MORO PER SEMPRE - PERCHE’ L’ITALIA NON HA MAI CHIESTO L’ESTRADIZIONE DELL'EX BR LOJACONO? DOPO 20 ANNI UNO DEGLI AUTORI DELLA STRAGE DI VIA FANI ROMPE IL SILENZIO: "ACCETTEREI L'ERGASTOLO IN SVIZZERA, MA HO SCONTATO LE MIE CONDANNE. E L'ITALIA NON HA MAI CHIESTO LA MIA ESTRADIZIONE" - IL FIGLIO DEL CAPOSCORTA DI MORO: "VENGA QUI O TACCIA. MA FORSE HA RAGIONE A DIRE CHE LO STATO HA AVUTO PAURA DI CERTE VERITÀ. IO ASPETTO CHE LUI E GLI ALTRI MARCISCANO IN GALERA". LA LETTERA INEDITA DEL BRIGATISTA ALLA COMMISSIONE FIORONI

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CONCETTO VECCHIO per repubblica.it

 

lojacono lojacono

Dopo un silenzio durato quasi vent'anni torna a farsi vivo con un'intervista a "Ticinoonline/20 minuti" l'ex brigatista Alvaro Lojacono, 63 anni, uno dei condannati per il caso Moro, il cui nome è tornato in auge dopo l'arresto di Cesare Battisti. Lojacono non ha scontato la pena in Italia per l'agguato di via Fani, né ha mai speso parole di pentimento o di compassione per le vittime. Anzi, ha sempre lamentato "la logica di vendetta" con cui lo Stato italiano ha combattuto il terrorismo.

 

Dice ora al sito ticinese: se l'Italia presentasse una richiesta di exequatur per tutte le condanne che ho accumulato, con la garanzia di non procedere più per gli stessi fatti, "l'accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda".

Sta dicendo che accetterebbe l'ergastolo che un giudice svizzero, secondo le sentenze italiane, le dovrebbe infliggere?, gli chiede il giornalista: "Sì", risponde Lojacono.

 

via fani agguato via fani agguato

 

Ma Alvaro Lojacono potrebbe tornare in carcere, in Svizzera? Qui c'infiliamo in un ginepraio giuridico. Le autorità svizzere, infatti, lo hanno già condannato all'ergastolo per la sua militanza nelle Brigate Rosse. La pena fu poi ridotta a 17 anni, che l'ex terrorista ha finito di scontare il 7 giugno 2005. Nel frattempo, tra l'altro, è diventato cittadino svizzero ed ha assunto il cognome della madre, Baragiola.

 

L'Italia, sostiene ora Lojacono, non ha mai presentato una richiesta di estradizione. Ma ha presentato una richiesta di exequatur, cioè l'esecuzione in Svizzera delle condanne ricevute in Italia, ma riguardava solo la sentenza del processo Moro 4, invece del cumulo di tutte le pene fin qui accumulate. Lojacono è stato condannato anche per il delitto di Mikis Mantakas, l'attivista di destra greco ucciso a Roma nel febbraio 1975: all'epoca aveva 19 anni. La richiesta del governo italiano, che è del 2006, non garantiva che, una volta eseguita la pena in Svizzera, il paese richiedente l'avrebbe ugualmente riconosciuta come scontata. Per questo le autorità elvetiche la rigettarono il 30 settembre 2011.

lojacono omicidio mantakas lojacono omicidio mantakas

 

"L'Italia non ha mai chiesto la mia estradizione alla Svizzera (il fatto è accertato dalla sentenza del Tribunale federale del 9 aprile 1991) e una consegna all'Italia, come la richiede la Lega dei Ticinesi, equivarrebbe a una deportazione alla boliviana, che la Confederazione non prevede".

 

In una lettera riservata, e finora inedita, inviata nel novembre 2015 all'ultima Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, presieduta da Giuseppe Fioroni, Alvaro Lojacono ricostruisce così la sua vicenda di terrorista: venne arrestato la prima volta l'8 giugno 1988, a Lugano, dieci anni dopo il delitto Moro. Era stato il memoriale Morucci a disvelare il suo ruolo nel sequestro dello statista dc. Rimase in carcere in Ticino per undici anni. Nel maggio 2000, in libertà condizionale, venne arrestato una seconda volta, in Francia, sulla base delle sentenze definitive in Italia. Dopo quattro mesi e dieci giorni venne scarcerato.

 

Quindi sul suo capo gravano doppie condanne per gli stessi fatti: italiane e svizzere. Solo che per la legge svizzera Lojacono non ha più pendenze. E' un uomo libero. Lo ricordava lui stesso nella lettera alla Commissione Moro: "Io ho dunque scontato interamente una lunga pena, senza avere usufruito di privilegio alcuno".

 

AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO

Ai commissari che chiedevano di sentirlo, nella lettera aveva motivato così il suo rifiuto. "Non è emerso negli ultimi 15 anni un solo segnale di parte italiana che indicasse un'attitudine diversa dalla volontà di punire il più possibile, perseguire ad ogni costo, vendicare le vittime o mostrare fermezza. La via scelta dalle vostre istituzioni non è quella della riconciliazione. La politica della fermezza, iniziata proprio in reazione al sequestro Moro, non si è mai esaurita".

 

via fani archivio alberto coppo via fani archivio alberto coppo

Nell'intervista al sito ticinese ora Lojacono dice che ogni volta che i media rilanciano il suo nome riceve "insulti e minacce": "Non vedo perché parlare con chi mi considera ancora oggi terrorista e nemico pubblico. Che non sono". "C'è stata una 'linea della fermezza' lanciata dal Pci al tempo del sequestro Moro - dice Lojacono - , continuata poi con le leggi d'emergenza e con la politica della vendetta, che in questi giorni ha raggiunto livelli impensabili con l'esibizione del detenuto-trofeo. Una catena che neppure la commissione parlamentare ha voluto interrompere, lasciando la verità nella palude del sospetto".

 

VIA FANI VIA FANI

Resta da capire perché abbia deciso di rompere un silenzio con i media che durava da quasi due decenni, ma intanto le sue parole sono state commentate subito da Giuseppe Fioroni, presidente dell'ultima Commissione d'inchiesta sul Caso Moro e da Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il capo della scorta di Aldo Moro, che fu ucciso in via Fani il 16 marzo 1978 con gli agenti Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Domenico Ricci dal commando brigatista di cui faceva parte anche Lojacono.

 

BRIGATE ROSSE ALVARO LOJACONO BRIGATE ROSSE ALVARO LOJACONO

"Sono senza parole - dice Leonardi all'Adnkronos - . Lojacono venisse in Italia, se vuole scontare davvero la sua pena. E se no se ne resti in Svizzera come fa da quarant'anni e ci lasci in pace. Io sono quarant'anni che sconto il mio ergastolo, a me hanno tolto un padre che avevo 20 anni. Con che diritto?  A Lojacono e a tanti altri, Casimirri in testa, dico che è finita la pacchia", aggiunge Leonardi, secondo cui l'arresto di Cesare Battisti in Bolivia dimostra che per catturare i terroristi latitanti "basta la volontà". "E sono 40 anni che lo Stato non ha alcuna volontà - accusa il figlio del caposcorta di Moro - .  Ce ne fosse uno che sta in galera, nonostante abbiano cinque, sei ergastoli per uno... Forse Lojacono ha ragione, lo Stato ha paura - ragiona Leonardi - perché questo è il problema, tutta questa gente sa verità indicibili... Ma io dico dopo 40 anni che cosa c'è da aver paura?. Ora vorrei che finalmente le parole fossero trasformate in fatti - conclude Leonardi - . Di politici in tv con la divisa ne ho le scatole piene... Se davvero sono in grado, tanto di cappello, ma agiscano, la pubblicità non mi interessa. Questi assassini li voglio vedere marcire in galera".

aldo moro aldo moro

 

Giuseppe Fioroni, dal canto suo, respinge seccamente le parole di Lojacono sul fatto che la commissione d'inchiesta si sarebbe "dedicata alla ricerca di complotti": "E' ora di farla finita . dice Fioroni - : il Parlamento ha approvato all'unanimità una relazione su fatti e prove certe, senza nessun complotto o interpretazione stravagante. E' sempre più chiaro che la verità su Moro sia stata circoscritta in un campo di verità dicibili, attribuendo a pochi le responsabilità di tanti". Con Lojacono, ricorda Fioroni, "noi eravamo disponibili anche a una rogatoria, ad andare noi in Svizzera, queste verità poteva dirle da lì. Non c'era bisogno di farsi riarrestare per parlare. Con lui abbiamo avuto uno scambio epistolare e ci rispose che non intendeva rispondere alle domande perché, come risulta dagli atti, aveva scontato la sua pena con la giustizia elvetica".

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