ma attenzione: anche in quei paesi le cose si complicano man mano che essi adottano organizzazioni sociali più simili a quelle occidentali. Per esempio, in Iran Ahmadinejiad ha fatto un decreto che riduce l'orario di lavoro dei dipendenti pubblici durante il ramadan, ma il presidente del parlamento Larijani ha denunciato che quella norma è in contrasto con le leggi sulla settimana lavorativa.

E d'altra parte: l'interpretazione restrittiva e letterale del dettato del Corano è una cosa recente, frutto del revival integralista, e per niente obbligatoria o tradizionale. Proprio ieri un'alta autorità religiosa egiziana, la "Dar al Fatwa", ha dichiarato che i calciatori sono autorizzati a interrompere il digiuno nel caso in cui siano impegnati in gare ufficiali. Quella di Muntari dunque è una scelta.

jose mourinho lapjose mourinho lap

E allora, in una società liberale come si fa? Due cose sono impossibili: la prima è proibire a chicchessia di osservare i comandamenti della sua fede; la seconda è obbligare chicchessia a subire dei danni personali o collettivi a causa di quei comandamenti. Per questo Muntari è libero di digiunare e Mourinho di non farlo giocare.

E, per quanto mi riguarda, lo stesso vale per ogni altro lavoratore che presta la sua opera. Lo Stato non può ingerirsi in alcun modo né dell'uno né dell'altro comportamento. Ingerenza sarebbe se stabilisse per legge le ore e i giorni dell'anno in cui si può pregare e digiunare; ma ingerenza sarebbe anche se pretendesse che il datore di lavoro sia indifferente alla qualità della prestazione d'opera.

Lo Stato può solo dare una mano operando perché la collettività comprenda meglio le ragioni di certi precetti religiosi (in fin dei conti anche i cattolici praticanti digiunano, e anche gli ebrei osservanti non lavorano al sabato); e tendendo una rete di protezione sociale perchè lavoratori e datori di lavoro possano trovare tra di loro accordi in loco e soluzioni caso per caso.

Questo, almeno è ciò che penso. E potrei sbagliarmi, perché in materie come queste è davvero difficile distinguere il giusto dall'ingiusto. Ciò di cui sono sicuro è che una società multirazziale non ha tra i suoi doveri di ospitalità quello di modificare i propri standard di sicurezza e di efficienza, o la propria organizzazione sociale, o i propri tempi di lavoro.

 

 
[28-08-2009]