NO GLOBAL PICCHIATI: NON DALLA POLIZIA BENSì DA ALCUNI CLIENTI DI UN NEGOZIO BENETTON - SUCCEDE CHE I NOSTRI EROI HANNO L'IDEA POLITICAMENTE STRAORDINARIA DI IMBRATTARE IL NEGOZIO CON LA VERNICE - E CHI SI BECCA LA SECCHIATA? UNA BAMBINA NEL PASSEGGINO...
1 - G8, IERI A ROMA UN'ALTRA GIORNATA DI TRAFFICO E BLITZ...
Luca Brugnara e Marco De Risi per "Il Messaggero"
... Anche ieri i romani hanno vissuto la loro giornata di passione tra blitz dei NoG8, blocchi per la sicurezza dovuti al passaggio delle varie delegazioni e traffico in tilt. Si è cominciato da piazza di Spagna, verso le 11, dove sono dovuti intervenire i carabinieri per identificare un gruppo di giovani che sulla scalinata aveva esposto un grosso striscione contro il G8.
L'episodio più rilevante è quello avvenuto via Magna Grecia, a San Giovanni, dove un gruppo di manifestanti del gruppo "V-Strategy" ha fatto irruzione, verso le 13, in un noto negozio di abbigliamento imbrattando il locale con la vernice.
no global
Una bambina che era nel passeggino è stata sporcata, alcuni clienti hanno reagito e c'è stata una colluttazione con i manifestanti. E' intervenuta la polizia che, dopo avere ascoltato alcune testimonianze, ha fermato anche due fotoreporter (uno di un'agenzia e un altro di un quotidiano) denunciandoli per avere favorito la fuga dei manifestanti...
2 - PSICOPATOLOGIA DEL NO GLOBAL PER MESTIERE...
Michele Brambilla per "Il Giornale"
C'è da chiedersi perché continuiamo a interpellare politologi e sociologi per cercare di «comprendere le ragioni» dei contestatori in servizio effettivo e permanente, quando sarebbe più adatto un buon psicologo, o meglio ancora un buon psichiatra.
Costoro, i professionisti della protesta, scendono in campo ad ogni G8, e c'è da capirli: i G8 sono le loro Olimpiadi. Ma sottotraccia sono sempre presenti: per denunciare chiunque detenga un potere (cattivo per definizione); per gridare che la democrazia è in pericolo; per sottolineare lo squilibrio fra ricchi e poveri; per esecrare un terremoto; per stigmatizzare un'alluvione. Per loro c'è sempre «un colpevole» in tutto, dalle crisi alle calamità naturali ai loro insuccessi privati.
La psicopatologia del contestatore può essere analizzata passando attraverso alcune chiavi di lettura. La prima è quella del linguaggio.
Il contestatore non pensa prima di parlare: va in automatico. Ripete slogan e frasi fatte che si possono rimescolare come il cubo di Rubik ottenendo sempre il risultato di non ottenere alcun risultato. Per esempio a questo G8 il «manifesto della protesta» annuncia «una dinamica di blocco della circolazione e della mobilità che, combinando pratiche creative e intelligentemente radicali, rivolga la nostra degna rabbia a ostacolare la funzionalità della celebrazione dei potenti della Terra e della loro bancarotta». Sembra un monologo di Verdone e invece è pubblicata sul sito di Indymedia. Ad Ancona, per dire, hanno spiegato che ci sarà «una giornata senza frontiere per liberare il porto dalle barriere e dalle gabbie dove si infrangono quei desideri di libertà e dignità che vengono dal mare». La parola d'ordine per tutti è «essere imprevedibili per vincere la repressione». Cioè, un sacco impegnati, questi ragazzi.
blitz no global in un negozio a san giovanni
Secondo indizio che suggeriamo allo psichiatra che avrà la bontà di esaminare il caso: l'essere sempre «contro» senza mai proporre soluzioni ai problemi che denunciano. Al Forum dell'altro ieri, per esempio, c'erano quelli «contro» la discarica di Chiaiano, quelli «contro» l'allargamento della base Dal Molin, quelli «contro» la Tav, e tutti naturalmente «contro» il G8, che è «illegittimo, l'espressione politica dello sfruttamento e del profitto».
Sono «contro» anche l'immancabile «globalizzazione», un termine che ormai non si capisce più che cosa voglia dire, e infatti debbono averlo intuito perfino loro, visto che Luca Casarini, ex portavoce del «movimento» (altro termine frusto) ha detto ieri che non si riconosce più nel termine «no global» ma nella dicitura «un altro mondo è possibile». Quale mondo? Boh. Casarini cerca di articolare una piattaforma: «Le richieste sono le stesse: democrazia, partecipazione, consenso dal basso». Di nuovo boh. Qual è l'idea di modifica dell'attuale democrazia? Proposte zero. Almeno le Brigate rosse una visione della società l'avevano.
SCONTRI DEI NO GLOBAL A STRASBURGOTerzo sintomo psichiatrico: la voglia di menare le mani. Sul web corre il tam tam della guerriglia urbana, si informa «sulle cariche e la caccia all'uomo degli sbirri», si indicano «gli obiettivi sensibili». Su Ticker, un rullo di notizie aperto da Indymedia, si forniscono informazioni dettagliate: «Blindati circondano la stazione Termini, evitare di circolare da soli»; in piazza vengono distribuiti «vademecum anti repressione», consigli su cosa fare «se la polizia ti ferma per strada». Ad esempio, se ti rincorrono «corri e cerca di stare in gruppi di sesso misto». Vengono distribuiti anche numeri di telefono per l'assistenza legale. Che suggerire allo strizzacervelli? Che i casi sono due: o questi poveretti credono di vivere in Iran o nel Xinjiang, oppure stanno solo giocando alla guerra ed è un peccato che scomodino tanta forza pubblica quando potrebbero sfogarsi con un Risiko o una battaglia navale.
Quarto psico-sintomo: la singolare scopiazzatura dall'odiato mondo borghese di ruoli, cariche e gradi da appuntarsi sulla giubba. Ad esempio: ormai basta che cinque universitari si mettano insieme perché all'interno del gruppo venga nominato «un portavoce».
Infine il vittimismo: «Abbiamo nemici potenti che ci mettono anche in galera», ha detto Casarini; gli ha fatto eco Lele Rizzo del centro sociale Askatasuna di Torino: «In questi giorni è la galera il modo usato per reprimere il dissenso e intimorire il movimento». Queste frasi forse fanno parte più di quel fingere di essere in guerra.
SCONTRI DEI NO GLOBAL A STRASBURGO
Invece, il pensare che ci sia sempre qualcuno che te l'ha messo in quel posto è probabilmente il vero denominatore comune dei professionisti della protesta. Un vittimismo che ti permette di scaricare sugli altri quel che non sei capace di fare. Se mai un giorno si decidesse ad andare a lavorare, il professionista della protesta diventerà un perfetto «mobbizzato», figura ideata ad hoc dalla nostra società di geni incompresi. Costretto a far le fotocopie dal capufficio fascista, il mobbizzato potrà sempre consolarsi raccontando ai colleghi di quando combatteva il G8. Il suo quarto d'ora di gloria.
3 - ROMPONO IL CASSONETTO...
Filippo Facci per "Il Giornale"
Nessuno sa dire in definitiva chi siano i black bloc o i no global, se si equivalgano, se esista un'idea, una proposta, una sigla, un leader, un portavoce, un'organizzazione che vada oltre al rovesciare cassonetti della spazzatura da diec'anni. Lo spiega bene Michele Brambilla qui sopra. Poi c'è la globalizzazione, ma anche qui: non è chiaro ancora che cosa sia, e non lo si dice per gusto del paradosso. Mediando tra ogni definizione, infatti, resta l'idea che la globalizzazione sia solo la progressiva estensione a livello mondiale (globale) di processi che erano già in corso da decenni a livello locale.
Prendete l'Italia e immaginate i poli produttivi per cui i filati si facevano nella tal zona, le auto nell'altra, i mobili nell'altra ancora; prendete poi le conseguenze soprattutto delle fasi iniziali e di trasformazione: scompensi di mercato, morte di artigianati locali e vendite al dettaglio, nuove ricchezze e povertà, nuovi status sociali, nuovi scenari. Accade lo stesso a livello mondiale, ma con regole che però cambiano da Paese a Paese: ecco perché i diritti umani e sindacali fanno parte del problema. Diec'anni fa ne delirava Naomi Klein e quelli là rovesciavano cassonetti. Da altrettanti ne scrive il ministro Giulio Tremonti, noto black bloc, e quelli là rovesciano cassonetti. A livello mondiale cerca di occuparsene persino il G8. E quelli là.







