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Processo breve, guerra lunga - Il vertice di ieri è stato l’inizio di una nuova stagione politica. All’insegna del ‘non ce n’è più per nessuno’ e delle leggi ‘ad berlusconem’, in primis la non-giustizia per sé e il federalismo per bossi – e che farà fini davanti al voto di fiducia, dopo aver tanto tuonato di “dossieraggio e killeraggio”? Per salvare la poltrona abbasserà il capino e il banana continuare a governare come cazzo gli pare (del resto, già al voto su verdini, i prodi di fini si erano astenuti)…

Sara Nicoli per Il Fatto

Gianni Letta è uscito da palazzo Grazioli due ore prima della fine del vertice. Ed è stato il segnale che i falchi avevano preso il sopravvento, che ogni mediazione poteva dirsi definitivamente interrotta. "Credo che, a questo punto, di me si possa fare anche a meno" avrebbe detto l'uomo che dal ‘94 ad oggi è stato l'artefice delle grandi conciliazioni.

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Stavolta, però, non ce n'è più per nessuno. Il Cavaliere ha deciso di partire per la sua ultima guerra. Contro Fini e i finiani, ai quali chiederà una resa senza condizioni. E contro i suoi "fantasmi" di sempre, i magistrati e la giustizia. Stavolta non vuole indulgere ulteriormente. È stufo di quelle "minoranze militanti della magistratura". Forse non ha più nulla da perdere. O, almeno, dà l'impressione di essere pronto alle partite più feroci pur di mantenere il potere. Il vertice di ieri è l'inizio di una nuova stagione politica. All'insegna del tutto per tutto e delle leggi buone solo per se stesso. Democrazia a parte.

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Il piano del Cavaliere non fa sconti. E parte dalla giustizia, si snoda attraverso fisco, federalismo e mezzogiorno, dieci pagine per cinque punti perché alla fine La Russa ha avuto la meglio ed è stata inserita anche la partita della sicurezza e dell'immigrazione. La morale è senza via di fuga per avversari ed ex alleati: "Se non c'è la fiducia si va a votare entro dicembre; no al governo degli sconfitti".

Ma la vera partita ruota tutta intorno alla giustizia. "È sul processo breve - racconta uno dei partecipanti al summit di ieri - che si giocherà il futuro della legislatura. È lì che sarà misurata la vera forza dei finiani; se voteranno la fiducia sul pacchetto giustizia, saranno loro ad essere all'angolo.

Perché da quel momento in poi noi andremo avanti a botte di fiducia, su qualsiasi provvedimento". E per prima cosa il Cavaliere andrà avanti con ciò che più gli preme, processo breve e scudo per le alte cariche, sotto forma di Lodo Alfano bis in forma costituzionale senza dimenticare la riforma del Csm e una "una riforma complessiva della giustizia, sia civile che penale, il giusto processo, in cui sarà assicurata la parità tra accusa e difesa, proprio per assicurare l'applicazione del disposto costituzionale sulla ragionevole durata del processo".

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"Non si tratta - ha sostenuto Berlusconi - del processo breve, ma del processo in tempi ragionevoli"; il solito modo di confondere le idee lasciando intatta la sostanza del disastro incombente. Che nasce da una precisa strategia, quella di imporre il proprio volere attraverso una mitragliata di richieste di fiducia che, di fatto, mettono i finiani in una posizione assai scomoda. Come preconizzato dal premier, Fini non potrà che votare la fiducia, altrimenti sarà lui a far cadere il governo.


E, a quel punto, saranno le urne sotto l'egida di una "Lega e Pdl che insieme avrebbero più del 50% - ha sostenuto il Cavaliere - se si andasse a votare a dicembre". A parere di chi era presente al vertice, il Cavaliere vuole distruggere Fini; se non otterrà le sue dimissioni perché colpito da nuove e più "pesanti rivelazioni" dicono i berluscones, che non potrebbero "che indurlo a fare un passo indietro", il premier punterà tutto sul logoramento del suo gruppo.

Che fino ad oggi è stato sostenuto da Napolitano, ma "se il Capo dello Stato - è ancora uno dei partecipanti al vertice a proporre questa analisi - dovrà alla fine scegliere tra il sostegno al presidente della Camera e il ricorso anticipato alle urne, di certo mollerà Fini per la sua strada". Un quadro a tinte fosche che fa presagire un inizio di legislatura simile ad una guerra di trincea.

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Dove, per altro, i colonnelli si sono voluti garantire un loro, quasi personale, terreno di scontro e di lotta politica. La Russa e Gasparri saranno gli uomini di "immigrazione e sicurezza" dove, sul primo fronte, si continuerà con i respingimenti agli sbarchi. E chissà quant'altro verrà studiato sul fronte dell'ordine e della sicurezza pubblica.

"Berlusconi - dice Di Pietro - finalmente getta la maschera e dice in realtà che cosa vuole: una giustizia a suo uso e consumo, un fisco che assicura impunità agli evasori e un politica economica solo a favore della cricca piduista di cui fa parte". Dal '94 ad oggi non è cambiato davvero nulla.

 

 
[21-08-2010]